ROMA - “Genti”, il Papa-boy, il cuervo diventato aquila. El Chueco, così lo chiamavano da piccolo perché aveva le punte dei piedi che tendevano all’indietro. Santiago Gentiletti ha tanti soprannomi, s’è trasformato più volte nell’arco della carriera, s’è sempre distinto per personalità e determinazione. Dai corvi del San Lorenzo, il…

ROMA - “Genti”, il Papa-boy, il cuervo diventato aquila. El Chueco, così lo chiamavano da piccolo perché aveva le punte dei piedi che tendevano all’indietro. Santiago Gentiletti ha tanti soprannomi, s’è trasformato più volte nell’arco della carriera, s’è sempre distinto per personalità e determinazione. Dai corvi del San Lorenzo, il club di Papa Francesco, alle aquile biancocelesti. L’ultima metamorfosi s’è realizzata in Italia.

2e63c6451b6f9028321ed11353cd2e71.jpg

L’intervista. Gentiletti s’è presentato all’Olimpico domenica e ha strappato applausi, è piaciuto alla gente laziale. Dall’Argentina l’hanno chiamato subito, in rete gira un’intervista concessa a Radio America. Il San Lorenzo ha perso il suo leader: «Non credo di essere insostituibile. Il San Lorenzo ha buoni giocatori e mi rimpiazzerà», ha detto “Genti”. Il suo club è entrato in crisi dopo aver alzato al cielo la Libertadores: «Per lungo tempo abbiamo giocato insieme, ci conoscevamo bene. E’ logico incontrare difficoltà quando diversi calciatori vanno via», è stata la spiegazione del difensore argentino. Ha detto sì alla Lazio e ha perso la possibilità di giocare il Mondiale per club a dicembre, ne è valsa la pena: «Sarebbe stato molto importante lottare per questo titolo, ma giocare in Italia è un’opportunità unica. Mi sarebbe piaciuto rimanere in Argentina, sono contento di aver vinto la Libertadores. I due anni trascorsi nel San Lorenzo sono stati i più belli della mia carriera». Santiago Gentiletti, nato il 9 gennaio 1985, aveva la Lazio nel destino e lo sapeva. Il diesse Tare lo seguiva da alcuni anni, è riuscito a prenderlo ad agosto. Il 9 gennaio sarà festa per tutti, per la Lazio e per Gentiletti, si celebrerà un doppio compleanno.

Biglia. Nel destino di Gentiletti c’era anche scritto che un giorno si sarebbe incontrato con Lucas Biglia proprio a Roma. Si sono conosciuti in Argentina, hanno giocato insieme, il ricordo risale ai tempi dell’Argentinos Juniors, il retroscena l’ha svelato il Principito nelle scorse settimane. Gentiletti ha fatto il salto a 29 anni e mezzo, meglio tardi che mai. In realtà il primo salto l’aveva provato giocando in Francia, nel Brest. Ma andò male. Ci ha riprovato e l’inizio è stato promettente.

L’impatto. Gentiletti s’è rallegrato dopo il match col Cesena. S’è beccato un colpo in testa, sono serviti 5 punti di sutura. La gioia dell’esordio vincente ha fatto passare il dolore: «L’esordio è stato tranquillo, era importante fare bene al debutto in campionato. Sono tre punti importanti, ottenuti contro una squadra come il Cesena che si è difesa molto. I tifosi ci hanno aiutato moltissimo nella “battaglia”, i loro incoraggiamenti ci hanno dato una mano. Quando ho saputo che avrei giocato? Sabato e ho provato subito grande entusiasmo poiché avevo tanta grinta da mettere in campo». La grinta, è questa la parola magica di Santiago Gentiletti. E’ grintoso, così lo definivano, così si sta rivelando. Ha scelto il numero 18, ha sfruttato le prime settimane d’avventura laziale per integrarsi, per conoscere Pioli e i compagni, per ambientarsi. Il rodaggio è finito, la sfida col Cesena è valsa come battesimo, la partita di Genova varrà come secondo esame.

La coppia. Gentiletti ha vinto in Argentina, s’è portato a casa due scudetti e una Libertadores. E’ sbarcato in Italia con la stessa fame, con le stesse speranze. L’impatto è stato buono, s’aspettano le conferme. Gentiletti e De Vrij hanno bisogno di tempo per capirsi e completarsi, non basta una partita per far nascere quel feeling necessario per blindare la difesa. Gentiletti ha ricevuto i complimenti di Pioli, è stato scelto per qualità, caratteristiche e mentalità. Ha detto no al Mondiale per club, ha detto sì alla Lazio per misurarsi nella grande Europa. Sognando la Champions, l’altra Libertadores. (Corriere dello Sport)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti