Città Celeste archivio2014 CARICAREJA - "Champions possibile, Pioli: credici!"
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CARICAREJA - "Champions possibile, Pioli: credici!"

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ROMA - S’è goduto il mare di Favignana, pedala in bicicletta ai confini con la Slovenia. Edy Reja è un fantastico giovanotto di 69 anni. Sabato, il giorno prima della Barcolana, s’è concesso una regata nel porto di Trieste. Il generale friulano era nell’equipaggio di Alessandro Rinaldi, lo skipper laziale…

ROMA - S’è goduto il mare di Favignana, pedala in bicicletta ai confini con la Slovenia. Edy Reja è un fantastico giovanotto di 69 anni. Sabato, il giorno prima della Barcolana, s’è concesso una regata nel porto di Trieste. Il generale friulano era nell’equipaggio di Alessandro Rinaldi, lo skipper laziale del Circolo Canottieri Aniene, e governava la randa. Secondo posto. Gli hanno fatto i complimenti. E il suo amico Thomas Kavcic, chef d’eccezione, lo aspetta al Castello Zemono di Vipava. Cene prelibate e un buon bicchiere di vino per cancellare la nostalgia del campo che spesso lo assale. Il tecnico di Gorizia è ancora ricercatissimo da qualche presidente di serie A, ma resiste. Lotito lo voleva tenere. Edy ha capito che alla Lazio serviva svoltare e gli ha suggerito Pioli. Ora, si può dire, è diventato un tifoso biancoceleste. Quattro mesi dopo un addio sofferto, ha accettato di tornare a parlare in esclusiva per il Corriere dello Sport-Stadio e ci ha raccontato tutto o quasi.


Buongiorno Reja. Ha nostalgia della panchina?
«Dopo cinquant’anni in campo non è facile, l’abitudine era quella, ogni tanto viene voglia di ritornare, manca l’adrenalina, ma ora conduco una vita serena, la cercavo».


Il suo nome è stato accostato al Palermo.
«Sono stato accostato a diverse squadre, di veramente concreto c’è poco. Solo voci».


Quanto manca la Lazio?
«Mi ero abituato a Roma, a Formello, ai rapporti, alle persone che mi hanno circondato di affetto. Un pochino manca. Ma il tempo passa, bisogna farsene una ragione».


Ci sono dei rimpianti per l’addio di giugno?
«E’ difficile dirlo, mi ero trovato bene, ho avuto tante manifestazioni di affetto anche all’interno della società, ci sono stati dei riconoscimenti. A parte i risultati, le cose dal punto di vista umano sono quelle che rimangono e fanno piacere».


I tifosi della Lazio stanno tornando all’Olimpico dopo qualche mese di lontananza.
«Ho vissuto la parte più difficile della storia recente della Lazio. Era un momento particolare, di tensione e di difficoltà senza precedenti. Vedere lo stadio vuoto non mi faceva piacere. Il rimpianto più grande è non essere arrivati in Europa. Avrei avuto l’entusiasmo per continuare. E sarebbe stato bello, considerando la rosa adeguata che è stata costruita».


Quando è andato via, la campagna acquisti era a buon punto.
«Come avevo detto, indipentemente dal risultato, Lotito voleva rifare la squadra. Le operazioni sono state mirate nei ruoli dove esistevano carenze o per aggiungere spessore alle qualità che c’erano. Gli obiettivi sono stati centrati. Servivano giocatori di livello, pronti a inserirsi, così è stato. De Vrij è l’unico giovane, ma ha già esperienza. Gli altri sono tutti affermati. Questo era il programma che avevamo stabilito con Tare e Lotito, gli accordi erano quelli, le promesse sono state mantenute».


Domenica si riparte con Fiorentina-Lazio.
«Montella ha vinto l’ultima 3-0 con l’Inter, ci sono stati alti e bassi nel rendimento, la Lazio li ha avuti nei risultati. Squadre in assestamento, normale se hai cambiato tanto. La Fiorentina sta ritrovando il passo dei vecchi tempi. La Lazio viene da due vittorie di fila, sarà sicuramente una partita piacevole da vedere, tutte e due le squadre cercano il risultato attraverso il gioco. Sono legato a ricordi piacevoli a Firenze, è un campo che ha portato spesso fortuna alla Lazio, ci sono state belle partite, prestazioni, vittorie meritate».


Meglio la Fiorentina o la Lazio?
«Alla Fiorentina manca Rossi e un pochino Gomez. Assenze importanti. Sta facendo ancora bene, negli ultimi anni spesso si è ritrovata ai vertici. Come società, erano cadute in basso e hanno avuto un percorso simile. Difficile dire chi oggi è meglio. Come struttura e qualità nella rosa, la Lazio mi sembra un gradino superiore ai viola».


