Città Celeste archivio2014 Zoff emarginato dal calcio: guardi l'attuale Figc e si consoli
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Zoff emarginato dal calcio: guardi l'attuale Figc e si consoli

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Di Gianni Mura - Repubblica Da quando è ripartita questa rubrica esprimo dubbi vagamente brechtiani sulla resistibile ascesa di Claudio Lotito. Negli ultimi giorni lo hanno esaltato a spada tratta Galliani, Preziosi, Zamparini e Pozzo. Prendo atto: i miei dubbi mi relegano su posizioni di netta minoranza, tipo panda. Ma…

Di Gianni Mura - Repubblica

Da quando è ripartita questa rubrica esprimo dubbi vagamente brechtiani sulla resistibile ascesa di Claudio Lotito. Negli ultimi giorni lo hanno esaltato a spada tratta Galliani, Preziosi, Zamparini e Pozzo. Prendo atto: i miei dubbi mi relegano su posizioni di netta minoranza, tipo panda. Ma non mi deprimo, anzi. Leggo sulla Stampa una riflessione dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, capo spirituale della chiesa anglicana. «Ci sono momenti in cui pensi: c’è un Dio? E dov’è Dio?». Mi sono detto che se l’arcivescovo di Canterbury ogni tanto ha dei dubbi su Dio posso permettermi di averne anch’io su Lotito, entità leggermente inferiore a Dio (ma dipende dai punti di vista, lo so). Già che ci siamo, rispondo al lettore S. G., che mi ha chiesto: non teme, dai e dai, di essere l’epicentro di una telefonata di Lotito? No, grazie, non è il caso di preoccuparsi. Come ho già detto, sto studiando Lotito e conosco le sue abitudini. Anche in settimana, polemizzando con Marotta (che è un a.d. mica un co.co.co) ha ribadito che lui, se parla con qualcuno della Juve, parla solo col presidente Agnelli. Ecco perché escludo che Lotito mi telefoni, ed è un bene, perché ho bisogno di tempi di recupero mentre si narra che lui lavori 22 ore al giorno. Al limite, non so nemmeno se come interlocutore gli vada bene Ezio Mauro, vero che dirige questo giornale ma è pur sempre un lavoratore dipendente. Andrebbe certamente bene Carlo De Benedetti, ma a questo punto si sarà capito che non sono affari miei e che vivo molto più tranquillo di un tifoso straniero in Italia. Città che vai, usanze che trovi. I russi a Roma hanno menato le mani, ma un paio sono stati accoltellati. A Napoli, solo rapinati e qualche auto con targa ceca sfasciata a mazzate. In questura a Roma dicono che dalla Russia nessuno li aveva avvisati della pericolosità di un discreto gruppo di tifosi del Cska. In verità, ne avevano scritto i giornali italiani, ma può darsi che le questure non si fidino troppo dei giornali (e viceversa). Ma questi sono trafiletti di cronaca, mentre si continua a parlare molto di stadi nuovi. L’ultimo riguarda l’Udinese. Stralcio dai giornali: “L’Udinese House Club comprende cinque aree di Hospitality, il President Club, i Managers Club, Vip Club ed Executive Club cui si aggiungono anche gli Sky Box”. Commento di George Clooney: “What else?”. Commento mio: meglio evitarlo. Avanti: “Servizi eleganti, confortevoli, funzionali (come del resto la nuova ampia sala stampa che può essere trasformata in una sala riunioni per meeting) che consentiranno allo spettatore vip di unire la passione per il calcio alle opportunità per il business e di stringere nuove relazioni. Con tale progetto il Friuli sarà aperto 365 giorni all’anno”. Bene, auguri, se i Pozzo decidono di fare una cosa in genere la fanno bene ma il mio 3 scatta per il rifiuto della lingua italiana e conseguente paccottiglia inglese. Una bella cosa, in Friuli, era che vip e non vip si esprimevano in marilenghe, la madre lingua, e questo diminuiva le differenze sociali. Dubito, poi, che uno spettatore vip trovi opportunità di business in un Vip Club o Managers Club. Se uno è già vip vuol dire che si è vippato in precedenza. Mi piace immaginare Totò e Peppino fuori dallo stadio, o House Club, a cercare il loro ingresso. Come sarà indicato? Nip? O semplicemente Hotels? Che cosa è previsto per gli spettatori qualunque degli altri settori non si sa. Si sa, o almeno si pensa di sapere che il caso-Schwazer è deragliato. Ora è un caso Kostner. Venerdì su Repubblica Niccolò Campriani ha detto cose talmente condivisibili che non gli do un voto, ma continuo a considerarlo uno degli sportivi più intelligenti degli ultimi vent’anni. «Siamo un popolo affamato di carne umana», dice Campriani. Dice che il doping è il risultato di una sottocultura (non tanto sotto, temo) che esige il risultato a tutti i costi. Dice che bisogna andare oltre le persone e riflettere su cosa siamo diventati noi e cosa il doping. Credo che molte persone innamorate si sarebbero comportate come Carolina, quando la Wada ha bussato alla porta, perché amare è difendere l’altro, anche nei momenti di debolezza, soprattutto in quelli. Anche se si rischia il boomerang. Ma il punto è un altro: mi piacerebbe che lo stesso zelo applicato alla Kostner si usasse nei confronti di tutti quelli (dirigenti Coni, medici, tecnici) che di Schwazer sapevano, sono stati zitti e nemmeno hanno l’attenuante dell’amore, ma solo l’aggravante dell’ipocrisia. Alla lunga il gioco delle tre scimmiette non solo annoia, ma fa pure schifo. Fa bene invece leggere la biografia di Dino Zoff, caballero del deporte lo chiamavano nell’82 in Spagna. “Puoi corrompere arbitri, vendere partite, insultare, picchiare, commettere qualunque nefandezza, ma finché ti dimostrerai pronto a restare all’interno del sistema. Appena qualcuno si ribella, anche per difendere la propria dignità, allora viene espulso”. Senza cartellino rosso. L’espulsione si chiama emarginazione, rimozione. È il sistema, caro Dino, e c’è un metodo nel sistema al di là del gioco di parole. Però, Dino, guarda l’organigramma della Figc e fermati pure alle prime righe. Meglio starne fuori, con l’amarezza ma anche la fierezza del caso. E beccati il mio inutile ma sincero 9.