Si riparte da lui, impossibile farne a meno, almeno per adesso. Perché alla sua quarta stagione biancoceleste e con la promessa di fare meglio che nella terza, Miro Klose non ci ha messo molto a riprendersi ciò che è suo di diritto. A San Siro, nella prima contro il Milan,…

Si riparte da lui, impossibile farne a meno, almeno per adesso. Perché alla sua quarta stagione biancoceleste e con la promessa di fare meglio che nella terza, Miro Klose non ci ha messo molto a riprendersi ciò che è suo di diritto. A San Siro, nella prima contro il Milan, Miro sarà al centro dell’attacco tra Keita e Candreva, un punto certo in una squadra che ha appena iniziato la sua evoluzione senza sapere con esattezza a cosa poter ambire. E forse Miro ci sarà anche per questo, per aiutare a condurre i tanti cambiamenti verso un progetto valido sul campo, momento reso delicato anche della frenesia degli ultimi giorni di mercato. A tutela della Lazio, insomma. D’altronde non avrebbe senso rinunciare ad una certezza di proporzioni mondiali, soprattutto se Klose conferma la leggerezza mentale che ha accompagnato l’agosto laziale. Come se ormai non avesse altri pensieri a sottrargli energie, i record sono stati abbattuti e gli allori conquistati, ora la dedizione alla Lazio può essere completa. Finalmente, verrebbe da dire. Così Stefano Pioli sembra aver deciso. Forse stimolato dal gol che il tedesco è riuscito a segnare contro il modesto Bassano nei soli 20’ a disposizione da subentrato a Djordjevic. Che è, sì, uno dei fiori all’occhiello della campagna acquisti, il titolare nelle idee di chi l’ha a suo tempo acquistato. Ma che comunque è rimasto sorprendentemente a secco nonostante la festa del gol celebrata domenica sera nell’Olimpico. Nessuna bocciatura, assolutamente. Ma un esame rimandato probabilmente ad un match mentalmente più abbordabile, forse già il Cesena alla prima in casa. Ora tocca a Miro. Il che, certamente, se non genera sorpresa per il carisma e la storia del 36enne campionissimo tedesco, un po’ lascia perplessi per lo spirito che aveva battezzato la nascita della nuova Lazio. Perché si era partiti a maggio issando un progetto giovani a bandiera della nuova stagione, una squadra rifondata su prospetti in grado di blindare i prossimi cinque anni. Corrisponde all’identikit l’olandese De Vrij, 23enne maggior investimento estivo in un ruolo chiave ma ancora senza un partner certo (ora si parla di un nuovo candidato, l’americano Geoff Cameron, 29enne dello Stoke City); e pure il 19enne Keita, che l’anno scorso è esploso, si inoltra nella stagione come punto fisso, non più come un accessorio di lusso. Però, facendo i conti dei papabili contro il Milan, si capisce che il progetto giovani è più che altro legato allo sfrenata campagna acquisti praticata per le giovanili (per altro tutti stranieri: ma Lotito, sponsor di Tavecchio, non voleva far ripartire la Nazionale dalle giovanili dei club?). Di progetto giovani, insomma, si può tranquillamente parlare, ma non per la prima squadra che è stata rimpolpata da giocatori validi, ma sulla soglia dei 30 anni (Basta, Parolo, Gentiletti, Braafheid). Che potrebbero andare a ritardare l’inserimento dei vari Cataldi e Tounkara, i veri tesori della Lazio. In Germania, per esempio, a 18 anni si fa l’esordio e poi si rimane a fare i titolari tra i grandi. Certo, servono pazienza, fiducia e coraggio da parte di chi li manda in campo. Ma solo così si può aspirare a creare tanti nuovi Klose.

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Riccardo Focolari

Cittaceleste.it

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