Il pm Chiné accusa i bianocelesti di mancato rispetto dei Protocolli con date e norme Uefa. Lotito insiste sul difetto di giurisdizione e sulla mancata approvazione da parte del Coni del Protocollo
SEDUTA
Sino al 6 novembre, secondo la Procura Federale, mancano tutte le comunicazioni alle Asl e sui tamponi del 30 ottobre prima del Torino (c’è l’esposto del club granata nelle carte) emergono delle contraddizioni nei verbali: «Il dottor Rodia ha dichiarato che gli esiti erano tutti negativi nel gruppo squadra, Lotito invece l’accertata positività di tre tesserati ovvero Vavro, Escalante e Djavan Anderson». Torna inoltre prepotentemente sotto accusa il famoso allenamento mattutino del 3 novembre, prima della partenza per San Pietroburgo: «E’ emerso dai filmati che Immobile, Strakosha e Leiva hanno svolto l’intera seduta (iniziata intorno alle 9.30), sebbene fossero risultati positivi ai tamponi Synlab del 2 novembre e nonostante il dottor Rodia ne fosse venuto a conoscenza dai rappresentati Synlab tra le ore 9:11 e le 10:49 del 3 novembre, giorno dell’allenamento». Questo si evince dall’interrogatorio del P.O.C (point of contact) di Synlab Franchin: «Ho verificato la presenza di 4 contatti telefonici intercorsi con il dott. Rodia, rispettivamente alle ore 09:11, 09:15, 10:04 e 10:34 del 3 novembre 2020, in cui ho preannunciato il riscontro delle positività e alle 10:49 ho inviato al dott. Rodia un messaggio whatsapp con la lista dei calciatori positivi già inseriti anche sulla piattaforma “plasma”». La Procura specifica che è stata richiesta alla Lazio poi copia delle risultanze degli esami Synlab pre-Zenit: «Ma tale richiesta è rimasta disattesa».
NORMA UEFA
Nell’audizione il dottor Rodia dichiara: «Non ho nessun rapporto con le Asl. E’ il laboratorio Synlab che deve comunicare alle autorità e ai singoli calciatori la positività». Ma in questo caso interviene il responsabile del laboratorio di Calenzano Degl’Innocenti: «La Synlab provvede a comunicare le riscontrate positività alla Regione Toscana, ma non sappiamo se tale ultimo ente provveda, poi, a darne comunicazione alle regioni competenti. I protocolli UEFA prevedono che sia il medico della società ad adempiere alle comunicazioni di rito agli enti interessati anche in considerazione del fatto che l’accesso alla piattaforma “plasma” è riservato solo al medico della squadra che ne ha le credenziali» Si tratta del MLO del club, ovvero il dottor Rodia. Non a caso, la Procura Federale si fa inviare pure la Norma dalla Uefa e in particolare il punto 7.6 del Protocollo che – in inglese – specifica come sia il medico dalla società a dover informare sia i suoi giocatori positivi che le Asl. Le prime comunicazioni della Lazio invece – inoltrate dall’avvocato Gentile – iniziano il 6 novembre dove entra in scena anche il dirigente dell’Asl Roma Uno De Rosa prima della sfida alla Juve, finita per la positività in panchina di Djavan Anderson sotto accusa.
DIFESA LAZIO
Un lavoro immenso per provare a smontare punto per punto le accuse sul caso tamponi della Procura Federale. La Lazio ha deciso d’affidarsi a tre periti per coadiuvare l’avvocato Gentile. In pratica, è stata riscritta tutta la difesa biancoceleste. Scompare quasi il dirigente dell’Asl Roma Uno De Rosa, su cui si poggiava l’eventuale ok dato a Immobile prima del Torino a effettuare il tampone. Lui stesso ci aveva detto di non voler più parlare di questo tema scottante: «Non ho ricevuto nessuna chiamata dalla Lazio per testimoniare e ho già detto alla Procura della Repubblica d’Avellino tutto quello che avevo da dire». In realtà, via mail, lo ha fatto anche alla Procura Federale. Il club capitolino potrebbe invece chiamare il direttore generale dell’Asl di Civitavecchia, già citato da Lotito «competente sul Centro Sportivo di Formello, per informarlo dell’accaduto e di aver ricevuto, dal predetto, il suggerimento di interessare direttamente le ASL competenti per i rispettivi domicili dei singoli tesserati». Si insiste anche sul difetto di giurisdizione fra quanto successo con i test molecolari europei e quelli italiani, per questo la Lazio vorrebbe portare in aula (o meglio, in videoconferenza a circuito chiuso) anche i rappresentati della Sylab (la dottoressa Lapucci, il responsabile Dell’Innoenti e il P.O.C Franchin) dal pm Chiné già interrogati. Sarà il presidente del Tribunale Federale Mastrocola domani a decidere se ammetterli. E’ chiaro che, se così fosse, potrebbero allungarsi i tempi e la sentenza – prevista per la serata stessa - slittare per ovvi motivi.
PROTOCOLLO E AUTODIFESA
Avrebbe una nuova arma segreta, la Lazio, da giocarsi: il Protocollo Figc non è stato approvato dal Coni. Lotito punta in ogni modo a salvarsi: se con l’inibizione dovesse accumulare – negli ultimi 10 anni – 12 mesi di qualifica e un giorno, direbbe a vita addio a tutte le cariche federali. Rimane la “strategia 231” fra le sue mani, come si evince dalle tre pagine della Procura Federale con le sue dichiarazioni: «Il sistema dualistico della Lazio prevede una serie di organismi e passaggi. In materia sanitaria io ho delegato le mie funzioni. Ci sono 16 medici autonomi e io mi sono occupato dei tamponi solo in situazioni eccezionali. Ho contattato il segretario Uefa Marchetti solo perché sono stato investito dai miei organi. Quindi insisto di non aver posto in essere nessuna condotta, né dolosa, né colposa, nella scelta delle persone a cui ho delegato alcune funzioni». Comunque andrà, sembra già uno scarico di responsabilità sui medici. In ogni caso, nonostante Lotito sia impegnato anche nell’ Assemblea di Lega, la Lazio non chiederà nessun nuovo rinvio del processo domani.
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