Città Celeste archivio2014 Viaggio nel calcio di Pioli
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Viaggio nel calcio di Pioli

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ROMA - Gioco in verticale. Si attacca la profondità. La Lazio di Pioli si è accorciata e stretta sul campo, lo attraversa per vie centrali. Ha alzato il baricentro, cerca di “fare” la partita, non resta in attesa. In trasferta mantiene lo stesso atteggiamento tattico adottato in casa. Esercita un…

ROMA - Gioco in verticale. Si attacca la profondità. La Lazio di Pioli si è accorciata e stretta sul campo, lo attraversa per vie centrali. Ha alzato il baricentro, cerca di “fare” la partita, non resta in attesa. In trasferta mantiene lo stesso atteggiamento tattico adottato in casa. Esercita un possesso palla più marcato rispetto al passato. Non è una rivoluzione. E’ un processo di trasformazione, un cambio di mentalità, oggi più offensiva. E poi tanto, tantissimo movimento, ingrediente indispensabile alla base del progetto tecnico. Quando la Lazio corre, arriva prima sul pallone o riesce a interrompere subito l’azione in fase di non possesso, diventa irresistibile e stritola gli avversari, come è accaduto a Marassi con il Genoa (senza trovare il gol, ma creando otto o nove occasioni limpide per passare in vantaggio) oppure al Franchi con la Fiorentina, dove è mancato soltanto il raddoppio prima dell’intervallo. Se rallenta il ritmo, soffre. Nella ripresa la Lazio ha smesso di correre, si è rintanata a protezione dell’area di Marchetti e per venti minuti ha subìto i viola. Un motivo di riflessione per Pioli, che all’interno dello spogliatoio insiste da tre mesi sullo stesso punto: «Non possiamo essere passivi. Se aspettiamo, aumentano i rischi di prendere gol e diminuiscono le possibilità di segnare. Se proponiamo gioco, è il contrario. Dimuiscono i rischi e aumentano le chances di trovare un altro gol».

Identità. Sette giornate di campionato bastano per cominciare a tratteggiare il profilo tattico della nuova Lazio, che doveva essere disegnata di base con il 4-3-3 e proporre un gioco divertente. Linea difensiva alta, riconquista “alta” del pallone. Pioli sta rispettando le promesse, che in futuro dovranno trasformarsi nel marchio di fabbrica, nella filosofia impressa dalla Lazio. Un’idea riconoscibile di calcio. Un modello da introdurre progressivamente anche nel settore giovanile. Le statistiche fornite dalla Opta testimoniano le indicazioni emerse sul campo. La Lazio di Pioli ha un’identità precisa, confermata dai numeri. Fraseggio, gioco corto, palla a terra, manovra spesso governata per vie interne. Si cerca la profondità, sfruttando i tagli dentro al campo dei due esterni offensivi e gli inserimenti offensivi di uno dei due interni di centrocampo (dipende da dove parte la palla). Molta densità a centrocampo. L’effetto è un dominio nel possesso palla. La Lazio di Pioli è quinta in serie A con il 55,4% dietro a Roma (62), Juventus (60,6), Fiorentina (56,5) e Napoli (55,6). Ha un baricentro medio (51,4 metri), settimo posto in graduatoria. La Juve di Allegri ha il dato più elevato (55,4). Le altre squadre offensive sono il Cagliari, l’Inter, la Fiorentina, il Napoli e l’Atalanta. Sono altri i problemi di Zeman, Mazzarri e Benitez. Certo il baricentro non equivale esattamente alla classifica vera della serie A. La Roma, per esempio, è assai prudente: appena 49,9 metri. Agisce sfruttando le ripartenze di Gervinho e Iturbe. Spicca il Milan nelle retrovie. Pippo Inzaghi ha un baricentro molto basso (48,1): punta sul contropiede.

Flussi. Un altro dato conferma quanto la Lazio ami il fraseggio stretto e prediliga il gioco in verticale per linee interne. Occupa il quindicesimo posto della classifica per il parametro della “larghezza”: la squadra è raccolta mediamente in 47 metri. La Juve, che attacca con Lichtsteiner e Asamoah sulle linee laterali, ha una larghezza di 50,3 metri. Pioli chiede distanze corte tra i reparti e sta riuscendo nell’intento. La Lazio ha una lunghezza media di 36,3 metri. Sono più corte Fiorentina, Napoli, Genoa, Milan, Juventus, Cesena e Cagliari. Il cambio di mentalità si misura nel confronto con il passato. La Lazio di Reja e Bollini, nel girone di ritorno del passato campionato, aveva un baricentro più basso (50,1 metri), una lunghezza media superiore (37,5) e sfruttava maggiormente l’ampiezza (47,4). Alla fine, come ha osservato saggiamente Lotito, conteranno i punti in classifica. (Corriere dello Sport)

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