ROMA - Insieme per le faccende di Federcalcio, forse per qualche affare di mercato, punto. Certo, l’amicizia è un’altra cosa. Perché da tre anni a questa parte lo storico feeling tra Lazio e Genoa, fatto di scambi e di favori in virtù della ricorrente convergenza di interessi tra i presidenti,…
ROMA - Insieme per le faccende di Federcalcio, forse per qualche affare di mercato, punto. Certo, l’amicizia è un’altra cosa. Perché da tre anni a questa parte lo storico feeling tra Lazio e Genoa, fatto di scambi e di favori in virtù della ricorrente convergenza di interessi tra i presidenti, ha lasciato il passo a un rapporto unilaterale: solo gioia per i genoani e solo grane per i laziali. Di fatto la partita di domenica è un tabù, tra l’altro fra i più neri per la Lazio. Che da tre stagioni perde sistematicamente punti e giocatori nei confronti con i rossoblu, casa o trasferta non fa differenza. Ora tocca a Pioli invertire la tendenza rompendo una maledizione con la quale già si trova suo malgrado a dover fare i conti, non fosse altro che per i giocatori entrati in zona rossa per la partita di Marassi: Radu, si sapeva, è proprio out, mentre Djordjevic ieri non si è allenato e Biglia ha sentito pizzicare dietro al ginocchio (Ledesma è stato subito allertato). Lì a Genova pure Brocchi e Klose si fecero male. E così il tormentone ha già ricominciato a circolare tra i tifosi: «A Preziosi sempre sei punti, altro che amicizia».
E, in effetti, come dare torto ai laziali che già provano ad esorcizzare la paura di una statistica da brivido: Kucka e Gilardino nello 0-2 dell’Olimpico, Gilardino e l’impronunciabile Fetzfatzidis nel 2-0 di Marassi, questo per quanto riguarda la scorsa stagione. E quella prima? Più o meno la stessa solfa: 0-1 casalingo (Borriello) e sconfitta 3-2 a Genova (Borriello, Bertolacci, Rigoni più Floccari e Mauri). Nel 2011-12 ancora delusioni e ancora doppio ko: 3-2 a Marassi (Palacio e doppietta di Jankovic più Ledesma e Gonzalez) e 1-2 all’Olimpico (Palacio, Kucka e gol di Sculli, laziale per contratto ma genoano di cuore). Una maledizione, insomma.Se poi si va a cercare l’ultima vittoria, beh, allora si capisce che la scalogna non conosce limiti né risultati: 14 maggio 2011, la Lazio esulta nel 4-2 dell’Olimpico, salvo, però, dannarsi per i due anni seguenti al successo: quella è la partita diventata pietra miliare dell’inchiesta sul calcioscommesse che ha portato alla squalifica di Mauri. Bestia nerissima, quindi. (Corriere della Sera)
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