Città Celeste archivio2014 L'EX - Biava: "Lazio sei da Champions e Klose è super..."
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L'EX - Biava: "Lazio sei da Champions e Klose è super..."

redazionecittaceleste
E’ stato (senza forse) il miglior difensore della Lazio negli ultimi dieci anni. Meglio per costanza di rendimento di Andrè Dias. Se la potrebbe giocare con Fernando Couto, a cui capitò di soffrire per centrare la salvezza nella prima stagione di Lotito. Una vita fa. Giuseppe Biava detto Peppino, anni…

E’ stato (senza forse) il miglior difensore della Lazio negli ultimi dieci anni. Meglio per costanza di rendimento di Andrè Dias. Se la potrebbe giocare con Fernando Couto, a cui capitò di soffrire per centrare la salvezza nella prima stagione di Lotito. Una vita fa. Giuseppe Biava detto Peppino, anni 37, tornerà per la prima volta all’Olimpico domani sera con l’Atalanta. E’ rientrato a Bergamo per ricongiungersi alla famiglia, rinunciando al rinnovo proposto dal club biancoceleste, che lo voleva come terzo a ridosso di De Vrij e Gentiletti. Avrebbe fatto comodo. E’ stato lo stopper della Coppa Italia e del ciclo di Reja. Un marcatore vecchia maniera. Un modello in campo e nello spogliatoio. Colantuono nelle ultime settimane gli ha preferito Stendardo (altro ex laziale) e Cherubin. Chissà se scenderà in campo per misurarsi con Djordjevic o con il suo amico Klose, di cui ha compreso i mal di pancia. Di sicuro si emozionerà raccogliendo gli applausi del popolo biancoceleste. Ieri ci ha raccontato tutto.
Buongiorno Biava. Sabato si gioca Lazio-Atalanta, qual è il suo primo pensiero?
«Tornare per la prima volta da avversario dopo quattro anni è un’emozione, tornare in quello stadio dove ho gioito e sofferto, ritrovare i miei vecchi amici, sarà sicuramente una forte emozione. Con la Lazio per me sarà una partita diversa dalle altre».
Giocherà oppure no?
«Andiamo su un tasto dolente… Penso di no. E’ un mesetto che il mister fa giocare altri, non credo che cambi all’ultimo. Ci spero, ma non penso».
Ha iniziato titolare. E poi?
«Le prime dieci partite tra Coppa e campionato le avevo giocate tutte. E’ cambiato il modo di stare in campo. Prima giocavamo a viso aperto, non sono venuti i risultati. Ora pensiamo a difenderci di più, forse Colantuono ha bisogno di giocatori più forti fisicamente, siamo arretrati come linea difensiva. Forse preferisce giocatori più alti e bravi nel gioco aereo come Stendardo e Cherubin. Sono miei pensieri, non ne ho parlato con l’allenatore».
E’ in concorrenza con Stendardo. C’è anche Scaloni. Una piccola colonia laziale a Bergamo.
«Con Willy ci conosciamo bene, stiamo in camera insieme, parliamo e guardiamo spesso la Lazio. Ci sono Lionel e anche Frezzolini, lazialissimo. Si parla sempre della Lazio. L’abbiamo seguita dall’inizio, aveva dimostrato di giocare bene, sembrava che avessero trovato la quadratura giusta. Poi sono caduti a Empoli, hanno perso terreno, ma formano una squadra valida. Lotito ha fatto dei buoni acquisti. Lotterà per le zone alte. Milan e Inter fanno fatica. La lotta per il terzo posto è aperta a parecchie squadre, Lazio compresa».
E se le toccasse marcare Klose? Lo ha già fatto tante volte in allenamento.
«L’allenamento è una cosa, la partita un’altra. Era difficile marcarlo anche in allenamento. Miro è molto forte tatticamente, intelligente, bravo a sfruttare ogni piccolo errore. In area sa dove arriva la palla, è astuto. Ora non sta giocando molto. Io lo ricordo come un attaccante utile alla squadra, ci dava la carica, era uno sempre positivo, prodigo di consigli. Credo sia ancora importante. Quando si è abituati a giocare sempre, come può essere anche il mio caso, fai fatica ad accettare la panchina. La devi accettare, ma soffri. Lui poi viene da un Mondiale vinto. Alla nostra età, è importante giocare. Se cominci a non giocare, fai fatica. Devi avere la fortuna di scendere in campo la domenica, altrimenti allenarsi e basta è complicato. La partita ti allena, durante la settimana ti gestisci. Allenandosi e basta, alla nostra età qualcosa perdiamo».
