PIGLIATUTTO - Tutta la Salernitana nelle mani di Lotito
ROMA - Claudio Lotito padrone assoluto della Salernitana, con Marco Mezzaroma che gli cede il 20 per cento delle sue azioni, per un nuovo assetto che vedrebbe il patron della Lazio con il 70 per cento e il cognato Mezzaroma scendere al 30 per cento. La notizia, diffusa in mattinata dalla stampa campana con un virgolettato dell’avvocato del club Gianmichele Gentile, è stata però smentita nel pomeriggio dallo stesso Mezzaroma come “ipotesi arbitraria e fantasiosa”. Ma il dado è tratto per quella che è veramente la posta in palio: non tanto la divisione familiare delle quote, quanto l’apertura del calcio italiano, unico in Europa, alle multiproprietà.
Non è un mistero che Lotito, grande burattinaio dell’elezione di Tavecchio, colui che oggi in Federcalcio fa il brutto e il cattivo tempo, prema fortemente per la modifica dell’articolo 16 bis del Noif (norme organizzative interne della Federcalcio), quella che permette a un singolo di possedere più di una squadra. Una bozza di riforma è già stata presentata da Lotito il mese scorso, è probabile che su questo punto ci sia adesso un’accelerazione rispetto ai pachidermici tempi federali. Proprietario della Lazio dal 2004, inizialmente insieme al socio Mezzaroma – in un’operazione per cui la Cassazione a gennaio ha confermato il reato di omessa alienazione di partecipazioni societarie, mentre sono caduti in prescrizione i reati di aggiotaggio manipolativo e informativo – nel 2011 Lotito si prende dal fallimento la Salernitana in Serie D. Tutto regolare, la multiproprietà è possibile nel campionato Dilettanti, il feudo di Tavecchio, dove l’inserimento nel girone laziale permette alla Salernitana un’agevole risalita in Lega Pro. Qui Lotito sarebbe costretto a vendere, ma un lodo ad personam concesso dal presidente Mario Macalli – altro grande elettore di Tavecchio – consente una proroga della situazione. Il problema però va risolto alla radice, modificando l’articolo sulle multiproprietà, altrimenti sarà difficile vedere la squadra campana in Serie B o in A. In tre anni Lotito a Salerno porta la squadra a vincere una Coppa Italia di Lega Pro, ricostruisce il Centro Sportivo grazie a mezzo milione proveniente dal Comune e 1,5 milioni del Credito Sportivo e si aggiudica un appalto sanitario con la Asl da 20 milioni, poi sospeso in primavera fino a nuovo ordine. Insomma, da buon imprenditore, ha diversi interessi legittimi in città, tutti con l’avvallo del potentissimo sindaco Vincenzo De Luca (Pd), grande cerimoniere nel 2011 dell’insediamento lotitiano a Salerno. Ma gli interessi di Lotito nel calcio e nella politica potrebbero non limitarsi a Roma e Salerno.
Così come in politica lui, uomo della destra storica capitolina in ottimi rapporti con il Vaticano, non disdegna alleanze con il Pd. Come a Salerno anche a Bari, grazie ai buoni uffici del deputato del Pd Francesco Boccia, scriveva Dagospia , potrebbe esserci il suo zampino dietro la misteriosa cordata che ha appoggiato l’acquisto della società pugliese da parte dell’ex arbitro Gianluca Paparesta. Se in politica si chiama conflitto d’interessi, nel calcio si legge multiproprietà, ma né l’una né l’altra in Italia paiono essere un problema. (Il Fatto Quotidiano)
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