Di Gianni Mura - Repubblica ROMA - Nel calcio l’uomo-ovunque è sempre esistito. Poteva essere Valentino Mazzola o Tardelli, Falcao o Cruijff. Non era il regista classico ma il giocatore che si trovava sempre al posto giusto nel momento giusto, in funzione della squadra. La nuova Italia di Conte l’uomo-ovunque…

Di Gianni Mura - Repubblica

ROMA - Nel calcio l’uomo-ovunque è sempre esistito. Poteva essere Valentino Mazzola o Tardelli, Falcao o Cruijff. Non era il regista classico ma il giocatore che si trovava sempre al posto giusto nel momento giusto, in funzione della squadra. La nuova Italia di Conte l’uomo-ovunque ce l’ha. E’ Lotito. Che non gioca a calcio ma gioca su diversi tavoli e in diversi ruoli. Chi pilota le elezioni del nuovo presidente della Federcalcio? Lotito. Chi lo difende a spada tratta anche dopo l’indifendibile uscita su Optì Pobà, che guardacaso giocava nella Lazio? Lotito. Che guardacaso è presidente della Lazio ma non solo. Chi sale nella suite dove Gattotardo Tavecchio sta discutendo i dettagli del contratto con Conte? Lotito. Chi fa da suggeritore e da claque all’insediamento di Tavecchio? Lotito. Chi s’insedia più veloce della luce alla scrivania dell’ex vicepresidente Albertini, il cui tackle era più efficace sui campi? Lotito. Chi va in panchina con il Gattotardo mentre la Nazionale si allena, e con k-way con enorme (e pacchiana) scritta Italia? Lotito. Chi va allo stadio per vedere la partita con k-way alla rovescia, così si nota meno? Lotito. Chi si aggira nei pressi dello spogliatoio, a partita finita? Lotito. Azzurro, questo Lotito è troppo azzurro per noi, sulle note, notissime, di Conte (Paolo però) potevano mettersi a cantare Buffon e compagni. Ma non l’hanno fatto. Si sono lamentati (tutti o qualcuno? ma con chi?) dell’onnipresenza lotitiana. Questo ci hanno detto ieri molti quotidiani. Dialogare con Lotito è impossibile perché parla sempre lui, se n’è avuta conferma nell’ultima Domenica sportiva. Si potrebbe cantare, evocando il «Renato » di Mina: «Lotito Lotito Lotito/ la tua presenza ci ha sfinito/Lotito Lotito Lotito/qui non hai proprio niente da far». Lotito 4 per invasione di campo. L’uomo è forte, ci vuol altro per deprimerlo. Ha salvato la Lazio dal fallimento, è andato contro gli Irriducibili, a riprova che nel calcio, volendo, non ci si rimette, s’è preso pure la Salernitana, è senza dubbio un uom dal multiforme ingegno. Ma è anche un uomo che raggruppa per categorie. Quando De Rossi si schierò, in campagna elettorale, a favore di Albertini, Lotito commentò: «Ora parla pure De Rossi! I dipendenti dovrebbero fare i dipendenti». Cioè non avere idee, o non renderle pubbliche, o non permettersi di averne? Per questa frase il voto è 2. I dipendenti e gli indipendenti.

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I padroni e i servi. Chi può e chi non può. Ma non siamo tutti sulla stessa barca? Sì, ma io studio le rotte, scruto l’orizzonte, e voi remate. Tremate, anche, pensando che il cambiamento del sistema- calcio, in Italia, dipende da Lotito. Al quale devo, lo confesso, un po’ (5,5) di gratitudine. Invece di contare le pecore per favorire il sonno, mi invento un’intervista a Lotito, vale a dire un monologo, e dopo due minuti ronfo che è un piacere. Tranne che una notte. Mi ero immaginato le nozze di Lotito e non riuscivo a capire come avesse potuto limitarsi a un monosillabo. Non ho dormito perché a un certo punto era un incubo: Lotito era anche il celebrante, anche la sposa, anche i testimoni, il pubblico e i chierichetti, anche il sacrestano. Da paesi dove crescono le banane, per l’esattezza da Porto Alegre. Il Tsjd (tribunale sportivo brasiliano) con voto unanime ha escluso il Gremio dalla Coppa nazionale in seguito a cori razzisti di suoi sostenitori contro il portiere Aranha del Santos. Era l’andata degli ottavi, il 28 agosto. Multato il Gremio, multato e sospeso l’arbitro Wilton Pereira de Sampayo che nel suo referto non aveva menzionato i cori. Identificata una voce del coro, Patricia Moreira: daspo di due anni, ma rischia fino a tre anni di carcere. La clinica odontoiatrica presso cui lavorava l’ha licenziata. La responsabilità oggettiva qui l’abbiamo sotterrata, pur continuando a parlare di tolleranza zero. Se c’è, è nei confronti del buon senso. Come dimostra (31 agosto) il caso di Ilaria Montis, giovane archeologa che passa la domenica tra le dune di Piscinas (da 9, senza barbari). La sera, con un amico, raccoglie un po’ di rifiuti altrui, non vede cassonetti, o forse sono già pieni, mette lattine e bottiglie di plastica sull’auto e li deposita a Cagliari, rispettando la differenziata. E viene multata di 167 euro dalla polizia locale perché solo i residenti a Cagliari possono depositare i rifiuti nei cassonetti. Il sindaco Zedda si dice dispiaciuto che una persona civile debba pagare per le inciviltà altrui e ribadisce che Cagliari non può essere considerata la pattumiera della Sardegna. Spero che la stessa solerzia i suoi sceriffi la mostrino sulla spiaggia del Poetto, ma ho i miei dubbi e me li tengo. E mi piacerebbe che 5.000 sardi, ma anche 500, andassero a Cagliari con una lattina, o una bottiglia di plastica, o due cicche e le depositassero nei cassonetti recitando «e adesso multate anche noi». Oppure che Zedda, a multa pagata, desse una medaglia anche di cartone o una pergamena a Ilaria Montis (9) per il suo senso civico. Per farla corta, Zedda 3. C’è modo e modo.

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