Obiettivo salvezza per l’Atalanta?
«Sì. Il nostro traguardo è la salvezza. Non pensavamo fosse facile, ma credevamo di partire meglio, invece ci siamo ritrovati dietro. Per fortuna abbiamo vinto con il Cesena e messo fuori la testa. Ma sino all’ultimo dovremo giocarcela».
Questa Lazio dove può arrivare?
«All’inizio mi aveva impressionato, giocava un bel calcio. Candreva si è confermato. Parolo si è inserito bene e poi tutti gli altri. Può lottare per il terzo posto. Anche il Napoli fa fatica. Se ci sono Samp e Genoa, ci può stare la Lazio».
Se fosse rimasto Reja, avrebbe rinnovato?
«No, era una situazione slegata. Ne parlavo con il mister, era incerto anche lui. Avevo già preso una decisione. Con Edy ho avuto un bellissimo rapporto, tutti gli eravamo affezionati. E’ un buon allenatore, è una persona eccezionale».
Decisiva la famiglia?
«Sì. Volevo tornare da mia moglie Michela e da mia figlia Grace a Bergamo. Già l’anno prima ci avevo pensato. Con la vittoria della Coppa Italia avevo cambiato idea: la voglia di giocare la finale di Supercoppa e quell’entusiasmo mi portarono al rinnovo».
E’ vero che Lotito le aveva proposto di aprire a Formello una scuola per giovani difensori?
«Mi aveva proposto il rinnovo e mi aveva detto: “Gioca sino a quando vuoi, poi resti alla Lazio“. Mi avrebbe trovato un ruolo. Non abbiamo parlato di cosa avrei fatto, il rinnovo era una formalità. Le sue parole mi hanno fatto piacere. C’è stima reciproca. L’ho ringraziato, ma volevo tornare a casa. Quando smetterò, il più tardi possiibile, mi piacerebbe allenare i ragazzini. Certo curerei la fase difensiva per insegnare quello che so».
Da come parla, non ha ancora deciso quando smettere.
«Quando stai fuori, capisci quanta è la voglia di giocare. Se vedi gli altri in campo rosichi, ti manca il campo. Poi bisogna fare i conti con il fisico. Sino a che regge, spero di continuare. La testa c’è ancora».
Perché in Italia non crescono più bravi difensori?
«Non lo so. Una volta avevamo anche i portieri più forti, non solo i difensori. Forse ci siamo seduti troppo, pensando di essere i più bravi. Per quello che vedo, rispetto a quando ero giovane, si cerca il difensore in grado di impostare l’azione, più partecipe al gioco. Una volta la prima cosa che ti insegnavano era difendere, saper marcare in area. Se eri bravo con i piedi, meglio. Ma era importante non prendere gol. Sono vecchia maniera e la penso così. Giusto saper impostare, è una qualità in più, ma conta non prendere gol».
Quali sono le doti indispensabili di un difensore?
«La prima cosa è la concentrazione, l’attenzione. Devi essere bravo a marcare per tutta la partita. Se ti distrai una volta e prendi gol, butti via la prestazione. Mi piacciono quelli che non si distraggono. Un difensore deve rimanere concentrato e attento per 90 minuti. E’ la prima qualità, poi ognuno ci mette le sue caratteristiche. Chi è bravo a leggere, chi nell’anticipo, la grinta ci vuole sempre. Se vai molle, perdi il contrasto. Io preferisco un difensore che prende sempre 6 o 6,5 in pagella. Quelli che gli attacanti si preoccupano e dicono: “Oggi mi tocca questo. E’ rognoso, attento, morde la caviglia”. Se prendi 7 per l’eleganza e una settimana dopo 4 perché hai preso male un gol, non sei un buon difensore. Quelli che prendono sempre 6 significa che ci sono in tutte le partite».
Biava avrebbe fatto comodo per far crescere De Vrij… Le piace l’olandese?
«L’ho visto e mi piace. Nonostante sia giovane, mi sembra già esperto, bravo nell’anticipo, abbastanza attento. Avevo visto, per la verità, nelle prime due partite anche Gentiletti. Mi aveva impressionato per la personalità. Vicino a De Vrij era perfetto, perché più esperto, la società aveva costruito una bella coppia. Peccato per l’infortunio. Dopo è toccato a Ciani, che ha giocato alcune buone partite. E poi ho visto Radu. E’ un bel difensore centrale, si deve solo riabituare ai movimenti, penso lo possa fare. Per personalità e intelligenza ci può stare benissimo in mezzo».
