Morte Diabolik, il dolore dell'amico Yuri Alviti: "Voleva cambiare vita"
ROMA - C'è un'intera tifoseria segnata dal dolore per la morte di Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, l'ex capo-ultras della Lazio ucciso in un agguato due giorni fa a Roma, nel Parco degli Acquedotti. Un dolore che però colpisce in maniera particolare chi, con Diabolik, ha passato diversi decenni, in Curva Nord e non solo. È il caso di Yuri Alviti, altro storico membro della tifoseria biancoceleste.
Poi quei ragazzi sono cresciuti, hanno preso in mano le redini della curva Nord e per anni hanno guidato il tifo biancoceleste. "Adesso, da grandi, ci dicevamo sempre che era arrivato il momento di vivere sereni, Ci dicevamo anche: 'Perché noi amici stretti non andiamo a vivere tutti vicini?' A lui dava fastidio che molte cose che giravano intorno alla sua vita fossero negative, ma con me era sempre solare".
Cosa sognava? "Di aprirsi un'attività. Ultimamente gli avevo scritto per sms: 'A Fabrì, possibile che io e te siamo gli unici a Roma che non si sono ancora aperti una un'attività? Apriamoci un pub insieme".
Poi si commuove, Alviti. "Quando mi chiamava al telefono sai come mi chiamava?: 'Amo'. Fabrizio era il mio amico del cuore, adesso non ce l'ho più. Con chi parlo? – si sfoga – i giornali oggi l'hanno sfondato da morto, hanno scritto un sacco di cose non vere. A lui gli hanno sparato alle spalle perché non hanno avuto il coraggio di guardarlo in faccia. Mi mancherà da morire. Ora, da adulti, eravamo più amici che mai. Voglio ricordarlo per quello che era e sarà sempre per me, un grande amico. Un eterno Peter Pan”.
Nel frattempo, per tutti i fanta-allenatori lettori di Cittaceleste.it, è pronta un'esperienza pazzesca... con in palio un montepremi complessivo da 250mila euro e... un JAGUAR F-PACE! >>> SCOPRI DI PIU'
Cittaceleste.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA