ROMA - Possibile che non si riesca a sapere a chi appartiene il Bari, che non si capisca quali soci si celino dietro la figura dell’ex arbitro Gianluca Paparesta? Da tempo si dice che Claudio Lotito detenga una quota della nuova società post fallimento. Interpellato da un giornalista in occasione…

ROMA - Possibile che non si riesca a sapere a chi appartiene il Bari, che non si capisca quali soci si celino dietro la figura dell’ex arbitro Gianluca Paparesta? Da tempo si dice che Claudio Lotito detenga una quota della nuova società post fallimento. Interpellato da un giornalista in occasione dell’amichevole tra Italia e Olanda allo stadio San Nicola, Lotito ha così risposto: «È totalmente falso che io sia dentro il Bari, però è un peccato perchè con Lotito il risultato è garantito». Smentita con ammiccamento. Poi il consigliere federale, nuovo uomo forte del calcio italiano, è andato a cena con Paparesta: una coincidenza, di sicuro. Curioso che le multiproprietà siano state uno dei temi forti dell’ultimo consiglio federale. Lotito possiede la Lazio in serie a, è co-proprietario della Salernitana in Lega pro e vuole sdoganare ufficialmente questa pratica, che in altri paesi è illegale. Resterebbe l’obbligo di disfarsi di uno dei club nel caso in cui una persona, per effetto di una promozione o di una retrocessione, si trovasse a gestire due società nella stessa categoria. Qui casca l’asino e ritorniamo al punto di partenza: se non conosciamo oggi i veri padroni del Bari, come ci si comporterà domani nel caso in cui la squadra pugliese venisse promossa in serie a? Passano gli anni, cambiano i personaggi, ma nel calcio italiano i metodi restano più o meno gli stessi. Una volta c’era Luciano Moggi con le sue squadre satellite, tipo il Messina. Oggi infuria Lotito con le sue multiproprietà. I soliti furbetti del campionatino. Trasparenza mai. (Gazzetta dello Sport - Sportweek)

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