All’Olimpico arriva la Juve dei 10 successi consecutivi: i biancocelesti hanno vinto contro Inter e Fiorentina, ma pareggiato contro le piccole Carpi e Bologna in campionato

di Luca Capriotti

ROMA - Bisogna capire quale sia la Lazio. Carneade, chi era costui, mormora sconsolato Pioli, con fare meditabondo. Quella Oscurantista del primo tempo contro il Bologna, o quella Rinascimentale del secondo. Perché all’Olimpico arriva la Juve dei 10 successi consecutivi, di Dybala che accoglie paragoni con Messi, dell’esplosione dei prima inesplosi Alex Sandro e Mandzukic. Juve che è arrivata a questo punto, a questa fame dopo un inizio più che stentato, con Allegri che chiedeva tempo e nessuno, a Torino, disposto a concedere metri, punti, archi temporali.

ansia

MATURITA’ - Quale sarà la Lazio che affronterà la Juventus nel magico anno infartile, l’anno dei tuffi tripli del cuore? Da Lazzaro, alle bende, a Lazzaro, ancora alle bende. Da Lazzaro, alle bende, a Lazzaro, ancora alle bende: dall’Inter al Carpi poi di nuovo in alto, con un grande salto a Firenze, e poi planando sopra le macerie tristi del primo tempo di Bologna. Tutto questo è la Lazio, guardandosi allo specchio: risorta e abbattuta e ancora risorta, in riflessione profonda su quale cosmico sistema debba sistemarla, su quale correttore apportare sugli occhi pisti, su quale ansia trasmettere ai suoi tifosi. E la Juve domina il mercato giovani italiano, si assicura Mandragora, e progetta, programma, studia. E mentre la Lazio camminicchia, recitando il breviario delle sue piccole e grandi insoddisfazioni, delle sue piccolezze, e improvvise, sul muricciolo della Coppa Italia (che, val la pena ricordarlo, difende l’ultimo baluardo di stagione, l’ultimo trofeo, a meno di sperare nel miracolo, nella rincorsa all’atavica rivale di sempre), sul muricciolo della Coppa, dicevamo, la Lazio trova i bravi di Don Max Allegri. E Don Max Allegri questo matrimonio europeo, seppur piccolo, seppur umile, rispetto ai passati traguardi, alla Lazio proprio non lo vuol celebrare.

TURNOVER - Lo chiama turnover, quello che tra noi sarebbe un titolarissimo scambio di titolarissimi: da Zaza a Morata, Pogba o no, la Juve farà quel che deve. Questo dice la classifica mentale dei bianconeri che, se sono dietro per punti, non lo sono per cupa e smisurata forza di dominazione: vogliono il primato, ovunque. E allora se c’è un nuovo Simeone, mormora Pioli, la smetta di far finta di essere Don Abbondio, e preghi che basti, più forza e più lena, più amore e più bellezza, a ribaltare le sorti di una stagione da molti già sacrificata, per molti già all’ostile e finale De Profundis. - E lo interruppe il Bravo: “Si piglia gioco di me? Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”.

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