IL SEGRETO - Tutti gli uomini di Pioli in volo
di ALBERTO ABBATE
ROMA Era il 12 giugno. Dall'alba al tramonto, staffetta in panchina, dopo quasi un mese d'agonia: alle 11 Reja salutava Formello, alle 18 Pioli entrava a Villa San Sebastiano: “Habemus mister”. Si concludeva così, un conclave infinito: risolto il contratto col Bologna, il tecnico firmava un biennale (un anno più opzione per il secondo) a 600 mila euro. Finalmente Pioli aveva la sua grande chance: aveva sfiorato la Roma, era stato corteggiato dal Napoli. Niente. S'era stancato di parlare di salvezza. Che noia: “Voglio giocare per vincere”, ripeteva di continuo. In estate cantava a squarciagola “Vola Lazio vola”, ora la sua squadra è già ad alta quota: dopodomani sera a Verona Pioli può superare Reja con cinque vittorie consecutive. Brum, brum, adesso sgomma il suo 4-3-3.
L'ATTENZIONE - La bici gliel'aveva lasciata l'amico Edy (suo il consiglio a Lotito per la successione), il modulo è l'eredità del Trap, che allenò Stefano ai tempi della Juve. Pioli s'è trascinato a Formello il vice storico Murelli, vedetta in tribuna nei primi tempi delle gare: nell'intervallo scende negli spogliatoi per raccontare al mister ciò che vede e per riadattare tatticamente il gioco. In allenamento è lui di solito a occuparsi della fase offensiva: è il segreto dell'esplosione di Djorjdevic? Non solo: durante la settimana Murelli viviseziona le partite della Lazio e quelle degli avversari. Ci sa fare con la tecnologia: col suo pc monta addirittura le immagini e confeziona i video da far vedere ai ragazzi in Foresteria. Domani partiranno gli highlight tattici del Verona al Bentegodi. Compiti in classe alle vigilia di ogni sfida.
LA PREPARAZIONE - Ecco qualche tratto distintivo del nuovo staff. Con una preparazione maniacale di Osti, perché Pioli ama i dettagli e il “pallone”. Lo si è visto soprattutto in ritiro, lo ripetono di continuo i giocatori. Certo, ci sarà ancora da lavorare tanto sui troppi infortuni, insieme allo staff medico. Ma al momento tutti gli uomini di Pioli funzionano, eccome. Anche Davide Lucarelli, collaboratore tecnico, il nuovo “factotum” della Lazio: oltre a fare da osservatore, è molto attento alla tecnica individuale, alla cura e all'allenamento dei fondamentali. A rotazione, due o tre giocatori lasciano il gruppo per raggiungerlo a parte e lavorare sugli stop, i dribbling e i tiri in porta. Talvolta aiuta pure Grigioni, preparatore dei portieri: “Non ho un compito specifico – spiegava nelle breve esperienza a Palermo – ma lavoro dove serve”.
LA DIFESA - E' migliorata la retroguardia tutta, è rigenerato Cavanda, è ripresentabile Ciani. Sarà un caso, ma tutto lo staff tecnico è composto da ex difensori. Ai tempi dell'Avellino Murelli veniva addirittura soprannominato l'‘anti Maradona': nei derby con il Napoli, toccava sempre a lui marcare El Pibe de oro. E ci riusciva: “La norma era che ti ubriacava, quando non succedeva c'era da esultare. Un vero fenomeno. Comunque in quegli anni si giocava a uomo, io marcai anche Platini, Bruno Conti, e dopo Donadoni. Noi difensori eravamo molto più tutelati di oggi”, raccontava l’ex terzino. Poi 11 anni al fianco di Pioli. Condividono la terra d’origine, ma soprattutto idee di gioco e carattere. Ad Auronzo si notava già il feeling.
ALTRA MUSICA - Tutti dirigono e comandano all’unisono la squadra. In silenzio, ormai si stanno abituando al “baccano” di Roma. Erano stati accolti a mitragliate dalla tifoseria: “Abbiamo preso uno scarto giallorosso”. E ancora: “Questo è l'allenatore per rilanciare le ambizioni?”. E per finire: “Era meglio tenersi Reja”, si leggeva e ascoltava su forum e radio. Ovviamente tutti l'hanno già dimenticato. A un punto dalla Champions, si riascolta già tutta un'altra musichetta.
Cittaceleste.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA