ROMA - Era stato preso in prova. E’ diventato la vera sorpresa della Lazio. Si chiama Edson René Braafheid, 31 anni, ex nazionale olandese, svincolato dall’Hoffenheim. Non lo conosceva nessuno. Nelle classifiche di rendimento, prendendo in esame gli esterni che abbiano totalizzato almeno tre presenze nelle prime sei giornate di…
ROMA - Era stato preso in prova. E’ diventato la vera sorpresa della Lazio. Si chiama Edson René Braafheid, 31 anni, ex nazionale olandese, svincolato dall’Hoffenheim. Non lo conosceva nessuno. Nelle classifiche di rendimento, prendendo in esame gli esterni che abbiano totalizzato almeno tre presenze nelle prime sei giornate di campionato, lo precede solo il francese Evra, ex Manchester United, un top player nel ruolo. L’olandese ha cancellato i rimpianti per l’assenza di Radu, bloccato per un mese da uno stiramento. Di più: ha fatto pensare, attraverso una prestazione più convincente dell’altra, che non ci sia un titolare di cattedra designato. Sulla fascia sinistra per il lunch match di Firenze è apertissimo il ballottaggio. Il romeno ha appena ripreso gli allenamenti ed è tornato a disposizione. Braafheid si è fermato a scopo precauzionale per un lieve affaticamento agli adduttori, ma già da oggi dovrebbe riprendere a lavorare e non viene considerato in dubbio per domenica. Toccherà a Pioli scegliere, ben sapendo che la società lo ha messo nelle condizioni ideali per lavorare: quasi due titolari dello stesso livello per ogni ruolo, le incertezze sono solo nel mezzo, dove l’infortunio di Gentiletti ha creato qualche difficoltà.
Van Gaal. Braafheid sta convincendo. E si avvia a diventare una scommessa vinta dalla Lazio. E’ sbucato dal nulla, il primo giorno di lavoro a Formello, quando Pioli doveva ancora partire per il ritiro di Auronzo di Cadore. Un retroscena: lo aveva segnalato Joop Lensen, il guru olandese coinvolto dal club biancoceleste per il progetto Academy in divenire. Il ds Tare lo conosceva bene. Nel 2010 faceva parte degli Orange al Mondiale in Sudafrica, entrò in campo durante la ripresa nella finale con la Spagna. E’ un giocatore vero e di livello, non uno sprovveduto. Si era perso. A 31 anni compiuti, andava verificato e messo alla prova. Nell’ultima stagione, in regime di scadenza contrattuale e senza l’intenzione di rinnovare, l’Hoffenheim lo aveva costretto ad allenarsi con la squadra riserve. Niente partite ufficiali. L’ultima risaliva al 23 maggio 2013, tre giorni prima della finale di Coppa Italia tra Lazio e Roma, nei playoff di Eredivisie con il Twente, dove era tornato in prestito. Una carriera da giramondo e senza raccogliere quanto avrebbe potuto, ma lasciando quel tipo di traccia che ha fatto riflettere la Lazio. Perché se uno gioca nella nazionale olandese e poi Van Gaal lo porta nel Bayern Monaco (dove ha giocato accanto a Klose), significa che il valore e lo spessore sono fuori discussione. Qualche incomprensione lo allontanò e lo convinse ad andarsene in Scozia dopo appena sei mesi. Altra breve parentesi con il Celtic prima del trasferimento all’Hoffenheim, un periodo di demotivazione, la voglia di uscirne e tornare a sentirsi giocatore vero.
Rinnovo. La Lazio gli ha dato una possibilità, Braafheid l’ha sfruttata. Contratto annuale firmato alla fine di luglio, ma c’è già l’intesa per prolungare alla prossima stagione. I patti sono chiarissimi, società e giocatore esprimono soddisfazione per come sta andando. Il resto dovrà continuare a raccontarlo il campo. Nessuno, un mese fa, immaginava che l’olandese potesse imporsi così in fretta. Per tre anni, dopo la cessione di Kolarov, gli infortuni di Radu si erano trasformati in un incubo per qualsiasi allenatore della Lazio. Ora chi se n’è accorto? (Corriere dello Sport)
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