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Lazio, two is meglio che one: Sarri mette in lustro il suo doppio centrocampo

Edoardo Pettinelli
Contro la Fiorentina abbiamo visto la Lazio con doppio centrocampo: i cambi di Sarri hanno cambiato tre giocatori su tre della linea mediana

Un centrocampo è troppo e due sono pochi, perché non se ne ha mai abbastanza. Ma è inconfutabilmente vero che la Lazio non ha mai goduto di tanta abbondanza: la rosa è stata considerevolmente allungata in estate e la partenza di Milinkovic-Savic è stata compensata con l’arrivo di tanti centrocampisti tutti diversi tra di loro. In grado di fornire a Maurizio Sarri tante possibilità e tante variazioni. Ed è proprio Sarri a godersi tutto questo arsenale: il più fortunato degli allenatori, in questo senso, dell’era Lotito. Perché si gioca tanto, tantissimo, ogni tre giorni, ed è meglio avere problemi di eccesso che di difetto. E, concentrandoci solo sul parco dei centrocampisti, è il caso di dire che two is meglio che one.

Doppio centrocampo

La vittoria contro la Fiorentina non ha dato solamente punti che accorciano la classifica e che migliorano l’umore dell’ambiente. Ma anche la consapevolezza di quanto detto sopra: la rosa della Lazio non è mai stata tanto lunga. Il centrocampo è l’emblema di tutto questo: il match è partito con Luis Alberto-Rovella-Guendouzi, ma è terminato con Vecino-Cataldi-Kamada. Sono esattamente sei le alternative in mano a Maurizio Sarri e ieri se l’è godute tutte quante inseguendo l’ossessione del gol vittoria.

Cambiano i fattori ma il risultato non cambia

Come già detto: il tecnico biancoceleste ha trovato la formula magica. Il trio che ieri ha iniziato la gara è quello che riesce a coadiuvare qualità e quantità, tecnica ed atletismo. Ma l’altro trio non è da meno perché è composto da doppioni esatti e precisi: Cataldi come Rovella – meno geometra ma più offensivo  – Vecino come Guendouzi – meno di gamba ma più abile nell’inserimento – Kamada come Luis Alberto – meno geniale ma più maratoneta -. Insomma: la Fiorentina lascia punti e speranze. Ma pure la consapevolezza della profondità e della qualità del centrocampo biancoceleste.