ROMA - Guai a dimenticare. Trentacinquesimo anniversario della morte di Vincenzo Paparelli, il tifoso biancoceleste scomparso tragicamente nel derby del 28 ottobre del 1979. Il figlio Gabriele non dimenticherà mai quella data: “Piango ancora ogni giorno l'assenza di mio padre. Io e la mia famiglia abbiamo dovuto spesso cambiar casa…
ROMA - Guai a dimenticare. Trentacinquesimo anniversario della morte di Vincenzo Paparelli, il tifoso biancoceleste scomparso tragicamente nel derby del 28 ottobre del 1979. Il figlio Gabriele non dimenticherà mai quella data: “Piango ancora ogni giorno l'assenza di mio padre. Io e la mia famiglia abbiamo dovuto spesso cambiar casa per via di minacce e frasi inguiriose. Per fortuna il popolo laziale ci ha donato un affetto immenso in questi anni”. Gabriele aveva solo otto anni quando avvenne il drammatico episodio, ma ricorda tutto di Vincenzo: “Le sue priorità erano la famiglia, il Lazio e la Lazio - ha dichiarato ai microfoni de 'I Laziali Sono Qua'”.
IL RICORDO - Dal cielo ha visto un arcobaleno tricolore: “Il momento più bello da laziale è legato allo scudetto vinto con Cragnotti. Quello in cui mi sono emozionato di più, pensando a papà, è stato un Lazio-Messina di dieci anni fa. Feci un discorso in mezzo al campo e i tifosi fecero un applauso scrosciante. In quel momento sentì che mio padre era lì con me…”, confida a Elle Radio. Insieme a un timore ricorrente: “Io ho una bambina di due anni, Giulia. L’ho portata il 12 maggio scorso allo stadio, alla serata 'Di Padre in Figlio'. Onestamente ancora non me la sento di trascinarla in una partita di campionato. Ogni volta vengo assalito da un misto di gioia e di paura”. La mente va subito agli ultimi fatti di cronaca, al recente lutto per la scomparsa di Cristian e il piccolo Stefano, deceduti però lontano dall'Olimpico dopo aver assistito a Roma-Bayern.
IL FUTURO - Anche la violenza negli stadi rimane però un tema caldo, c'è massima allerta – dopo la vicenda dell'ultima Coppa Italia – per la sfida di sabato sera fra Napoli e Roma: “Lo sfottò è giusto e non deve mai mancare. Quello che dovrebbe uscire dal calcio è la violenza. Dietro il nome di mio padre c’era una famiglia che ha sofferto. Spero che, con la mia testimonianza, la gente capisca che lo stadio è un posto dove bisogna solamente tifare, non uccidere”. Il discorso vale anche per l'ultima evoluzione degli “scontri tifosi”, sempre più fuori dagli stadi.
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