Città Celeste archivio2014 Baiocchini (SkySport): "Keita arrabbiato per l'esclusione"
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Baiocchini (SkySport): "Keita arrabbiato per l'esclusione"

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Di Manuele Baiocchini per Goal.com ROMA - Ore 22:53, Lazio-Udinese è finita da una ventina di minuti appena eKeita, dopo una doccia lampo, sbuca dallo spogliatoio a tempo di record. Imbocca a passo svelto il tunnel che porta all'esterno dello stadio Olimpico per non dare troppo nell'occhio. Testa bassa, sguardo…

Di Manuele Baiocchini per Goal.com

ROMA - Ore 22:53, Lazio-Udinese è finita da una ventina di minuti appena eKeita, dopo una doccia lampo, sbuca dallo spogliatoio a tempo di record. Imbocca a passo svelto il tunnel che porta all'esterno dello stadio Olimpico per non dare troppo nell'occhio. Testa bassa, sguardo cupo, vestito di nero dalla testa ai piedi. Cupo come il suo stato d'animo. Per una sconfitta che brucia tanto, ma forse ancor di più, per la sua seconda panchina consecutiva. Un po' di "mal di pancia" inizia a sentirlo. Aveva iniziato la stagione sotto i migliori auspici. Sempre titolare nelle amichevoli e anche nelle prime due di campionato. Male però contro il Milan, benino nella seconda di campionato contro il Cesena ma lui stesso era consapevole di poter dare di più. Poi Pioli gli ha preferito Felipe Anderson. E se la panchina contro il Genoa l'aveva presa a cuor leggero per le comprensibili logiche del turn over, quella di ieri contro l'Udinese gli è rimasta piuttosto indigesta. Pensava di essere rilanciato titolare, sperava di giocare dal primo minuto e invece l'allenatore ha continuato a puntare sul brasiliano. Perchè a Genova Anderson aveva fatto molto bene e perchè probabilmente voleva dare a Keita anche un segnale forte: va in campo solo chi si allena al 100% durante la settimana e chi gioca per la squadra. E il ragazzo del '95, sotto questi aspetti, deve ancora migliorare. O meglio, deve avere il tempo di crescere, non ha nemmeno vent'anni e per trasformarsi da grande promessa a stella della Lazio, il percorso non è così semplice.

Pioli ne è consapevole. Conosce bene le qualità del ragazzo che reputa straordinarie ma al tempo stesso sa che per tirarle fuori, a volte dovrà prendere decisioni anche non condivisibili da tutti. Perchè lasciare Keita in panchina anche per due partite consecutive, può far bene e contribuire alla crescita del ragazzo. Può stimolarlo, spronarlo a non fermarsi dov'è arrivato perchè ora è soltanto un ottimo attaccante ma per le potenzialità che ha, può diventate un vero e proprio crack.

Lo sanno bene anche gli allenatori avversari che lo rispettano e lo temono. Ieri quando Pioli ha deciso di mandarlo in campo nel finale, Dejan Stankovic (adesso vice allenatore dell'Udinese), ha guardato Stramaccioni e gli ha detto "occhio mister guarda chi entra...". Strama, di tutta risposta, ha chiesto immediatamente a Badu di scalare in difesa. Pochi istanti più tardi, all'ennesimo dribbling ubriacante del talento spagnolo sul centrocampista ghanese, lo stesso Stramaccioni preoccupato di essere infilato da quella parte ha chiesto il raddoppio costante in marcatura su Keita perchè "nemmeno lui - parole sue - sa dove va a finire quando ha la palla tra i piedi". Come a dire che Badu faceva fatica a capire i movimenti del laziale e veniva saltato automaticamente.

Quindi è chiaro che Pioli lo rilancerà. Magari già contro il Palermo, perchè sa che Keita nella Lazio è il valore aggiunto. Però un classe '95 non può e non deve sentirsi arrivato. Nemmeno se in estate la Juventus, il PSG e soprattutto il Liverpool avrebbero sborsato fior di milioni per strapparlo ai biancocelesti. La società ha tenuto duro e il ragazzo ha puntato sulla Lazio per l'esplosione definitiva nel grande calcio, allungando e adeguando il suo contratto fino al 2018 al termine della scorsa stagione. Adesso vorrebbe bruciare le tappe, il talento non gli manca, la voglia nemmeno, dovrà solo avere un po' di pazienza e metterci tutto l'impegno del mondo.