Di Franco Melli Attenuati il clima ostile e la desertificazione degli spalti, incorniciamo il 3-0 inflitto al Cesena con ritrovati scampoli di lazialità cui s'aggiungono sensazioni da stagione-riscatto. Genova per noi non sarà un'idea come un'altra ma un crocevia utile per decidere se quest'anno vedremo più volte la Lazio sbudellata…
Di Franco Melli
Attenuati il clima ostile e la desertificazione degli spalti, incorniciamo il 3-0 inflitto al Cesena con ritrovati scampoli di lazialità cui s'aggiungono sensazioni da stagione-riscatto. Genova per noi non sarà un'idea come un'altra ma un crocevia utile per decidere se quest'anno vedremo più volte la Lazio sbudellata di Milano o la verve mostrata contro i romagnoli; del resto, il Genoa è una via di mezzo fra l'opulenza rossonera e l'austerity griffato Bisoli. Per cui è presumibile che Stefano Pioli riproponga il 4-3-3, pure se implica qualche controindicazione, riservandosi di inoltrare gli altri moduli possibili (4-3-2-1, 4-4-2, 3-5-2) qualora insista soprattutto in trasferta un'insufficiente forza d'uro causata dall'immaturità di Djordjevic o da un Klose nemmeno lontano parente del capocannoniere della storia de mondiali. E allora, per non perdere quota, a Marassi dovrà in particolar modo scintillare lungo le corsie esterne con i mezzofondisti Braafheid e Basta per aggirare le sentinelle della retroguardia Roncaglia e Burdisso. Adesso sembra esserci perfino abbondanza nei reparti, e l'erede di Reja ragionando sugli assenti di domenica scorsa si sarà perfino chiesto se riuscirà a valorizzare tanta abbondanza: Marchetti, Radu, Konko, Cana, Novaretti, Ledesma, Gonzalez, Onazi, Klose, Mauri e Anderson. Praticamente un'altra squadra da mandare in campo. Ora, sperando senza tregua che Federico torni il saltimbanco d'un tempo e soppesando l'infortunio che bloccherà per un mese il difensore romeno, restano in ballo nove uomini all'occorrenza utilizzabili, senza calcolare Novaretti rimasto per mancanza di offerte accettabili. Sì, è vero, volendo guardar bene, i dubbi non mancano: l'età avanzata del quasi trentacinquenne Mauri, l'appagamento forse irreversibile del panzer di Opole; la difficile coabitazione fra Ledesma e Biglia, la fragilità di Konko, la lenta ripresa di Onazi dopo il grave infortunio, la discontinuità di Gonzalez, il faticoso ambientamento di Anderson. Lineare, discorso plausibile. Ma se questa è una squadra ragionata per tornare in Europa ha bisogno di un grande centravanti o, comunque, di due punte di ruolo in grado di rendere redditizia la forza d'urto. Siamo schietti: fra tante belle novità le maggiori perplessità dipendono dall'evanescenza di Djordjevic, sbarcato da queste parti con l'avallo di parecchi esperti chissà quanto interessati nel farci credere che era fortissimo. Genova per lui, ammesso che giochi dall'inizio, è un'altra occasione di riscatto, da non buttare via. E Genova per noi è diventata una trasferta-no dal 25 aprile 2010, quando saltò fuori l'1-2 con reti di Floccari e Dias. Genova per noi negli ultimi tre appuntamenti è stata una maledizione raddoppiata dalle sconfitte, oltre che a Marassi a Roma. Ma se dobbiamo pensare a una rivoluzione, a un ribaltamento del melodramma, i sei ko di fila un po' inquietano quanti si sono riavvicinati alla squadra facendo riscontrare perfino un'impennata sugli abbonamenti, 14.600. La fuga dall'Alcatraz biancoceleste è destinata a concludersi e il muro contro muro si chiude senza vinti né vincitori. Forse lo “state calmi se potete” è un tacito accordo. Adesso che il presidente è rapito dai destini d'una Federcalcio in stile Tavecchio, c'è meno voglia di contestarlo. Del resto il “tiranno” ora si sente accerchiato dai potenti del nord e i “Lotito-vattene” lo lasciano indifferente. Quanto a Stefano Pioli bisogna augurargli di azzeccare tatticamente il duello con Gasperini per cancellare il brutto ricordo di San Siro, quando lasciò spesso il contropiede ai furbacchioni rossoneri. Se la lezione è servita, l'allenatore della Lazio non può sbagliare. Perseverare negli errori da trasferta significherebbe rimanere in mezzo al guado, rinunciando all'alta classifica.
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