Città Celeste archivio2014 IL REJALISMO DOMINA - Serviva Quagliarella per il gol. Ora anche Pioli fa i conti con Keita
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IL REJALISMO DOMINA - Serviva Quagliarella per il gol. Ora anche Pioli fa i conti con Keita

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di ALBERTO ABBATE ROMA – Questione di Rejalismo: Edy regna ancora. Non solo il suo pragmatismo in campo, quello da Serie A e da “veri” punti in classifica, persino quello delle idee. Reja maldigeriva la Klose-dipendenza, già nel suo secondo mandato aveva chiesto un'altra punta. Discorso rinviato a fine campionato…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Questione di Rejalismo: Edy regna ancora. Non solo il suo pragmatismo in campo, quello da Serie A e da “veri” punti in classifica, persino quello delle idee. Reja maldigeriva la Klose-dipendenza, già nel suo secondo mandato aveva chiesto un'altra punta. Discorso rinviato a fine campionato (con Djordjevic acquistato a parametro zero) e tamponato col “bidone” Postiga. Oggi tutti i nodi vengono al pettine: quattro partite, zero reti. E’ il desolante bottino degli attaccanti biancocelesti, ancora a digiuno in quest'avvio di stagione, nonostante un altro pensiero “dominante” (stavolta il Petko in fuori è di Pioli) abbia pervaso Formello: Klose è con la testa sul tetto del mondo, Djordjevic prende a capocciate le traverse. Così il fantastico “spirito guerriero e propositivo” sbatte con la cruda realtà. Il serbo – oggi 27enne - è ancora all’asciutto, in 226 minuti giocati: con l'Udinese è finito di nuovo sul legno. Quello che Reja utilizzava per mescolare minestre ben riscaldate: a fuoco lento però la Lazio saliva e risaliva in alto.

QUAGLIARELLA - Questione di Filip? C'è un retroscena di fine giugno: zio Edy, nonostante l'ingaggio dell'ex Nantes, aveva pressato Lotito e Tare per acquistare comunque un'altra punta. Non era una richiesta esosa ed esigente: si trattava davvero di quattro spicci. Per avere un nome e un cognome, sbandierato ieri pomeriggio sul tabellino marcatori di Torino-Fiorentina: Fabio Quagliarella. Dopo esser stato bloccato da Conte a gennaio, il centravanti napoletano aspettava solo un cenno per sbarcare a Formello. La Lazio gli ha chiuso le porte, così è finito da Ventura. C'era anche un altro motivo per cui Reja voleva trascinare lo juventino a Roma: per Edy, Keita non era un titolare, ma un giovane da inserire e far crescere gradualmente per non bruciarlo. Per non ripetere uno Zarate-bis: la “Mauritizzazione” rimane un pericoloso spauracchio nell'aria.

CASO KEITA - Se Keita non è un caso, poco ci manca. Inspiegabile vederlo oggi in panca, dopo lo straripante ingresso con l'Udinese. Inspiegabile se non vivi – o hai vissuto - la quotidianità di Formello. Chiedete a Reja. Il tecnico goriziano – che pure lo ha fatto giocare tantissimo, vedere le statistiche (eppure rimane la “leggenda” sull'incapacità di gestire i baby talenti) – provava a tenere a bada il “Balde” giovane, spesso svogliato e sfacciato in allenamento. Un atteggiamento che non sta piacendo nemmeno a Pioli, che pure aveva promesso a Lotito e Tare di trasformare Keita nella sua punta di diamante, nel campionciono inamovibile della sua Lazio. Adesso l'ex tecnico del Bologna si sta rendendo conto che la sua docenza sarà lunga e tortuosa: studente modello, Felipe Anderson, rivitalizzato e più convinto. Gli manca solo la lode e vale più di un 30, vale tutto: questione di gol.

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