ROMA Un motorino inesauribile. Uno che sul campo non mollava mai e dava l’anima. L’ha fatto con la maglia del Milan, ma anche con le casacche di Lazio e Fiorentina. Con i rossoneri Cristian Brocchi ha vinto tutto, ma anche nei suoi cinque anni in biancoceleste si è tolto la…
ROMA Un motorino inesauribile. Uno che sul campo non mollava mai e dava l’anima. L’ha fatto con la maglia del Milan, ma anche con le casacche di Lazio e Fiorentina. Con i rossoneri Cristian Brocchi ha vinto tutto, ma anche nei suoi cinque anni in biancoceleste si è tolto la soddisfazione di conquistare trofei importanti come due coppe Italia e una Supercoppa. «Il Milan è la mia famiglia, ma lo è anche la Lazio, lì ho lasciato un pezzo del mio cuore», ricorda l’ex mediano ora allenatore della Primavera del Milan.
SAPORE D’EUROPA
Al Franchi domenica prossima si affrontano Fiorentina e Lazio, una sfida particolare per Cristian. «A Firenze sono stato solo un anno ed ho un ottimo ricordo, tanto che conquistammo il quarto posto e la Champions League beffando la Roma, ma tra qualche giorno sarà tutt’altra storia, una partita apertissima a qualsiasi risultato». Per Brocchi i viola e i biancocelesti ancora non hanno espresso le loro potenzialità: «Sono due squadre che si assomigliano molto, con due allenatori molto bravi che sanno lavorare con i giocatori e sanno esattamente dove vogliono arrivare. Hanno dato un’identità di gioco e si vede chiaramente. Per me le due squadre possono tranquillamente lottare per un posto in Champions e non sono affatto matto».
SQUADRA SOTTOVALUTATA
Chi si dovesse fermare domenica non sarà tagliato fuori dalla lotta per l’Europa che conta: «Assolutamente no, anche se dipende da come perdi. Juve e Roma hanno qualcosa in più, ma subito dietro ci sono Napoli, Fiorentina, Lazio e Milan a giocarsi il terzo posto». Per Brocchi i biancocelesti potrebbero rappresentare la vera sorpresa della stagione: «Ai miei ex compagni non manca nulla per fare bene. Ho ancora negli occhi la Lazio di Genova, bellissima. Se sai giocare così puoi andare molto lontano e Pioli da questo punto di vista è stato bravissimo, sta spingendo su un certo tipo di mentalità. Parolo è stato un ottimo innesto e anche Djordjevic, peccato per Gentiletti, si vede che è un leader e gran giocatore, ma i difensori non mancano, c’è Stefan (Radu ndC) che conosco bene e lui può fare il centrale e chi sostiene che non lo vuole fare, dice una stupidaggine. Per me la Lazio è stata costruita bene, si deve migliorare ancora qualcosina sul campo, ma la strada intrapresa è perfetta». Sui giovani talenti, Cristian non ha dubbi: «Caso Keita? Baggianate, lui è un ragazzo d’oro, talento straordinario, sarà un grande, ma il posto bisogna sudarselo durante la settimana, nessuno te lo regala». Dal presente al passato e a un addio forzato, con quell’entrataccia di Matuzalem a Genova che gli ha quasi spezzato il piede e l’ha costretto a terminare la carriera. «Se ho fatto pace con lui? Non l’ho più incrociato ma non ho né rabbia né rancore, lo stimo molto. Sono state messe in giro voci secondo le quali che quel fallo fosse per qualche screzio passato, ma non è così. Con lui ho avuto qualche problema un anno e mezzo prima a causa di un compagno che andava a dire in giro che io avevo fatto pressione su Reja per non farlo giocare, lui col tempo e con i dati di fatto capì che era una buffonata e ci chiarimmo». Chi si sta togliendo qualche rivincita è Mauri, partito in sordina e tra le riserve, ora titolare: «Ogni anno è così e io ne so qualcosa, Stefano ha qualità e carisma, alla fine la spunta sempre. Purtroppo a Roma più che da altre parti c’è il brutto vizio di farsi amico qualche giornalista che, in maniera sistematica, crea casi inesistenti. Era l’abitudine di qualche mio compagno…». L’ultima risposta è su un sogno, una battuta buttata lì e chissà mai. «Devo crescere ma sono ambizioso e il mio desiderio è allenare la Lazio». (Il Messaggero)
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