Città Celeste archivio2014 LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA - Tare: "Serbia-Albania? Non ci saranno ripercussioni alla Lazio". Cana: "Io ferito". E Berisha: "Abbiamo combattuto per la nostra Nazione"
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LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA - Tare: "Serbia-Albania? Non ci saranno ripercussioni alla Lazio". Cana: "Io ferito". E Berisha: "Abbiamo combattuto per la nostra Nazione"

redazionecittaceleste
ROMA - Era a Belgrado, è sceso nello spogliatoio. Pure Tare è rimasto frastornato dal putiferio di Serbia-Albania: “Mi dispiace che non abbia vinto lo sport, che doveva invece unire questi due Paesi. Questo purtroppo non è successo. Anche per colpa della stampa serba e albanese, che hanno alzato la…

ROMA - Era a Belgrado, è sceso nello spogliatoio. Pure Tare è rimasto frastornato dal putiferio di Serbia-Albania: “Mi dispiace che non abbia vinto lo sport, che doveva invece unire questi due Paesi. Questo purtroppo non è successo. Anche per colpa della stampa serba e albanese, che hanno alzato la tensione con articoli inutili”. È sconsolato il ds della Lazio: “È successo di tutto, tanta gente in tribuna minacciava, ma altrettanta gente ci ha difeso con dignità. Il controllo era l'unica cosa che non c'era in quel momento. È stato un quarto d'ora di tensione molto alta. Si vedeva che era una situazione pericolosa. Ma io ero con degli amici serbi e sono riuscito a rientrare tranquillamente in albergo”. La Lazio ieri era l'unica squadra ad avere giocatori nell'una e nell'altra rappresentativa. Cana, Berisha e Djordjevic si rivedranno oggi a Formello, dove è rimasto l'altro serbo (non convocato poichè infortunato) Basta: “Ci possono essere ripercussioni nello spogliatoio? No, tra di loro c'è un rapporto ottimo, sono persone molto serie e perbene. Non ci sarà nessun problema”.

CANA E LA RISSA - Ancora arde il fuoco nei Balcani. Questione aperta, apertissima, dopo i disordini di ieri sera: "Eravamo venuti a Belgrado per giocare a calcio, ma siamo stati aggrediti dai tifosi serbi", racconta il capitano Lorik Cana. Serbia-Albania dura appena 42 minuti. Un drone con una bandiera della Grande Albania, con la scritta “Kosovo autoctono” e la data del 1912 (la rivolta albanese) scatena il putiferio. Il giocatore della Serbia Mitrovic arpiona il vessillo, parte la guerriglia: "Volevamo solo prendere la bandiera e tutto sarebbe tornato alla normalità, ma invece siamo stati aggrediti. Ho visto un tifoso serbo con una sedia che si scagliava contro i miei compagni, dovevo difenderli”, spiega il difensore biancoceleste la sua reazione scomposta contro l'invasore di campo.

BERISHA E LA GUERRA - Il day-after porta ancora i segni di una serata assolutamente da dimenticare: “Ho delle ferite sul viso, Taulant Xhaka (difensore del Basilea, ndr) ha il naso e gli occhi gonfi e doloranti. Il personale di sicurezza, invece di proteggerci, ci ha attaccato", denuncia Cana. Prima di svelare altri retroscena di quegl'attimi concitati: “I delegati UEFA volevano far riprendere la partita con lo stadio vuoto, ma era davvero impossibile tornare in campo.Vedremo quando si potrà rigiocare questa partita”. Anche se i tifosi albanesi festeggiano già in patria lo 0-3 a tavolino: “Abbiamo combattuto per loro”, tuona Berisha, con un linguaggio che certo non stempera il clima. Il portiere biancoceleste aggiunge anche: “L'atmosfera era quella di una guerra. Prima della partita sapevamo che tutta la Nazione ci stava seguendo per questo incontro importantissimo, è stato emozionante". Caro Etrit, censurabile è il termine giusto.

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