Di Franco Melli Adesso prevale la lazialità, a dispetto dell'ultima sfida interna col Sassuolo, ouverture di quel “Libera la Lazio” e della protesta anti-Lotito che poi alla fine non ha fatto vinti né vincitori. Stavolta, ospite la squadra dei colori che appaiono sbiaditi con l'ultimo posto della classifica, zero vittorie…

Di Franco Melli

Adesso prevale la lazialità, a dispetto dell'ultima sfida interna col Sassuolo, ouverture di quel “Libera la Lazio” e della protesta anti-Lotito che poi alla fine non ha fatto vinti né vincitori. Stavolta, ospite la squadra dei colori che appaiono sbiaditi con l'ultimo posto della classifica, zero vittorie e nove gol subiti (7 in una botta dall'Inter) è tutto diverso. Niente panolada, la contestazione resta nel ricordo e dopo lo 0-4 di Palermo c'è perfino la sensazione di potersi intrufolare nella corsa alla terza-quarta poltrona per ora senza padroni. Perché, scoperto che Filip Djordjevic non è un bluff, viene improvvisamente voglia di immaginare che questo possa essere un campionato alla portata della Lazio. La fotocopia di Kozak, tra frequenti flop e qualche impennata? Non sembra, e se davvero il serbo conferma la parvenza di bomber offerta in Sicilia, Pioli risolve il problema offensivo e Klose può ipotizzare un tramonto alla Altafini, venti minuti in campo nel finale di gara e un gol qua e la, tanto per gradire. Resta l'incognita del talentuoso Keita, assente dalla formazione titolare nelle prime quattro giornate: scelta tecnica o acciacchi fisici? Svogliato come dicono o lento nel ripristinare lo scintillante giocatore visto in campo nel finale dello scorso campionato? Lo aspettiamo al varco nel 4-3-3 deciso dall'allenatore ducale dopo la poco efficace proposizione del 4-2-3-1 per buona parte della prestazione in Sicilia prima della grandinata di reti arrivata avendo in campo Felipe Anderson, un altro che sta facendo ricredere i detrattori e che meriterebbe maggiore considerazione.

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In ogni caso a Formello pare manchi sempre un centesimo per fare un euro, pure se c'è il ritorno consolatorio di Federico Marchetti, che con Conte commissario tecnico potrebbe presto ritrovare la maglia azzurra al solo ricordo delle prestazioni monstre offerte due anni fa contro la Juventus. Assenti Gentiletti e Radu, nel suo derby personale contro gli emiliani Pioli potrebbe restituire alla platea Basta, cursore di fascia preferibile a Cavanda nonostante la buona prestazione offerta al “Barbera” dall'angolano naturalizzato belga. Poi, assegnati i compiti a De Vrij, Cana e allo spumeggiante Braafheid, noi confermeremmo l'emergente Onazi, specialista nel recupero dei palloni, caratteristica che sostanzialmente completa l'accoppiata Lulic-Parolo visto che c'è la sensazione d'un Ledesma oramai destinato a perdere quota pure quando manca l'argentino Biglia, in cabina di regia. E, strano ma vero, al fianco di Djordjievic, c'è l'imbarazzo della scelta sperando di non registrare altri infortuni, anche se sotto il profilo delle avversità culminate nella paurosa sbandata automobilistica di Lotito sulla Roma-Salerno, la Lazio ha già dato abbastanza. Meglio toccar ferro. Meglio ancora intuire che il futuro sarà a tinte biancocelesti anche grazie alla bella gioventù della Primavera guidata da Simone Inzaghi, capace di conquistare la Supercoppa italiana ai danni del Chievo. E chissà se Pioli riuscirà poi a trovare spazio pure a Cataldi e Tounkara, i gioielli di ultima generazione su cui fioccano le previsioni più sontuose. Nell'attesa, ci aspettiamo che prosegua l'ira di Djordjevic, bomber che esperti frettolosi avevano già bocciato. Ma tant'è, visto che esagerando in senso opposto, l'impallinatore definito George in omaggio a Chinaglia, viene descritto come una via di mezzo fra Vieri e Boninsegna. Troppa grazia. Meglio non fidarsi degli adulatori, fratelli laziali.

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