ROMA - E’ calmo, è sereno, è un segno di maturità. Un altro, al suo posto (magari uno alla Zarate), avrebbe reagito diversamente. Keita Balde Diao ha digerito la quarta esclusione di fila dall’inizio. Non giocò a Genova, entrò in corsa contro l’Udinese (14 minuti di gioco), è rimasto in…

ROMA - E’ calmo, è sereno, è un segno di maturità. Un altro, al suo posto (magari uno alla Zarate), avrebbe reagito diversamente. Keita Balde Diao ha digerito la quarta esclusione di fila dall’inizio. Non giocò a Genova, entrò in corsa contro l’Udinese (14 minuti di gioco), è rimasto in panchina a Palermo e contro il Sassuolo. Non è scoppiato il caso perché Keita non ha urlato, non ha fatto i capricci. Ha un buon rapporto con Pioli, parlano spesso, il tecnico gli ha spiegato le scelte, gli ha detto di tenersi pronto, gli ha ribadito la fiducia, gli ha detto di stare tranquillo.

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La reazione. Keita non ha perso la testa perdendo il posto. S’è rimesso in discussione, sta aspettando una nuova chance. Non è facile guardare gli altri giocare, non è facile scaldarsi, entrare per una manciata di minuti o per niente. Non è facile quando ti senti escluso, quando un altro viene preferito a te al momento delle sostituzioni. Keita sta sopportando tutto, sono trascorse sei giornate, è stato titolare solo nei primi due turni. Le parole di Pioli le ha ascoltate, le ragioni le ha accettate anche se a malincuore. Non è felice, come potrebbe esserlo? Questo lo sanno tutti. Le motivazioni sono tecniche: l’allenatore chiede movimenti precisi agli esterni offensivi, vuole che si accentrino, tende a favorire l’inserimento dei terzini. Keita, col pallone tra i piedi, è abituato ad affondare, l’indole lo porta ad attaccare la corsia, a percorrerla sino alla linea di fondo per tentare il cross. E’ un movimento che l’anno scorso ha avuto effetti positivi, ha permesso alla Lazio di rialzarsi con Reja in panchina. Keita non è riuscito a calarsi nel nuovo ruolo tattico (non certo per ammutinamento) e le scelte di Pioli sono state diverse. La scalata di Keita non si preannuncia facile, la Lazio ha vinto due partite di fila, il tecnico ha sposato il 4-2-3-1, nelle ultime uscite s’è affidato alla stessa squadra. Keita non ha fatto parte del doppio “undici” base e il motto “squadra che vince non si cambia” non gioca a suo favore. La pausa può essere utile per sfruttare gli allenamenti, per mettersi in mostra, per rilanciare la sua candidatura. Nessuno vuole costringere Pioli a scegliere Tizio o Caio, ogni allenatore è libero di giocare con chi vuole e come vuole. Ma una riflessione è necessaria: Keita Balde Diao è un grande talento, è il futuro. Ha rinnovato il contratto, è diventato un idolo dei tifosi, ha illuminato la scorsa annata, un’annata difficile, amara, disgraziata. Si vendono le sue magliette, si notano le sue immagini sui cartelloni della stagione 2014-15. Keita è un talento da salvaguardare, bisogna credere in lui. Tanti campioni in passato hanno chiesto la cessione, alcuni per motivazioni giuste, altri per capricci inutili. Keita deve consacrarsi con la Lazio, doveva essere la sua stagione, è curioso leggere i numeri registrati nelle prime sei giornate. L’annata 2013-14 l’aveva chiusa da protagonista: 25 presenze in A e 5 gol, 8 presenze in Europa e un gol. E ben nove assist spalmati nelle due competizioni. E’ normale interrogarsi leggendo le formazioni, notando le esclusioni di Keita, sono diventate quattro, non sono state casuali o dettate da necessità di turnover. Non sarà stata una bocciatura, ma è stato un segnale. Pioli rilancerà Keita, ne siamo certi, accadrà quando lo riterrà opportuno. Ha dovuto pensare al bene della Lazio, l’ha dovuta risollevare, per riuscirci ha adottato scelte clamorose. Dopo la sosta si dovrà volare e uno come Keita non potrà restare a terra. (Corriere dello Sport)

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