E’ vero che Reja consigliò Pioli a Lotito. E cosa ne pensa del suo lavoro?
«Se n’era parlato con il presidente e con Tare. Il presidente mi disse: “E ora chi vado a prendere?“. Ci sono degli allenatori, gli risposi. Pioli era uno di quelli. Sta lavorando molto bene. Ha portato una filofosia di gioco, è uno bravo, lavora bene sul campo. Sul piano del gioco, anche se ha perso qualche partita, la Lazio ha una sua identità. Serve tempo per conoscere l’ambiente. E la Lazio non era nelle condizioni di sperimentare. Considerando anche l’ultimo periodo di Petkovic, ci voleva un italiano pronto a raccogliere la sfida. Sono un po’ più nazionalista. Pioli ha avuto un’annata sfortunata con il Bologna, ma prima è sempre andato bene, e poi è giovane. Giusto optare per questa soluzione».


Quali consigli darebbe a Pioli?
«Non penso abbia bisogno di consigli. Ho vissuto momenti particolari per varie situazioni a Roma. C’è tanta voglia di Lazio in giro, i tifosi stanno tornando. Gli dico di non dare retta a niente, di continuare con la sua filosofia di gioco e di lavoro, di non farsi condizionare, di non abbattersi in certi momenti che possono capitare a un allenatore, di avere fiducia nel gruppo, fatto di ottimi ragazzi sia sul piano tecnico che morale».


Reja è rimasto amico della Lazio. Sente ancora Lotito e Tare?
«Ci sentiamo qualche volta, siamo rimasti in ottimi rapporti, non potrebbe essere diversamente. E’ mancata solo una vittoria per centrare l’Europa, ma anche nella gestione precedente sono arrivati dei risultati importanti. Penso di aver valorizzato diversi giocatori. Nelle mie stagioni la Lazio ha sempre finito in attivo, portando a casa dei soldi e dei risultati. Mi riferisco anche ai giocatori che sono andati via. In fondo mi piacciono le sfide complicate. Lo dice un pochino la mia storia negli ultimi dieci anni tra Napoli e Lazio. Sono sempre andato dove bisognava ricostruire e servivano stimoli forti».


Lotito ormai è arrivato anche alla nazionale…
«Ha mille energie. Non so come fa. Ha la Salernitana, la Lazio, le sue imprese, ora l’impegno con la federazione. Lavora molto, dalla mattina alla sera. Fino a che ha energie, che le spendesse. Spero non si stanchi. Lui vorrebbe cambiare a livello di regole, bisogna fare delle innovazioni. E’ convintissimo di ristrutturare il sistema calcistico. Ha le capacità, la forza e una volontà di ferro. Quando dice una cosa, ci riesce e la porta sino in fondo, anche quando è molto difficile. Il calcio va di pari passo con la politica. La crisi politica riguarda anche il calcio. Abbiamo fatto un passo indietro. Ora serve ripartire».


Ci sono troppi stranieri?
«Ho un’idea tutta mia, non da ora. Bisogna dare un certo indirizzo nei settori giovanili. Ogni club dovrebbe creare in casa i calciatori, possedere una propria mentalità, una filosofia. Non dico come il Barcellona, ma quasi. Ci sono modelli in qualsiasi parte d’Europa, non solo in Germania. Ho visto con i miei occhi come crescono i ragazzi in Austria, in Svizzera, in Slovenia. Tutti lavorano bene. Noi in Italia facciamo diventare i giovani fenomeni alla prima partita. La maturazione viene pià tardi. Serve un cambio di mentalità. Per arrivare nel calcio servono tanti sacrifici. I giovani oggi ne fanno pochi».


Le piace Djordjevic?
«Lo avevo già visionato, dissi a Tare di essere d’accordo sull’investimento. E’ consistente fisicamente, lotta, corre, non pensavo fosse tanto uomo gol. Gioca per gli altri, crea degli spazi. E’ un giocatore importante. Penso sia completo. E’ venuto con voglia, entusiasmo, stimoli. La Lazio rappresentava un obiettivo importante. E’ ancora giovane, può dare un grosso contributo e dietro c’è uno come Klose. Miro adesso sta smaltendo il Mondiale, ma poi tornerà a essere utile. Così diventa facile lavorare. Scegli e non sbagli».


Cosa ha pensato l’altra sera vedendo le immagini di Belgrado?
«E’ stata una grande sconfitta per il calcio. Il fatto politico deve restare fuori. Sono passati dieci anni dalla guerra dei Balcani, ma ci sono situazioni ancora in piedi. E’ ancora troppo fresco quello che è successo in Kosovo. Bisogna guardare oltre».


Keita in panchina. Se lo aspettava?
«Con me ha fatto benissimo. Mi ha dato una spinta in più per raggiungere certi risultati. Ha atteggiamenti da giovane, si caricava, ma possiede grande personalità. La considerazione deve guadarsegnela durante la settimana. Sappiamo chi è e cosa può dare. Mi auguro che questo periodo sia di sacrificio e di maturazione ulteriore. Stando fuori, se uno reputa questa situazione penalizzante, deve venirne fuori da solo, meritando di giocare, senza manifestare con parole o atteggiamenti negativi il disagio. Keita è giovane, ha tutto il tempo. E’ pronto e già maturo».


