Città Celeste archivio2014 Lazio, la storia di Pioli. A Firenze capì: "Allenerò"
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Lazio, la storia di Pioli. A Firenze capì: "Allenerò"

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A Firenze ebbe l’illuminazione. Confidò a se stesso: diventerò allenatore. Lo disse piano, per non farsi sentire dall’altro se stesso che faceva il calciatore. Meglio andarci cauti, quando ti accorgi che il mondo che hai dentro sta cambiando. Custodì a lungo il segreto, ma la strada era segnata. Quando seppe…

A Firenze ebbe l’illuminazione. Confidò a se stesso: diventerò allenatore. Lo disse piano, per non farsi sentire dall’altro se stesso che faceva il calciatore. Meglio andarci cauti, quando ti accorgi che il mondo che hai dentro sta cambiando. Custodì a lungo il segreto, ma la strada era segnata. Quando seppe che il suo destino stava cambiando Stefano Pioli aveva 28 anni.

I PRIMI MAESTRI. Era nel pieno della sua carriera. Una luce gli si accese dentro. Qualche anno fa ci raccontò: «E’ difficile spiegare cosa capita nella testa di un calciatore, ci sono momenti particolari che sono delle svolte, va così. E’ questione di sensazioni. E io a Firenze capìi che volevo diventare allenatore. O almeno provarci». Succede che sei più curioso sui metodi di allenamento. Succede che ti interroghi sulle dinamiche di gruppo. Succede che non ti preoccupi più dei tuoi movimenti, ma cominci a ragionare «da squadra». «Stavo attento a tutto. Mi interessavo ad ogni singolo momento dell’allenamento». Fu Claudio Ranieri, uno dei suoi tecnici di allora, l’uomo da cui andò a lezione. Ha raccontato Pioli: «Passavo ore con lui, mi spiegava tutto. Aveva molta pazienza, io chiedevo e lui cercava di farmi capire».

IL GIGLIO NEL CUORE . A Firenze Pioli ci è rimasto dal 1989 al 1995. Sei stagioni, dai 24 ai 30, anni che contano. 154 presenze e 1 gol, da difensore, in quella fase storica in cui gli stopper si stavano tramutando in centrali difensivi. Quattro campionati in A, uno in B (vinto) e l’ultimo di nuovo in A. La Fiorentina, a conti fatti, è stata la sua ultima squadra; perché poi con Padova, Pistoiese e Fiorenzuola è cominciato lo scivolo verso la periferia dell’impero e la fine della carriera. Allenatori in viola: Claudio Ranieri, Gigi Radice, Bruno Giorgi. Da tutti, Pioli ha preso un po’. Ha avuto come compagni stelle come Baggio e Batistuta, tormentati talenti come Effenberg e Lacatus, ma anche onesti mestieranti come Fiondella e Volpecina.

GIOIE E DOLORI . Dopo alcuni mesi i compagni della Fiorentina iniziarono a chiamarlo «Petto di pollo», per il modo di correre, a schiena dritta, tutto impettito; posa innaturale per un difensore. Ma si sa, dell’eleganza – anche in campo – Pioli ha sempre fatto la sua cifra stilistica. Gli anni passarono, il soprannome sfumò. Firenze gli è rimasta dentro. Nel passaggio dal Verona alla Fiorentina si è sposato, a 24 anni, con Barbara (si conoscono dai tempi della scuola), quello viola è il periodo in cui sono nati i figli, Carlotta e Gianmarco. Momenti belli. E pure brutti. Con la maglia viola si ruppe i legamenti. 17 aprile 1990, semifinale di ritorno di Coppa Uefa contro il Werder Brema, si giocava a Perugia. Pioli uscì in barella dopo appena sette minuti di gioco. Un’altra volta, contro il Bari, Protti tentò la rovesciata e gli centrò una tempia. Per qualche secondo il cuore smise di battere.

QUARTO TENTATIVO . Da allenatore a Firenze ci è tornato tre volte. Gli è andata sempre buca. Contro la Fiorentina al Franchi, la sua prima volta fu quando sedeva sulla panchina del Chievo: perse 1-0. Stesso risultato anche con il Bologna nel 2012-13, nella sua seconda stagione rossoblù (l’anno prima arrivò al posto di Bisoli dopo che Fiorentina-Bologna si era già giocata). Un tracollo l’anno scorso: 3-0 all’andata e i primi scricchiolii di una stagione storta e balenga. Il passato (viola) per Pioli è una terra ancora inviolata. Ci proverà domenica all’ora di pranzo. Ma prima di sedersi sulla panchina della Lazio non potrà non allungare lo sguardo su quella Fiesole che una volta era la sua curva, in quegli anni a cavallo tra il calar degli Ottanta e l’alba dei Novanta, anni di cambiamenti e nuove consapevolezze, anni in cui Stefano Pioli capì che sarebbe diventato allenatore. (Corriere dello Sport)