TALENTO - Keita, per la Lazio è incedibile. Lui lavora in silenzio
Tocca a Keita. Eppure, un anno fa, nessuno l’avrebbe pensato o immaginato. In panchina è finito lui, ha giocato poco o niente. La scelta è stata tecnica e l’infortunio muscolare accusato ad ottobre è stato solo un problema in più, non certo l’unico. Tocca a Keita rialzarsi, ha fatto registrare segnali incoraggianti sabato sera, nel match contro l’Atalanta. E’ entrato in corsa, ha avviato l’azione del gol di Lulic e ha sfiorato il colpaccio. Quel dribbling a mo’ di slalom multiplo avrebbe meritato la gioia della rete. Keita è entrato bene, è entrato subito in partita. Pioli deve recuperarlo, è giusto che il tecnico pretenda un atteggiamento tattico in linea con il suo calcio, ma è giusto che lo spagnolo abbia la stessa libertà concessa a Felipe Anderson. Giocatori così, giovani così, hanno bisogno di regole precise, ma possono concedersi anche un po’ di sregolatezza calcistica. Felipe Anderson da un lato, Keita dall’altro: è bello immaginare una Lazio così, la Lazio del futuro, una Lazio europea. Candreva e Mauri sono punti fermi, Felipe Anderson e Keita devono essere titolari aggiuntivi. Quest’anno gli impegni sono limitati, non si gioca in Europa. Tra un anno (è più di una speranza) gli impegni potranno essere continui, ci sarà bisogno di uomini intercambiabili. Felipe Anderson è esploso, Keita deve riesplodere.
Il 2015. Lo spagnolo ha vissuto un 2014 dolce e amaro. Da gennaio a maggio s’è consacrato, da agosto ad oggi ha sofferto, s’è perso. I segnali di sabato scorso possono valere come un nuovo inizio e la crescita dell’amico Felipe Anderson può valere come spinta, come motivazione. Keita vuole riprendersi la Lazio, deve riuscirci. Servono più stelle ad una società che vuole tornare in alto. Servono più stelle per produrre un calcio bello e concreto. Pochi giorni fa ragionammo sulla frenata subita dal progetto giovani dei biancocelesti. Era una frenata effettiva, certificata dai numeri, dall’età media registrata durante le partite di novembre: qualcosa sta cambiando. Pioli, anche per necessità, ha riaperto ad alcuni baby ed altri attendono la chiamata. Keita sta aspettando nuove occasioni, deve pazientare. La Lazio affronterà l’Inter, la Samp, la Roma e il Napoli da qui a metà gennaio, sarà un mese cruciale per cullare i sogni di gloria. Le partite saranno tesissime, i punti varranno il doppio, gli spazi saranno ristretti considerando il rientro di Candreva (tornerà in gruppo durante le feste natalizie). Keita dovrà tenersi pronto, dovrà dimostrare valori e attenzione durante gli allenamenti. Felipe Anderson ci è riuscito e ne ha raccolto i frutti. Keita ci è riuscito in passato, ebbe la forza di imporsi a 18 anni. Per i predestinati non è tutto semplice, non è così scontato. Non possono vivere di rendita e quando le cose non girano per il verso giusto le pressioni aumentano, vengono subito presi di mira, rischiano il posto.
il contratto. Keita è blindato, il contratto è in cassaforte. Gli estimatori non mancano, ma per la Lazio è incedibile. Un altro, al suo posto, sarebbe andato in escandescenza, avrebbe spinto per partire. Non l’ha fatto, almeno per ora. Certo, le esclusioni non piacciono a nessuno, neppure a un ragazzo di 19 anni con un talento del genere, con il futuro davanti. Keita aspetta il 2015 per tornare in auge, per tornare decisivo. Gol e assist, lui e Felipe Anderson sono frecce che garantiscono risultati nella doppia mansione. Chi può vantare baby così giovani e talentuosi? La Lazio può farlo ed è per questo che deve coccolarli e valorizzarli. I campioni saranno loro, la società diventerà davvero grande quando riuscirà a confermare i top player dopo averli svezzati e cresciuti. Non basta lanciarli, bisogna puntarci. (Corriere dello Sport)
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