Rinasce la Lazio di Sarri, pugno duro e zero gerarchie: da Salerno la svolta
Sembra passata una vita da quel Salernitana-Lazio dello scorso 25 novembre. Biancocelesti ripresi in rimonta dal gol dell'ex Candreva, Sarri in bilico e un ciclo che sembrava sul punto di chiudersi. La minaccia delle dimissioni del tecnico e la rinnovata fiducia di Lotito: quel ko contro l'ultima in classifica ha scosso tutti a Formello. Bisognava rimboccarsi le maniche e cambiare rotta. Il pugno duro per azzerare ogni gerarchia e tutto in discussione. La vecchia guardia andava forse risvegliata dall'appagamento del secondo posto della passata stagione.
Fabiani ribaltò lo spogliatoio: “Ora basta, abbiamo perso contro l'ultima. Chi pensa che l'allenatore venga esonerato si sbaglia, la melma la mangiamo tutti insieme adesso”. Ripristinati i ritiri alla vigilia a Formello, l'1-0 risicato col Cagliari mette ancora tutti sul banco degli imputati. Provvedimenti promessi e presi, nei confronti di Vecino. Altro 1-0 e altro successo, stavolta in Coppa Italia, contro il Genoa. Poi le discussioni a Madrid per l'atteggiamento di Luis Alberto e la conseguente gara contro l'Inter, persa per un errore individuale di Marusic che ha regalato a Lautaro lo 0-1. I fischi dell'Olimpico in quella partita non si legarono alla prestazione ma alla mancanza di risultati.
Poi da lì la ripartenza con cinque successi in fila (mai accaduto dall'arrivo di Sarri a Roma). A Empoli, senza Ciro e Luis dopo 25'. All'Olimpico contro il Frosinone, nel segno di una reazione guidata dai nuovi. Un altro successo esterno contro l'Udinese, la supremazia cittadina nel derby della Capitale e il graffio di Felipe contro il Lecce. È la rinascita della Lazio di Sarri, che è tornata in formato Champions.
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