Città Celeste archivio2014 L'ALBA DEL GIORNO DOPO - La Lazio di Pioli cala il poker: profumo d'Europa!
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L'ALBA DEL GIORNO DOPO - La Lazio di Pioli cala il poker: profumo d'Europa!

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ROMA - C’è Mito Klose a regalare la quarta vittoria consecutiva. La Lazio batte anche il Torino, conquista il quarto successo consecutivo e continua a scalare la classifica. Apre una magia di Biglia su punizione, pari di Farnerud su una delle poche sbavature difensive dei biancocelesti, poi la «zampata» del…

ROMA - C’è Mito Klose a regalare la quarta vittoria consecutiva. La Lazio batte anche il Torino, conquista il quarto successo consecutivo e continua a scalare la classifica.
Apre una magia di Biglia su punizione, pari di Farnerud su una delle poche sbavature difensive dei biancocelesti, poi la «zampata» del campione troppo in fretta rottamato. Tap-in decisivo al quarto d’ora della ripresa quando una partita dominata si stava mettendo male per l’inatteso pari granata. Finisce bene, l’Olimpico esulta per altri tre punti nel cassetto, si continua a inseguire l’obiettivo Europa.

Pioli rischiatutto - Nel corso della sfida il tecnico non fa mai un cambio conservativo, solo ingressi offensivi per segnare altri gol. Klose per Felipe Anderson (ancora una prova sbiadita del talento brasiliano), Onazi per Biglia a pochi minuti dalla fine così come Braafheid per Lulic nel recupero concesso dall’arbitro Giacomelli. Tutti si aspettavano un po’ di minestra per proteggere il risultato ma non è l’idea di calcio che vuole proporre l’allenatore emiliano. Sorprende in alcuni momenti della gara l’atteggiamento di Pioli ma evidentemente conosce bene la sua squadra, sa che non può difendersi mai perché prima o poi il gol lo incassa e allora meglio giocarsela a viso aperto. Sempre. Le sue scelte sono premiate dall’atteggiamento molto arrembante dei suoi giocatori guidati da Biglia, capitano morale del pressing esasperato che vogliono produrre i biancocelesti.

Delusione Torino - Ventura, invece, schiera solo una punta (Quagliarella) all’inizio e in generale il Torino resta troppo dietro ancorato al suo stucchevole giropalla. Si ritrova sull’1-1 ma alla fine si arrende sul tocco chirurgico di Klose che consegna alla Lazio una vittoria più che meritata. L’Europa League, quella partita spaccagambe di giovedì sera stavolta incide a sfavore dei granata che spesso in passata si erano giovati contro i biancocelesti della stanchezza per l’impegno nella seconda coppa continentale. E così torna a casa con una classifica che deve cominciare a preoccupare e un gruppo che appare un po’ stanco dopo un’estate trascorsa a rincorrere un posto in Europa League.

Numeri da grande - Dodici punti in quattro partite a certificare la rinascita. Dopo gli stenti iniziali non si può certo dire che Pioli sia riuscito a dare alla sua banda gli equilibri definitivi, si rischia ancora troppo ma appare chiaro che sia una scelta cosciente. Sarà sempre così fino all’ultima giornata di una campionato che deve segnare il rilancio della Lazio dopo una stagione da dimenticare. Battuto il Torino dopo sette anni di gare sfortunate all’Olimpico con tanti, troppi pareggi. E poi la punizione telecomandata di Biglia rompe un altro tabù che resisteva dal 27 novembre 2012, Lazio-Roma 3-2: da quel giorno non si segnava su calcio da fermo, in quell’occasione toccò a Candreva grazie alla papera di Goicoechea, stavolta c’è stata solo l’abilità balistica del regista argentino ormai entrato nel cuore dei tifosi laziali.

Pubblico ritrovato - Trentacinquemila spettatori, la festa è qui. L’operazione simpatia, grazie anche agli ottimi risultati e a una squadra divertente, sta riuscendo. Quasi diciottomila paganti, record per questa stagione e una dei dati migliori anche rispetto al passato campionato (esclusi derby e Juve, naturalmente).
La Lazio può essere soddisfatta anche di aver ritrovato il fattore campo che può e deve avere un peso fondamentale nella ricorsa a uno dei posti Europei. Sognando la Champions che sembra una chimera: solo con prestazioni come quella contro il Toro si può continuare a sperare di riprovare l’avventura nella coppa dalle grandi orecchie. Forse e troppo ma Candreva & Co. non si vogliono fermare più. (Luigi Salomone - Il Tempo)

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