C'è la prova di maturità che s'invocava contro una big. Sopratutto ecco la personalità dei biancocelesti
di ALBERTO ABBATE ROMA - E’ diventata grande, la Lazio. Ora bisogna urlarlo ai quattro venti. Adesso c’è la prova dell’otto. Anzi del derbis. Battuta un’altra grande in Coppa, dopo l’Inter a San Siro. Ma stavolta con una prova di maturità oltre ogni immaginazione. S’invocava la personalità di questa squadra, Milinkovic la sputa a fiumi sulla Roma. E non è più solo. I bimbi monelli Felipe e Keita scartavetrano le fasce, Ciro diventa sempre più grande sotto porta (eguagliato alla prima stagione il record di Klose di sempre con la Lazio), Biglia annienta Nainggolan, Bastos, Wallace e de Vrij fanno diventare piccolo il gigante Dzeko. Questa è la vittoria di tutti, persino del bistrattato Lukaku a sinistra: le sue treccine si scompigliano e diventano manganelli sui giallorossi. Inzaghi resta composto, ma è il cratere da cui esplode una commozione epica. CARATTERE - Questa è una Lazio pasciuta e cresciuta dal mister. Che lancia pure Crecco e Murgia nella mischia nel finale. Adesso c’è poco da ridere a vedere Spizzichino e Folorunsho in panchina. Perché la Roma campione di rosa appassisce lentamente di fronte alla grinta e al carattere degli sconosciuti biancocelesti. Mancava solo questa mentalità per fare il salto di qualità, mancava la costanza sino al novantesimo. Addirittura eccola oltre, nei sei interminabili minuti di recupero. La Lazio mantiene il vantaggio sino al fischio d’Irrati, la Lazio vede la finale con questa prova micidiale. Una prova a polmoni aperti: sono 117.779 i chilometri percorsi dai biancocelesti ed è il dato più alto degli ultimi 3 anni. Un impegno massimo per surclassare una Roma sempre seconda sul pallone: la Lazio ha corso 7.764 chilometri in più dei giallorossi. NUMERI - Dal terrore del contraccolpo in caso di sconfitta all’ottimismo per lo sprint. Questa vittoria può mettere il turbo ai biancocelesti anche in campionato. Sale a 6 partite la striscia positiva dei biancocelesti tra campionato e Coppa, con 5 partite vinte e 1 pareggio, 14 gol fatti e 5 subiti. Nelle ultime due gare però anche i gol subiti si sono azzerati: Inzaghi ha fortificato la difesa, che da 5 mesi non manteneva la porta inviolata in due match consecutivi (dal primo ottobre Lazio-Empoli 2-0 e Udinese-Lazio 0-3) e fatto diventare spietato l’attacco. CHAMPIONS - Se questa intelligenza tattica, dedizione e crescita si paleseranno anche negli scontri diretti per l’Europa, Inzaghi potrà davvero compiere un’impresa ben più grande di quella di ieri sera. Perché ora anche il Napoli può essere risucchiato nella mischia. Perché adesso la Lazio può accelerare e anticipare un percorso davvero strepitoso. La Champions può non essere un miraggio, potrebbe essere piuttosto l’affermazione della Milinkocrazia: dal Vesuvio ai Pirenei, tutti attenti al sovrumano Sergej: CONTINUA A LEGGERE Cittaceleste.it
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