Candreva, una sua creatura, è rimasto alla Lazio.
«Non era facile trattenerlo, c’erano delle richieste importanti. Se un giocatore ha ambizione e vede svanire il Psg può esserci qualche problema. E la Lazio quest’anno non partecipa all’Europa. Antonio ha sempre manifestato il desiderio di rimanere. Lo so, perché con lui avevo parlato e gli andava bene a Roma. E’ un valore aggiunto per una squadra già competitiva. Lotito ha fatto un grande sacrificio per riscattarlo. Candreva l’ho voluto io e in questi anni ha sempre risposto alla grande».


Ledesma non è più una figura centrale.
«Ma resta un giocatore importante, un leader silenzioso che è sempre dentro allo spogliatoio, al rapporto con la squadra. E’ una persona di spessore e in campo ha grande personalità, si sente l’attaccamento alla maglia. La rosa è vasta. Biglia, Parolo, Onazi. Si sentirà un pochino trascurato. Voglio dire a Cristian che non ci deve pensare. A me ha dato tanto, anche quando era affaticato e non avevo alternative. Ha sempre tirato la carretta. Deve pazientare, stare tranquillo».


Quanto perde Pioli con l’infortunio di Gentiletti?
«Per quello che abbiamo visto, molto. Ha esperienza e tanta personalità. Ci voleva uno così dopo l’addio di Biava e Dias. Con Gentiletti possono giocare tutti, con uno così vicino anche gli altri vengono valorizzati. E’ una grande perdita».


Radu può giocare centrale?
«Quando sono arrivato alla Lazio era più centrale che esterno. Difendevamo a tre. Radu non sbagliava una partita, dimostrando qualità straordinarie per la posizione, gli anticipi, le diagonali. Stavamo cercando a sinistra uno di livello. Una volta ceduto Kolarov, l’ho messo esterno. Per tornare centrale avrebbe bisogno di lavorarci durante la settimana. Dovrà valutare Pioli. Può farlo benissimo».


Dove può arrivare questa Lazio? Europa League o Champions?
«Deve sperare nella Champions. Non voglio creare aspettative esagerate o tensioni, oppure farò arrabbiare Pioli. Credo fermanente che questa squadra abbia dei valori importanti. Escluse Roma e Juve, la Lazio può stare nel gruppo che insegue il terzo posto. Non è inferiore alla Fiorentina, all’Inter e al Milan. Il Napoli forse ha dei valori in più, ma sta vivendo un momento particolare. Le metterei alla pari. Se Djordjevic è questo, è lecito pensarci. Nelle ultime due partite, non so quante squadre hanno concretizzato quanto la Lazio. Se hai l’attaccante e giochi con una certa filosofia, sei avvantaggiato».


Cosa ha detto sinora il campionato italiano?
«Mi sembra ci siano squadre con più valori. Il Palermo è dietro, ma ha giocato ottime partite, per esempio. Il campionato può diventare più bello. Anche Juve e Roma potrebbero soffrire. Le squadre di bassa classifica, attraverso l’organizzazione, hanno qualcosa in più».


Benitez viene discusso.
«Ha fatto bene al primo anno, ha creato entusiasmo, ma Napoli bisogna conoscerla. Ci può stare un momento di difficoltà. Non è partito bene, ma ci sono i presupposti per riprendersi. Ha vinto le ultime due partite. Quando ritorna la fiducia, e ci sono degli ottimi valori, si può tornare in alto. Il campionato è appena iniziato».


Come si spiega il ritardo del Napoli?
«Forse è l’appagamento. E ha pesato molto l’uscita dalla Champions. Andare avanti sarebbe stato uno stimolo, così è diventata una mazzata. Ci vuole tempo per smaltire la delusione. Presto il Napoli tornerà al gioco che faceva l’anno prima, i giocatori sono quelli, anche se Behrami e Dzemaili tiravano la carretta. Ai nuovi serve tempo per l’inserimento».


Mazzarri con l’Inter non ingrana
«L’’Inter mi sembrava la terza forza, aveva piazzato acquisti mirati, pensavo potesse raggiungere livello di gioco e risultati importanti. L’Inter tornerà a essere l’Inter che ci si aspettava».


A gennaio la Lazio è stata contestata per la cessione di Hernanes, ma 20 milioni sono tanti. Era giusto cederlo?
«Per come è andata, sono rimasto sorpreso, non pensavo ci si arrivasse. Ma Hernanes aveva espresso il desiderio di andare via. Se ti portano 20 milioni, è inutile trattenere un giocatore, non credo sia nato tutto all’ultimo momento, forse tutto era maturato prima. Se ci sono tutte le componenti, può essere comprensibile la cessione. Purtroppo, andando via Hernanes, non abbiamo centrato gli obiettivi per portare uno di pari livello o superiore al suo posto. Ci sarebbe servito per raggiungere l’Europa. Lo abbiamo visto quando si è fatto male Klose, davanti ci sono stati dei problemi. Postiga era uno di esperienza, ma non ci ha dato una grande mano, si è fatto male anche al Mondiale. Ci sono stati dei rifiuti. Lotito voleva fare l’operazione. Magari con Djordjevic, saremmo stati a posto». (Corriere dello Sport)

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