ESCLUSIVA - Melli: "... Ma Pioli è già traballante"
Di Franco Melli
ROMA - Pioli somiglia tanto a quel ragazzo australiano che ha avuto la fortuna di essere il primo ad acquistare l’iPhone 6, ma anche la iella di essere il primo a farlo cadere per terra con tanto di diretta televisiva. La sua squadra può giocare indifferentemente bene o male, far fantasticare i tifosi o deluderli, ma purtroppo fin qui ci sono tre sconfitte in quattro giornate, senza dimenticare l'illusorio 3-0 rifilato al Cesena. Sì, ritenuto soddisfacente sotto il profilo del gioco soprattutto ripensando al football spesso noioso del redditizio Reja e ai disastri di Petkovic, il cinquantenne precettore di Parma sta avvicinando senza troppe colpe, per risultati, la Lazio alla stagione 1960/61, cominciata con Fulvio Bernardini, proseguita con Enrique Flamini e chiusa da Jesse Carver al diciottesimo posto. Roba da non crederci, come nel peggiore degli incubi c'è il rischio di andare verso il replay di 53 anni fa. E, per mettere presto in discussione l'allenatore ducale nonostante predichi il bel gioco e lo abbia fatto vedere a San Siro e soprattutto a Marassi davanti ai genoani, tanto può bastare per raffreddare un ambiente ritornato in curva nord da pochissimo. Sconfitte record a parte, i cinque gol incassati e i quattro prodotti sono numeri che dicono poco o nulla. Ma i difetti strutturali risaltano abbastanza evidenti: nessun assalto ha portato frutti contro Genoa e Udinese e nei quattro gol trovati a Milano e contro i romagmoli manca la firma di Klose, latitante del gol da nove mesi, fantasma dell'opera, una sorta di dottor Jeckyll e mister Hyde, monumento al goleador ignoto che continua a lasciare increduli perfino i suoi ammiratori tedeschi, quelli che lo hanno incoronato di recente capocannoniere nella storia dei mondiali. E cosa dire di Djordjevic, centravanti che spara troppo spesso a salve e far rimpiangere addirittura il vituperato Kozak, ariete cui capitava ogni tanto di buttarla dentro? Perfino i più ottimisti, in netto calo, cominciano a rendersi conto che il problema del gol - questo sconosciuto - rischia sempre più di vanificare l'eventuale superiorità delle prestazioni biancocelesti complicando la vita all'allenatore, i cui nervi cominciano a cedere come è giusto che sia quando dopo tanta gavetta e pochissime soddisfazioni ci si gioca la carriera su un palcoscenico importante, in una grande città. Dobbiamo dire che Pioli ha sbagliato l'ultimo appuntamento ed è pregato di rettificare con procedura d'urgenza.
Con un organico così, assente Biglia e tanti altri, non si può lasciar fuori volutamente dall'inizio tanto Lulic quanto Keita, gli unici in grado di dare uno straccio di cambio di marcia e un po' di imprevedibilità a una manovra che ha agevolato il bunker friulano causa lentezza e imprevedibilità. Serve cambiare registro dimenticando in fretta l'ipotesi-acquisto d'uno svincolato, comunque tramontata nell'arco di poche ore. In caso contrario, qualora perdurasse la carestia, si aprirebbe ufficialmente la crisi della Lazio, scivolata nei bassifondi della classifica. Noi non ci siamo illusi mai, a differenza di troppi colleghi che hanno il torto di aver magnificato una campagna rafforzamento appena sufficiente. Tuttavia anche con questi limiti la Lazio dovrebbe affrancarsi dallo scoramento e andare a vincere in Sicilia, impegno pericolosissimo per la bravura di due talenti tipo Belotti e Dybala nell'attacco di Iachini. Aspettiamo con tremolante fiducia e accogliamo la smentita sulla spiacevole caduta di stile di Lotito nella polemica con Marotta. D'altra parte sarebbe lui, il gestore di villa San Sebastiano, che avrebbe bisogno in questo periodo di saper guardare con un occhio il pesce e con l'altro il gatto. A buon intenditor, non serve straparlare di più.
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