Il decreto sulla sicurezza negli stadi, presentato ad agosto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, è diventato legge mercoledì, dopo essere stato approvato anche dal Senato (164 sì e 109 no). Rispetto al decreto due le novità introdotte per emendamento, entrambi dopo che era stata messa la fiducia: la richiesta alle…

Il decreto sulla sicurezza negli stadi, presentato ad agosto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, è diventato legge mercoledì, dopo essere stato approvato anche dal Senato (164 sì e 109 no). Rispetto al decreto due le novità introdotte per emendamento, entrambi dopo che era stata messa la fiducia: la richiesta alle società di calcio di contribuire al pagamento degli straordinari delle forze dell’ordine e la sperimentazione del taser: la pistola elettrica che uccide e su cui Amnesty International Italia ha già paventato “il rischio di violazioni dei diritti umani”. Il decreto nasce in estate come risposta alla tragedia della finale di Coppa Italia, costata la vita a Ciro Esposito, ucciso a Roma in circostanze non ancora del tutto chiarite, una notte in cui le più alte cariche dello Stato erano in tribuna all’Olimpico incapaci di agire, tanto che la polizia ha trattato direttamente con le tifoserie. È quindi una legge emergenziale a favore di telecamere, senza che una riflessione sia stata fatta su questo e gli altri episodi. In buona sostanza il Daspo, il divieto di assistere alle manifestazioni sportive (legge 401 del 1989), è esteso da 1 a 3 anni, mentre prima arrivava massimo a 1 anno. Il Daspo per recidivi è esteso da 5 a 8 anni, prima era 5.

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E' inserito il divieto di trasferta fino a 2 anni per le tifoserie violente. E la possibilità di colpire colui che è ritenuto il capo carismatico del gruppo, anche se incensurato, con un Daspo di 3 anni. Poi c’è il cosiddetto arresto in flagranza differita, anche per chi incita alla discriminazione razziale. Il tutto nonostante i sottoposti a Daspo in Italia siano già oltre 5 mila, e la maggior parte dei provvedimenti sia poi rigettata dai Tar. E nonostante negli ultimi sette anni ci sia stato un calo della violenza del 60%, per un numero di episodi sei volte minore di quelli che accadono nelle celebrate Germania e Inghilterra (come appare da uno studio della Link Campus University, già disponibile quest’estate per la consultazione). I punti più controversi però sono due. Il cosiddetto Daspo di gruppo, ovvero la possibilità di punire indiscriminatamente un gruppo di persone anche se solo una è colpevole – norma a evidente rischio di incostituzionalità, come non pochi giuristi hanno avuto modo di far notare – e il fatto che i recidivi e i soggetti considerati più pericolosi possano essere sottoposti a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, anche integrata dall’obbligo di soggiorno. Una misura, quest’ultima, mutuata dal decreto Maroni sulla mafia. Carlo Balestri, fondatore anni fa di “Progetto Ultrà”, la spiega così: “Co – minciare a utilizzare norme valide per i mafiosi anche per i tifosi è un precedente assai pericoloso. E la cosa peggiore è che questi strumenti repressivi sono provati nelle curve, contro i ‘figli di nessuno’ e poi sono portati anche nelle piazze, allargate ad altri tipi di contestazione”. Se l’emendamento che prevede che le società versino una cifra compresa tra l’1% e il 3% degli incassi (tra i 2 e i 6 milioni l’anno) come contributo alle spese degli straordinari di polizia, è quello che ha fatto più rumore, ricevendo le critiche dei mammasantissima del circo pallonaro –da Tavecchio (Federcalcio) a Beretta (Lega Calcio), dai grandi presidenti alla grande stampa – il peggio è altrove.

Grazie all’emendamento del senatore Fontana di Forza Italia, infatti, è avviata a Milano, Roma e Napoli la sperimentazione del taser: pistola elettrica tutt’altro che innocua, se è vero che in America dal 2001 avrebbe già causato la morte di 870 persone, il 90% delle quali disarmato. Negli Stati Uniti e in Inghilterra (anche lì si contano diversi morti) Amnesty sta combattendo per eliminarne l’uso, in Italia è introdotto con la solita procedura: prima negli stadi, poi nelle strade. “Con una botta di taser ci rimango – spiega l’avvocato Lorenzo Contucci – è un’arma pericolosa, in certi casi micidiale (le scariche multiple da 50 mila volt possono danneggiare il cuore o il sistema respiratorio anche in maniera irreversibile, ndr). Ma se muore un ultras non è un grosso problema, come al solito le gradinate sono l’anticamera della piazza. Il taser tornerà utile nelle manifestazioni”. È successo per i lacrimogeni con gas CS (armi chimiche per la Convenzione dell’Onu) e per i manganelli tonfa, sperimentati allo stadio prima e usati al G8 di Genova poi. Nel mondo ultras la tensione è alta, fortunatamente per ora sono solo apparsi striscioni goliardici. A Pisa: “Pistole elettriche? Prima per gli ultras poi per tutta la città”. E a San Benedetto del Tronto “Alfano pupazzo, il taser sparatelo sul ca…o”. (Il Fatto Quotidiano)

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