“Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport”. L’iniziativa consiste in un vero e proprio “tour biancoceleste” all’interno delle scuole elementari e medie inferiori di Roma e provincia e vedrà il coinvolgimento dei rappresentanti della squadra, di Olympia, simbolo della società biancoceleste
ROMA - Epopea di un trionfo eterno. I bambini ce l’hanno ancora negli occhi, saranno loro i menestrelli della lazialità, quando non ci sarà più Lulic: «Più il tempo passa e più mi rendo conto di cosa abbia significato quel 26 maggio e di quanto sia stato importante il mio gol. Per me e per tutta la squadra è stata un'emozione incredibile, un derby come quello non si vince ogni anno: rimane per sempre», giura Senad ai piccoli alunni dell’Istituto San Giuseppe al Trionfale. Fresco di rinnovo, il bosniaco. Sembrava a un passo dall’addio nell’ultimo anno, non se l’è sentita di strapparsi il cuore così. Guarita la mano, ecco la firma con la Lazio a vita. Incollata la maglia numero 19 a quel battito d’un settantuno infinito. Non poteva che proseguire così la sua Odissea biancoceleste, una storia d’amore e venerazione nei secoli dei secoli: «Sono davvero contento - giura davanti agli sguardi luccicanti degli scriccioli - perché non mi sarei potuto vedere con nessun’altra casacca». Nemmeno con quella scudettata bianconera, risponde a una domanda sul corteggiamento della Juve, la scorsa settimana (e ieri sera) vincitrice con la Lazio in Coppa Italia: «Ma noi scendiamo in campo per vincere. Se ho mai vinto uno Scudetto? No, speriamo un giorno di riuscirci. Stiamo lavorando per questo. Continuiamo a non aver paura di nessuno, solo rispetto di tutti»
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KEITA SU DE ROSSI - L’educazione alla base dello Sport e dell’iniziativa «La Lazio nelle scuole». Nell’ultima settimana due episodi hanno macchiato il calcio. Prima la querelle Sarri-Mancini, poi l’insulto pesante («Zingaro di m…») di De Rossi a Mandzukic, ma Keita sale in cattedra e precisa: «Il razzismo? Non dovrebbe esistere. Spesso in campo esce il lato peggiore di una persona per colpa del risultato o del momento. Non credo succeda per cattiveria, purtroppo però sono cose che accadono». Lo spagnolo, anche lui presente con Hoedt («Il giorno più bello della mia vita è stato quando mi sono trasferito alla Lazio») all’istituto in via Savonarola 36, racconta poi la sua storia tipo: «Io vengo dal Barcellona e la Lazio ha creduto tanto in me. Non dimenticherò mai il mio primo gol, ma ora guardo avanti». Giorno dopo giorno: «Ci alleniamo un'ora e mezza o anche due quotidianamente. La vita da calciatore non è semplice, magari qualcuno crede sia così. È vero che abbiamo una bella vita, ma facciamo anche tanti sacrifici e passiamo momenti difficili». Frangenti in cui si pensa d’andar via: «Il calcio spagnolo? E’ meno fisico e tattico di quello italiano». Insomma perfetto per un Balde genio, che aspetta solo di risalire in «Barca»…
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