Città Celeste archivio2014 L'ANALISI - E' una Lazio bella & da battaglia!
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L'ANALISI - E' una Lazio bella & da battaglia!

redazionecittaceleste
ROMA - La mentalità offensiva per segnare tre gol nel primo tempo e sbagliarne altri tre o quattro nella ripresa. Il cuore per resistere sino al novantesimo e portare a casa il risultato. Bella e da battaglia, così ha vinto la Lazio, ancora poco equilibrata, eppure capace di strappare gli…

ROMA - La mentalità offensiva per segnare tre gol nel primo tempo e sbagliarne altri tre o quattro nella ripresa. Il cuore per resistere sino al novantesimo e portare a casa il risultato. Bella e da battaglia, così ha vinto la Lazio, ancora poco equilibrata, eppure capace di strappare gli applausi dell’Olimpico per lo spirito di sacrificio e la predisposizione al combattimento. Questa è l’anima che piace e conquista il popolo biancoceleste, di nuovo vicino ai suoi giocatori. Esce tra qualche rimpianto il Sassuolo dell’ex romanista Di Francesco. Non segnava dalla prima giornata, un’astinenza durata 434 minuti, e non ha ancora vinto in campionato. La doppietta di Berardi non è bastata per invertire la tendenza negativa, strappare almeno un punto e allontanarsi dall’ultimo posto. Per quasi tutto il secondo tempo la squadra emiliana ha tenuto sotto pressione la Lazio, a cui è mancato il colpo del ko. Per Pioli, che comincia a scalare la classifica, sarebbe stata una beffa veder sfumare in extremis la prima doppietta in campionato. Dopo il poker di Palermo, serviva continuità di risultati. La sosta arriva al momento giusto per recuperare giocatori importanti e lavorare sulla fase difensiva, non proprio impeccabile. Non sarà semplice tamponare l’infortunio di un leader come Gentiletti, a meno che Radu non si cali in fretta nella parte. Complice la squalifica di Cana, avrà subito l’occasione a Firenze, tra due settimane.

Trequartista. Pioli ha riproposto la stessa formazione di Palermo con due mediani più Mauri a ridosso di Djordjevic. Niente regista, Ledesma ancora in panchina. La formula, almeno nei primi venti minuti, ha pagato, perché il capitano s’infilava tra le linee senza difficoltà, mentre Onazi e Parolo aggredivano e tenevano sotto pressione Biondini e Taider. Proprio da un recupero del nigeriano, è nato al 9’ il primo gol della Lazio. Rapido il tocco per allungare il pallone a Mauri. Stop e sinistro potente nell’angolo dai venti metri. Questa volta la squadra biancoceleste non si è fermata e ha continuato a spingere. Manovra avvolgente, approfittando delle sovrapposizioni di Cavanda e Braafheid sulle corsie esterne. Al venticinquesimo è arrivato il raddoppio. Mauri ha scaricato su Candreva. Morbido il cross di sinistro del fantasista azzurro, autentico regista a tutto campo. Distratto Cannavaro. Djordjevic è saltato più in alto e ha incornato, realizzando il quarto gol nelle ultime due partite, il primo all’Olimpico.

Berardi show. Non c’è stato il tempo di festeggiare e riassestarsi, perché il Sassuolo un minuto dopo è rientrato in partita. Taglio magistrale di Sansone e pallone filtrante in profondità tra i due centrali della Lazio, impegnati su Zaza. Berardi è arrivato da destra in gran velocità e ha bucato Marchetti in uscita. Quel movimento con gli esterni a “tagliare” dietro Onazi e Parolo è diventato il tema di gioco dominante e ha creato diverse difficoltà alla Lazio. Il Sassuolo premeva e governava la manovra, la squadra biancoceleste cercava di colpire ripartendo negli spazi larghi. Zaza ha fallito il raddoppio con un sinistro dal limite. Candreva, invece, ha ristabilito le distanze. Prepotenti i suoi ribaltamenti del gioco. Ha avviato l’azione, aprendo sulla destra per Lulic, e poi l’ha seguita inserendosi in area. Il cross del bosniaco è stato arpionato da Antei, che è riuscito in tuffo a evitare l’intervento di Djordjevic, ma Cannavaro non c’era e sul rimbalzo è arrivato per primo Candreva, mettendo in rete a porta vuota.

Doppia espulsione. Come era successo a Palermo, dopo l’intervallo Pioli ha corretto il modulo: Onazi vertice basso del centrocampo, Mauri e Parolo interni. La squadra biancoceleste, sistemata meglio, ha cominciato benissimo e Lulic è andato subito vicino al quarto gol. Ma dopo cinque minuti Berardi, scappando in profondità, ha sorpreso la difesa della Lazio, impreparata sui lanci lunghi, vulnerabile “a palla scoperta”. Antico difetto, emerso alla prima di campionato con il Milan. Cana, già ammonito, ha steso l’attaccante del Sassuolo. Inevitabile l’espulsione e il rigore trasformato da Berardi. L’arbitro Tommasi era in bambola e ha proseguito tollerando inspiegabilmente diversi interventi. Non poteva, però, esimersi dall’estrarre il secondo giallo per Peluso. Steso Candreva al limite dell’area a capo del contropiede avviato da Djordjevic. Così la superiorità numerica del Sassuolo è durata appena dodici minuti. In dieci contro dieci, Di Francesco ha indovinato i cambi e le mosse tattiche. Missiroli era entrato per Biondini e si era sistemato in linea con Magnanelli, Longhi ha sostituito Taider per coprire il buco creato dal rosso a Peluso sulla linea difensiva, il modulo è diventato 4-2-2-1 con Berardi e Floro Flores (subentrato a Sansone) dietro a Zaza. Il Sassuolo premeva, la Lazio si è arroccata e ha cominciato il combattimento. L’unica vera occasione per il pareggio è capitata a Longhi, ma Marchetti si è opposto alla grande al suo colpo di testa. Pioli, per aggiungere freschezza, ha tolto Candreva e Djordjevic e inserito Felipe Anderson e Klose. Consigli s’è superato sul destro di Parolo, poi il brasiliano e il tedesco hanno fallito altre due occasioni per chiudere il conto. Sofferenza sino alla fine, ma vittoria meritata. Gli equilibri arriveranno. (Corriere dello Sport)

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