Città Celeste archivio2014 Da Benitez e Simeone, quel pressing fallito...
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Da Benitez e Simeone, quel pressing fallito...

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ROMA - Ci hanno provato in tanti, in tutti i modi possibili ed immaginabili. Ci hanno provato direttamente o sotto traccia. Ci ha provato Benitez, tramite De Laurentiis. Ci ha provato la Juventus, prima di separarsi da Conte. Ci ha provato Simeone, il vecchio amico Diego, ad agosto. Nessuno ha…

ROMA - Ci hanno provato in tanti, in tutti i modi possibili ed immaginabili. Ci hanno provato direttamente o sotto traccia. Ci ha provato Benitez, tramite De Laurentiis. Ci ha provato la Juventus, prima di separarsi da Conte. Ci ha provato Simeone, il vecchio amico Diego, ad agosto. Nessuno ha soffiato Candreva alla Lazio, tutti si sono messi l’anima in pace. Uno come lui faceva gola a tanti, attirava le attenzioni dei grandi club europei, dei più facoltosi. Lotito è rimasto tranquillo, ha delineato la strategia, ha chiuso il riscatto e ha firmato il rinnovo. Antonio Candreva è blindato, ha ottenuto ciò che voleva, ha scacciato certi pensieri, ha meritato l’adeguamento economico, ora vuole ricambiare sul campo la fiducia. Benitez? Simeone? No, Pioli. Candreva è suo, lo può utilizzare a piacimento, secondo esigenze e necessità. La carta Candreva vale quanto un jolly, uno degli ultimi rimasti in un calcio sempre più specializzato. La mossa Candreva è buona per tutte le stagioni tattiche, ecco perché i tecnici d’Europa hanno provato a bussare alla porta della Lazio. Senza rinnovo l’occasione Candreva era ghiotta. Le tentazioni sono state fortissime, ma Antonio le ha gestite, è rimasto sereno, ha atteso la chiamata di Lotito e s’è presentato all’appuntamento con le idee chiare.

La bandiera. Candreva bandiera della Lazio, è il titolo che piace di più soprattutto considerando l’inizio della sua avventura. Una bandiera, così si è definito guardando in prospettiva: «Provo tanta soddisfazione, sono entusiasta, stracontento. Se ricordo come era iniziata la mia avventura qui due anni e mezzo fa non avrei mai pensato di arrivare a questo punto. Ringrazio il presidente per aver mantenuto la parola che mi aveva dato alla fine della passata stagione. Le persone che mi conoscono bene lo sanno, volevo restare qui. Quando sono arrivato speravo di diventare un punto di riferimento. Non ho mai pensato di lasciare la Lazio. Ho sempre detto di voler diventare una bandiera. Ora posso riuscirci», disse dopo aver firmato il nuovo contratto. Candreva si è legato a vita, adesso guadagna circa 2 milioni di euro (compresi i bonus, nella stagione passata percepiva 1,2 milioni). La cifra è “pesante”, ma inferiore rispetto a certe offerte pervenute. Candreva ha scelto con il cuore, non solo con la mente. Il rinnovo ha chiuso il cerchio, è servito per blindare ancora di più la storia d’amore con la Lazio. Una storia sofferta (inizialmente), diventata bellissima.

Il piano. L’operazione Candreva è stata un’operazione da 15 milioni di euro. La chiave (il cartellino di Dusan Basta) è servita per sancire l’accordo con l’Udinese coniugando le esigenze tecniche ed economiche. La Lazio cercava un esterno destro, il serbo era in uscita dall’Udinese. Pozzo, in questo scenario, chiedeva anche più soldi per Candreva. Il riscatto è avvenuto, è stato il primo passo verso la conferma di Antonio. Il pressing di Benitez e di Conte (prima della partenza da Torino) non preoccupava più. L’incubo, ad un certo punto, ha assunto le sembianze di Diego Pablo Simeone. L’Atletico Madrid ha cominciato a corteggiare Candreva all’inizio di agosto, il club spagnolo avrebbe stanziato un totale di 20 milioni per acquistare l’esterno proponendo allo stesso un ingaggio da 2,5 milioni di euro. La prospettiva era allettante, era la Champions League. L’ha spuntata la Lazio pur senza mettere sul piatto la partecipazione alle competizioni europee. L’ha spuntata la Lazio pur mettendo sul piatto uno stipendio di poco inferiore. L’ha spuntata la Lazio perché Candreva ha ricostruito il suo mondo a Roma (nella città in cui è nato), a Formello, con la maglia biancoceleste addosso. Una maglia a forma di bandiera, col nome di Antonio in bella mostra, con il numero 87 in evidenza, da fare invidia al mondo. Sognando in grande, sognando la Champions. (Corriere dello Sport)

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