Di Franco Melli Abbiamo trovato un centravanti, probabilmente grande o comunque uno che sa fare il suo mestiere e non è cosa da poco dopo tanta carestia in fatto di gol. Si chiama Filip Djordjevic, ma noi preferiamo chiamarlo George, cioè Giorgio, cioè una maniera per raccorciare il passato e…

Di Franco Melli

Abbiamo trovato un centravanti, probabilmente grande o comunque uno che sa fare il suo mestiere e non è cosa da poco dopo tanta carestia in fatto di gol. Si chiama Filip Djordjevic, ma noi preferiamo chiamarlo George, cioè Giorgio, cioè una maniera per raccorciare il passato e per avvicinare quel ricordo oramai lontanissimo di Giorgio Chinaglia. La tripletta del serbo ci ha incantato anche se non se ne è parlato molto, in una città ormai a prevalenza giallorossa dopo i fasti consolidati anche in Champions da parte della formazione di Rudi Garcia. La Lazio ad ogni modo ha ripreso il suo cammino e non è dipeso da un cambiamento di modulo a Palermo, pure se il bravo Pioli aveva cominicato con un 4-2-3-1 per allontanare la jella e sopratutto per uscire dalla crisi che lo aveva fatto scivolare nei bassifondi della classifica. La svolta della partita è arrivata quando l'allenatore della Lazio ha ripristinato il 4-3-3 e sopratutto ha avuto modo di avvalersi di un Felipe Anderson che meriterebbe davvero maggiore considerazione e sopratutto di entrare in pianta stabile fra i titolari anche se è difficile considerando che i posti dell'attacco sono ormai occupati e riguardano certamente Candreva, Djordjevic e Stefano Mauri o qualcun altro.

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A proposito, ci siamo dimenticati di quel talenti scintillante che è Keita, visto che da quattro partite non entra nella formazione titolare e spesso resta soltanto a guardare. Noi crediamo proprio in questo momento, proprio dopo il poker rifilato ai rosanero di Iachini, che Keita non debba rappresentare un caso, che non si debba ritornare a quello che accadde a Zarate, prodigioso nei primi due anni e poi via via entrato in un tunnel senza fine. Keita deve farsi largo, deve ritornare in auge e quindi ci aspettiamo di vederlo in campo proprio domenica contro il Sassuolo, la partita che ci ricorda lo stadio vuoto, la Nord senza tifosi, l'anno scorso per l'inizio di quella dolorosa contestazione che abbiamo chiamato "Libera la Lazio". Ma per tornare a Keita, noi non vogliamo credere alle voci che si intrecciano e ci fanno sapere di un ragazzo che è un po' svogliato, che batte la fiacca, che si sarebbe montato la testa. Noi rifiutiamo di pensarlo e sopratutto diu accodarci nella lunga lista dei detrattori. La Lazio ha tanto bisogno di Keit aper risalire ulteriormente la classifica e per puntare al terzo posto. Ve ne siete accorti, c'è un terzo posto senza padrone, se vogliamo pensare alla provvisoria felecità dell'Udinese e della Sampdoria. Vogliamo dire che tante squadre, apparte le prime due della classifica sono solo stesso piano e vantano più o meno le stesse risorse tecniche. E allora avanti Lazio, con il cuore in gola.

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