"ROMA - Ieri sono riuscito a fare il tifo per la #Roma oggi si tifa #juve non mi riconosco più. #forzaitalia @ChampionsLeague #AtleticoJuve". Così cinguettò Nesta: da lì, il caos. Tanti tifosi biancocelesti - come noto - hanno scatenato la loro ira su social e forum dopo che l'ex capitano…

"ROMA - Ieri sono riuscito a fare il tifo per la #Roma oggi si tifa #juve non mi riconosco più. #forzaitalia @ChampionsLeague #AtleticoJuve". Così cinguettò Nesta: da lì, il caos. Tanti tifosi biancocelesti - come noto - hanno scatenato la loro ira su social e forum dopo che l'ex capitano della Lazio ha "osato" inserite nei suoi 140 caratteri la parola "Roma", nemica di sempre di un popolo intero. C'è chi non ci ha visto nessuna malizia e chi - la maggior parte - è invece rimasto scottato di quanto scritto da Sandro. Così come i tifosi, anche la stampa ha dato varie versioni e o analisi versioni di uno stesso fatto e su Laziopolis, Vincenzo Cerracchio ha espresso la sua opinione che poche ore fa, è stata "ritwittata" dallo stesso Nesta sul suo profilo ufficiale, come una sorta di risposta silenziosa a chi in questi giorni gli ha detto di tutto.

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Di seguito, l'articolo in questione (evidentemente) apprezzato da Nesta.

Siete mai stati innamorati? Pensateci, perché solo così potrete capire (non giustificare: nessuno in fondo lo chiede) il tweet di Alessandro Nesta che sembra aver sconvolto nel profondo l’animo di molti laziali. «Ieri sono riuscito a fare il tifo per la Roma, oggi si tifa Juve. Non mi riconosco più…», ha scritto il capitano dello scudetto sotto l’hashtag #forzaitalia. Politicamente scorretto anche in quest’ultima parola, si direbbe…se vogliamo rilassare gli animi.

Fate questa prova. Voi amate una persona, gli donate (ricambiati) una ventina d’anni della vostra vita, poi quella vi scarica, vi manda a rifarvi una vita altrove, vita anche ricca e felice per carità, ma di sicuro anche di rimpianti per il primo amore perduto. Beh, se rincontrerete quella persona, siete certi che davvero non vi scapperà una battuta, un’acidità d’animo, un moto di orgoglio ferito? Riuscireste a riabbracciarla senza rancore? Mai rancore, proprio mai?

Ecco, torniamo a Nesta, il capitano. Un brutto giorno di fine mercato, si vede cedere al Milan senza poter opporsi: gli dicono che solo col suo sacrificio la Lazio potrà salvarsi dal tracollo economico. Lui parte e sono lacrime vere. Lascia la famiglia iperlaziale (il padre non ha voluto mandarlo alla Roma da piccolo: non dimentichiamocelo), una fidanzata romana (e laziale) che poi sposerà, è accolto a Milano come un re e poco dopo torna all’Olimpico da avversario. Qui comincia una storia di ripicche senza fine: qualche gruppo di tifosi gli rimprovera di non aver gridato attraverso le interviste di rito tutto il proprio amore per la Lazio, anzi di averla ignorata. E allora tornate su a rileggervi il paragrafo sull’amore… Da lì una contestazione acerrima, con tanto di striscione («Al derby ci hai abbandonato, addio finto capitano») in ricordo di una macchia lontana (quanti derby ha perso Totti, eppure non risulta insultato dai suoi tifosi…). Fischi assordanti come neanche al peggior nemico. Lacrime ancora, stavolta solo di rabbia, al rientro negli spogliatoi di “casa sua”.

Ma secondo la logica tifosa il traditore va rinnegato. Figuriamoci. Nesta da allora non parlerà più di Lazio se non con gli amici più cari. Poi, a fine contratto col Milan (dove continuano a trattarlo come un idolo, guarda un po’), quando qualcuno ipotizza il grande ritorno, ecco che si alza Lotito, l’ultimo arrivato, che la Lazio rappresenta, a dire che lui di un giocatore finito non sa che farsene. Nesta continuerà a giocare ad alti livelli ma intanto è umiliato e liquidato un’altra volta da chi ama, senza che i suoi ex tifosi reagiscano. Comunque sia, parte dagli States per partecipare alla festa dei quarant’anni dallo scudetto, “Di padre in figlio”, lui che è stato figlio della Lazio e come tale viene riaccolto. Sandro è orgoglioso ma conciliante. A differenza di Paolo Di Canio, un altro innamorato pazzo, che infatti marcherà l’assenza perché è orgoglioso lo stesso ma assolutamente inconciliante. I laziali, nel frattempo, sognano Simeone e Mihajlovic per la panchina. Non ci sono petizioni per Nesta, che pure il tecnico delle giovanili, per esempio, potrebbe fare benissimo, per cominciare la nuova carriera…

Questa è la storia riassunta in un Bignami. Che forse un semplice tweet potrebbe seppellire. Un tweet ironico (per chi non lo sa leggere) in quel “Non mi riconosco più” finale, in quell’hashtag #forzaitalia che sa tanto di emigrante lontano, di esilio sia pur dorato, di desiderio di patria. Ma qualcuno ha già decretato il pollice verso: ha tifato Roma, al rogo al rogo. Molti si fanno ingannare dalle apparenze, un bacio alla maglia, il gesto del cuore sotto la curva, le lacrime pubbliche (vero Hernanes?): tradimenti già scritti. Mentre il vero amore spesso fa dire cose, fa fare cose, che hanno qualcosa di inconsulto, di impensabile, di doloroso. Non è da tutti comprenderlo.

Maledetti social, verrebbe da dire. Che trasformano quella che una volta era una battuta con gli amici nel desiderio irrefrenabile di gridarla al mondo. L’altra sera guardavo Palermo-Lazio e dopo 40 minuti di niente mi è venuto l’impulso di scrivere ironicamente: “Non disperate, nell’intervallo Pioli dirà ai suoi che possono anche tirare in porta…”. Conosco le leggi del calcio e mi sono trattenuto. Sapete com’è finita. Mi piace pensare che a Sandro sia solo scappata la battuta. Non per scatenare un pandemonio, tanto meno per ferire qualcuno. E lui potrà anche dire “Forza Roma” per l’eternità. Tanto non gli crederò mai. Anzi, spero, saremo in tanti a non credergli.

Cittaceleste.it

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