Perché Novaretti non si è imposto? Che ne pensa?
«Diego mi è sempre piaciuto, anche quando giocavo con lui mi sentivo tranquillo. E’ attento, un bel marcatore. E’ stato sfortunato negli episodi, ai primi errori è stato criticato ed è stato etichettato come un difensore non all’altezza. Noi che lo vedevamo in allenamento avevamo un’impressione diversa. Gli è girata storta, al primo anno in Italia ha sofferto le critiche, ha perso fiducia, ma è bravo. Come tutti avrebbe bisogno di trovare tranquillità e continuità».
Ha visto, in giro tra serie A e B, un giovane difensore su cui punterebbe?
«Mi piacciono Tonelli e Rugani, li ho visti quando abbiamo affrontato l’Empoli. Mi sembrano molto bravi. Punterei su Rugani, che è più giovane. Mi piace Suagher. E’ di proprietà dell’Atalanta, ora è in prestito al Carpi. Mi aveva impressionato in ritiro. E’ un bel marcatore, vecchia maniera. abbastanza alto ma veloce. Pensavo lo tenessero, è andato a giocare, meglio fare esperienza in B. Se non si perde, diventerà un ottimo difensore».
Se ripensa al derby del 26 maggio qual è la prima immagine che le viene in mente?
«Quando alziamo la Coppa e il gol di Lulic. Ci penso spesso, quando non gioco e sono in ritiro mi guardo qualche immagine e le foto sul computer per caricarmi».
C’è chi ricorda la scivolata sul tiro centrale di Destro prima del gol di Lulic. Cosa ha pensato in quel momento?
«Non ho pensato a niente. E’ stato tutto veloce. Ero già a terra, Marchetti avevo parato il suo tiro. Avevo giocato una bella partita, annullando Destro, basta una piccola scivolata a volte per rovinare tutto. Si vede che dovevamo vincere la partita. Come squadra abbiamo meritato, siamo stati superiori alla Roma in quel derby».
C’è stata invece un’azione in cui ha seguito Totti sino alla linea del fallo laterale vicino alla Curva Sud. Se la ricorda?
«Sì. Volevo anticiparlo come al solito, sapevo che gliela volevano dare, dietro non c’era nessuno, inutile restare sulla linea. Mi sembra che mi abbiano fischiato il fallo. A Totti basta avvicinarsi un metro e fischiano, se lo tocchi o non lo tocchi è lo stesso… Volevo fargli capire che ero lì e non lo avrei mollato, che gli sarei rimasto sempre dietro. Totti è bravo a girarsi e mette palla nello spazio. Eravamo aggressivi, se mi fossi fermato il pressing dei miei compagni sarebbe stato inutile».
Dalla Coppa Italia di serie C vinta con l’Albinoleffe a quella con la Lazio. Qual è l’insegnamento? I sacrifici ripagano?
«La mia storia parla di questo. Sono partito a 18 anni in D e vincendo tutti i campionati sono arrivato a giocare in serie A e poi anche alla Coppa Uefa. Con l’Albinoleffe tutti ci snobbavano, eppure vincemmo una Coppa Italia contro il Livorno, ai tempi una signora squadra. Si può vincere, basta metterci cattiveria e convinzione. La mia storia è questa. Sono orgoglioso di questa trafila, mi ha portato a vincere questi due trofei con Albinoleffe e Lazio».
Come finirà domani?
«Non lo so. Noi speriamo di portare a casa punti. Spero per la Lazio che possa raggiungere il suo obiettivo. Può essere l’anno buono per la Champions, ci spero. Lotito se lo merita, l’abbiamo sfiorata due volte con Reja. Prima o poi la Lazio ci dovrà arrivare».
Cosa si sente di dire ai tifosi della Lazio?
«Niente. Voglio ringraziarli, sono sempre stati carini, mi hanno voluto bene. Conservo un bel ricordo».
Hanno persino raccolto le firme per convincere Prandelli a portarla in nazionale.
«Già. E’ vero. Mi ha fatto piacere, ma sapevo che non sarei andato in nazionale. L’ho presa come una cosa carina. Non ho rimpianti per l’azzurro. Essere arrivato a 27 anni in serie A e aver vissuto gli anni migliori alla Lazio quando ne avevo più di 30 non mi ha agevolato, ma sono contento della mia carriera. Mi basta questo». (Corriere dello Sport)