Di Manuele Baiocchini - per Goal.com Delle nove partite in campionato e degli 810 minuti a disposizione (senza contare i recuperi), Klose ne ha giocati soltanto 232. Praticamente un terzo rispetto a Djordjevic, che grazie al brillante inizio di stagione ha direttamente spedito il panchina il campione del mondo. Si…

Di Manuele Baiocchini - per Goal.com

Delle nove partite in campionato e degli 810 minuti a disposizione (senza contare i recuperi), Klose ne ha giocati soltanto 232. Praticamente un terzo rispetto a Djordjevic, che grazie al brillante inizio di stagione ha direttamente spedito il panchina il campione del mondo. Si tratta di una situazione scomoda ma che il tedesco in parte si aspettava e aveva messo in preventivo. A 36 anni non è più giovanissimo e in estate, quando aveva deciso di rinnovare fino al 2016 il suo contratto con la Lazio, aveva capito e assimilato l’idea di poter anche essere il “dodicesimo di lusso”. Anche perché la società gli aveva chiesto di essere decisivo per la squadra, prima con i goal e poi con il suo atteggiamento da leader nello spogliatoio. Cosa che Klose sta facendo con serietà e dedizione.

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E’ anche vero però che un attaccante con 306 goal in carriera tra club e nazionale alle spalle, possa e debba avere l’orgoglio di chi vuole o vorrebbe essere sempre in campo a trascinare i compagni, piuttosto che farlo dalla panchina. Ecco perché ieri, pur senza dire una parola, ha storto il naso quando Pioli gli ha chiesto di entrare negli ultimi tre minuti della partita contro il Verona. Non era la prima volta. Anche a Firenze l’allenatore aveva aspettato il minuto 89 per chiedergli di fare il suo ingresso in campo. Klose sta tenendo tutto dentro da professionista vero, però magari preferirebbe un trattamento diverso da parte dell’allenatore. O quantomeno evitare di entrare altre volte a ridosso del 90’, perché giocando una manciata di minuti in più, sa di poter essere ancora decisivo come successo contro il Torino.

Per lui è una situazione nuova e alla quale deve ancora abituarsi, ma come tutti i cambiamenti della vita, o in questo caso della carriera, se fatti gradualmente, possono essere assorbiti nella maniera più naturale.
Pioli questo probabilmente ieri l’ha capito. Conosce la professionalità ma anche l’orgoglio del tedesco. Per questo, contro il Cagliari lunedì nel posticipo di campionato, dovrebbe rilanciarlo da titolare. In questa stagione è successo soltanto una volta (nella sconfitta all’Olimpico contro l’Udinese) e Klose ha ancora voglia di ribaltare le gerarchie, soprattutto dopo la serata non entusiasmante di Djordjevic al Bentegodi.

Finora “Mito”, come lo chiamano i tifosi della Lazio, non aveva mai preso in considerazione le sirene del Kaiserslautern, il club che lo lanciò nel grande calcio e che vorrebbe riportarlo in Germania. Aveva sempre rispedito al mittente qualsiasi proposta economica. Ma se alla Lazio non dovesse riuscire a ritagliarsi il giusto spazio, a gennaio potrebbe anche ripensare quella scelta. Dipende da Pioli, o meglio, dipende da Klose che vorrebbe provare a convincere l’allenatore di essere ancora un titolare o almeno un giocatore in grado di giocare più dei pochi minuti che gli sono stati concessi contro Verona e Fiorentina.

Intanto contro il Cagliari sarà emergenza sulla fascia destra. Basta ancora non ha completamente recuperato dopo lo stiramento al polpaccio. Stamattina ha ripreso a correre ma non è pronto per tornare in campionato. Cavanda è squalificato. Sarà ballottaggio tra Pereirinha e Konko che però anche in giornata ha continuato a lavorare a parte a causa di un problema articolare.

Saranno certamente a disposizione invece Cana, Mauri e quel Cataldi che Zeman ha corteggiato a lungo durante l’estate. Il presidente dei sardi Giulini aveva provato a prenderlo nell’ambito dell’affare che avrebbe dovuto portare Astori in biancoceleste ma poi il difensore finì alla Roma e i rapporti tra le due società si sono raffreddati al punto da diventare praticamente gelidi. Adesso Zeman potrebbe trovarselo avversario, anche se probabilmente a partita in corso. All’inizio il boemo dovrà preoccuparsi principalmente di Klose e della sua voglia di tornare protagonista.

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