La storia del soldato Bonucci. Potrebbe essere il titolo di un film ambientato in uno scenario di guerra, la classica storia del soldato che da semplice combattente si trasforma in un eroe. E invece stiamo parlando di Leonardo Bonucci. Il difensore bianconero, nato a Viterbo ventisette anni fa, sbarca a…

La storia del soldato Bonucci. Potrebbe essere il titolo di un film ambientato in uno scenario di guerra, la classica storia del soldato che da semplice combattente si trasforma in un eroe. E invece stiamo parlando di Leonardo Bonucci. Il difensore bianconero, nato a Viterbo ventisette anni fa, sbarca a Torino nel luglio 2010. La sua prima stagione in bianconero non è particolarmente esaltante, il momento della Signora è delicato, chiuderà il campionato al settimo posto, l’ennesima delusione, arriva il cambio in panchina. Dal 2011 il sergente Antonio Conte dà nuovamente morale e linfa alla truppa juventina, arriva il primo scudetto, il secondo, il terzo. La Juventus torna a vincere dopo gli anni dell’anonimato, il tecnico salentino affida le chiavi della difesa a tre proprio a Bonucci, è una sorta di regista difensivo, quando Pirlo è ingabbiato, spesso partono dal suo piede i lanci, il difensore migliora di anno in anno, commette anche diversi errori, oltre ai complimenti arrivano anche le critiche, fa parte del mestiere, ma gioca, e soprattutto vince. In questo avvio di stagione è sempre stato titolare, lo sottolinea Tuttosport, campionato e Champions, 450’ collezionati sin qui. Le presenze in bianconero sono 179, per quanto riguardi i minuti in campo, in questa speciale classifica è secondo dietro ad Alessandro Lucarelli, 14.942’ contro i 14.798’ dello juventino. Nel conto sono esclusi i portieri, poiché è De Sanctis a detenere il primato, seguito da Handanovic e Mirante.

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C’ un retroscena dietro a tutto questo, ed è legato ad Alberto Ferrarini, motivatore di Leonardo Bonucci, lo svela lui stesso. “Solo chi vince il giudizio è libero di essere se stesso e di esprimersi per quello che è veramente. Nel corso degli anni, ho portato Bonucci nella mia cantina, sotto terra. Al buio. E lì, con un tono di voce tutt’altro che buono o dolce, lo offendevo in ogni modo, lo giudicavo. Lo insultavo. Così, se lui faceva persino un piccolo cenno con lo sguardo, per lui c’era un pugno dritto nello stomaco. Obiettivo? Vincere il giudizio, affinché Leo stesse sempre sul pezzo”. Lo juventino lo ringrazia pubblicamente: “Complimenti a te, capitano Alberto Ferrarini”. Questa sera altra battaglia per il soldato Leo, nel corso di questa stagione ce ne saranno tante, alcune di queste cruciali per l’esito finale, la vittoria. (TuttoJuve.com)

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