Cana un eroe nazionale! E oggi arriva Djordjevic...
ROMA - Era già un idolo, è diventato un eroe nazionale. Ci sono le foto. Lorik Cana mette a terra l’ultras serbo entrato in campo per tirare una sedia addosso a Balaj. «Era stato aggredito, dovevo difenderlo» ha raccontato il difensore della Lazio, capitano dell’Albania, accolta da cinquemila tifosi in delirio all’aeroporto di Tirana quasi all’alba. Una notte pazzesca, clacson e caroselli, tutti per la strada a festeggiare la nazionale del ct De Biasi e l’onore del Paese. Eroi perché capaci di difendere la bandiera e sfilarla dalle mani di Mitrovic e Gudelj, i serbi che avevano afferrato il drone telecomandato sopra al campo del Partizan. Quando il charter della nazionale è atterrato, mezz’ora dopo le tre, è stata festa grande. Poche ore di sonno e il rientro a Roma in tarda mattinata. Alle tre del pomeriggio Cana e Berisha erano già all’interno del centro sportivo di Formello, dove hanno trovato persino dei tifosi albanesi ad attenderli. Lorik si è ripresentato con graffi sul viso, qualche livido, una fasciatura sotto al ginocchio destro. E’ stato morso da quell’orco con cui si è rotolato sull’erba. «Siamo venuti a Belgrado per giocare a calcio ma siamo stati aggrediti dai tifosi serbi e quindi non volevamo tornare in campo». Valgono le dichiarazioni rese nella notte a Belgrado e veicolate attraverso i siti albanesi (tanjug.rs e mozzartsport.com). Cana, invece, ha preso le distanze dalle frasi circolate sui social. Non possiede account ufficiali. «Volevamo solo prendere la bandiera e tutto sarebbe tornato alla normalità, ma poi siamo stati aggrediti. Ho visto un tifoso serbo con una sedia che si scagliava contro i miei compagni, dovevo difenderli. Ho delle ferite sul viso, Xhaka ha il naso e gli occhi gonfi e doloranti. Il personale di sicurezza invece di proteggerci ci ha attaccato».
Nel tunnel. Non c’è stata rissa tra calciatori. Il problema è stato l’invasione di diversi tifosi serbi e l’atteggiamento rude degli steward e dei poliziotti che avrebbero dovuto garantire l’ordine. Invece, dicono i giocatori dell’Albania, sono stati aggrediti negli spogliatoi. Nel tunnel, un delirio. Calci e botte, in molti sono finiti per terra. Sono stati alcuni giocatori della Serbia ad aiutarli a raggiungere lo spogliatoio, dove sono rimasti chiusi dalle 21,30 all’una di notte. Aperte e perquisite le borse. La polizia andava a caccia del telecomando, ritenendo che il drone fosse stato azionato da qualcuno della delegazione albanese. In realtà non hanno trovato niente. Restano i lividi. «I delegati Uefa hanno visto quello che è successo, ci hanno chiesto di giocare senza spettatori, ma non ce la siamo sentita» ha raccontato Cana.
Rispetto. L’Albania non voleva rientrare in campo. Lorik ha parlato a lungo con l’ex laziale Kolarov e ha ringraziato Ivanovic, capitano serbo. «E’ stato un uomo vero, ha accettato la nostra decisione e prima della partita è venuto da noi per dirci che era solo calcio. Vedremo se la giustizia prevarrà. Il calcio è stato creato come un gioco per divertirsi, non per assistere a scene simili». Ieri ha visto Dusan Basta, infortunato e non convocato dal ct Advocaat. Questa mattina riabbraccerà Djordjevic, rientrato ieri sera a Fiumicino con Tare. «Tra noi della Lazio mai stati problemi» ha fatto sapere Cana. Anche Berisha è intervenuto per dividere. «L’atmosfera a Belgrado era quella di una guerra. Sapevamo che tutta la nazione ci stava seguendo. Abbiamo combattuto per loro». Nenad Tomovic, difensore serbo della Fiorentina, era in panchina con Djordjevic. Ieri ha parlato attraverso il sito del club viola, spiegando perché Mitrovic e Gudelj fossero intervenuti. «I fatti sono deprecabili. Io e gli altri compagni in panchina, ci siamo accorti subito che quella bandiera andava fatta sparire in fretta per evitare il rischio di un’invasione dei nostri tifosi. E il mio unico intento è stato cercare di riportare la calma. Abbiamo aiutato qualche giocatore dell’Albania a rientrare negli spogliatoi». Notte di paura. E poteva finire peggio. (Corriere dello sport)
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