Torna a parlare Paolo Di Canio, e lo fa ai microfoni di Calcio 2000: Da dove nasce la scelta di commentare il calcio inglese su Fox Sport? ''Dal mio istinto e dalla mia passione per il calcio inglese. Mi viene naturale commentare il calcio, mi appassiono. Poi onestamente il calcio…

Torna a parlare Paolo Di Canio, e lo fa ai microfoni di Calcio 2000:

Da dove nasce la scelta di commentare il calcio inglese su Fox Sport?

''Dal mio istinto e dalla mia passione per il calcio inglese. Mi viene naturale commentare il calcio, mi appassiono. Poi onestamente il calcio inglese fa parte ormai del mio DNA. Fox Sport lo sa: ho lavorato con tanti gruppi, ma cercavo un luogo dove poter parlare di calcio e non dove fare salotto con inutili polemiche''.

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L'istinto che ti ha portato, da calciatore, a lasciare l'Italia per altri campionati...

''Sono sempre stato curioso. Da piccolo, al subbuteo, giocavo con la squadra del Celtic, a conferma della mia voglia di provare sempre qualcosa di nuovo e diverso. Quando ho vinto lo scudetto con il Milan (stagione '95-'96, ndr) ho capito che era giunto il momento di andare via dall'Italia. Da noi c'erano i grandi campioni, il calcio era al top, ma io volevo qualcosa di differente. Così sono andato in Scozia al Celtic, dove ho trovato un calcio di guerrieri. E' stata un'eperienza davvero costruttiva''.

Credi di essere cambiato lontano dall'Italia?

''Certo che sono cambiato. L'ambiente esterno ti condiziona sempre. In Italia avevo già girato tante città, ognuna diversa dall'altra, ma andare all'estero mi ha aperto la mente ancora di più. Ad esempio, non conoscevo l'inglese e ho dovuto applicarmi per imparare la lingua. Volevo calarmi nel ruolo, non solo fare il turista che sa giocare a pallone...''.

Dopo il Celtic ecco l'Inghilterra...

''Allo Sheffield ho dovuto ricominciare tutto da zero. Nuovo Paese, nuove abitudini, anche la lingua di fatto, era molto diversa...''

Ma da calciatore hai avvertito quell'atmosfera di ''calcio vero'' di cui tutti parlano quando si soffermano sul calcio inglese?

''Sì, l'ho avvertita. Quando entri in campo, in un campo inglese, tutto è diverso. Attenzione, anche da noi c'è grande passione, lo dice uno che ha giocato alla Lazio, ma in Inghilterra è tutto diverso. Ogni gara era il massimo, in Italia ti esalti solo per qualche gara di cartello. Da loro, se vinci o perdi non fa differenza, a patto che hai dato il massimo. Ti racconto un aneddoto: alle prime gare con lo Sheffield, quando perdevamo, io ero dispiaciuto. Uscivo dal campo con la testa bassa, cercavo di far capire il mio stato di delusione al pubblico e, invece, loro che facevano? Mi caricavano, mi dicevano di non abbattermi, che sarebbe andata meglio la partita successiva. Pazzesco! E così, la gara successiva, eri ancora carico e voglioso di far bene. Meraviglioso!''.

Tutto l'opposto rispetto all'Italia...

''Guarda a me procura un gran fastidio quello che sta succedendo ora da noi. Si cerca, in ogni modo, di esaltare il nostro calcio attuale, quando in realtà, c'è poco da esaltare. Io penso male del nostro calcio, a tutti i livelli. Il calcio italiano è in un momento disastroso. lasciamo fuori la Juve di Allegri o la Roma di Garcìa, il resto non c'è. Si dice che non ci sono più soldi. Ok, uno come Di Maria da noi non viene, eppure spendiamo oltre 20mln per Hernanes. Si parla tanto di queste riforme che dovrebbero salvare l'Italia, ma al di là di discutere sul numero di squadre che debbano partecipare ai vari campionati, non mi pare di vedere nulla di concreto''.

Alleneresti in Italia?

''Credo di avere una chance su un milione di allenare in Italia. Io ho le mie idee. Secondo me deve essere l'allenatore a fare la squadra, non il direttore sportivo. Ti faccio un esempio: da noi parlano più i d.s. che gli allenatori, mentre in Inghilterra di tante squadre non si sa neppure chi sia il d.s. Prendiamo Garcìa, un allenatore che sta portando una filosofia speciale in Italia, eppure si mette l'operato di Sabatini al suo stesso livello. A me piace avere carta bianca e non sempre dei dirigenti che mi condizionano. Non credo che accadrà tanto facilmente''.

Ma c'è qualche allenatore che ti fa godere quando guardi il calcio?

''Il nuovo modello di gioco del Borussia Dortmund mi piace molto. Klopp ha davvero fatto qualcosa di interessante. Ha proposto un gioco moderno, di atleti moderni, che oltre i muscoli, ci mettono anche una velocità impressionante. Se penso a 15/20 anni fa, quando giocavo io, noto delle differenze incredibili. Ai miei tempi, ogni squadra aveva, al massimo, due o tre giocatori grossi, ora sono tutti grossi. Il calcio si sta evolvendo ed anche il modo di giocare si deve evolvere''.

In questo calcio molto muscolare, non si rischia di offuscare il talento vero?

''No, il contrario, ora il talento si nota meglio proprio perchè è più difficile fare la differenza in campo. Se non sei un fenomeno, fatichi ad eccellere, di conseguenza se hai talento, non passi inosservato''.

Dove ti vedi tra 5 anni?

''Mi vedo allenatore, magari con qualche bel trofeo in bacheca, oppure a condurre un programma televisivo, un mio format in cui mi piacerebbe spiegare le caratteristiche peculiari di ogni calcio e calciatore. Far capire perchè si comprende, al volo, se un giocatore proviene dal calcio australiano o dall'Europa del Nord, per esempio...''.

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