Pubblicato ieri 3/5 ROMA - Il 12 maggio si avvicina, sarà un evento unico ed irripetibile. A tal proposito abbiamo intervistato Stefano Re Cecconi che, durante l'evento onorerà al massimo il nome del padre Luciano Re Cecconi. Che cosa rappresenta per lei questa festa? “Sarà incredibile. Il grande amore di…
Pubblicato ieri 3/5
ROMA - Il 12 maggio si avvicina, sarà un evento unico ed irripetibile. A tal proposito abbiamo intervistato Stefano Re Cecconi che, durante l'evento onorerà al massimo il nome del padre Luciano Re Cecconi.
Che cosa rappresenta per lei questa festa? “Sarà incredibile. Il grande amore di padre in figlio può far superare un momento di difficoltà della Lazio, dove c'è una bassa popolarità della lazialità. E’ sempre il grande amore che tutti hanno rivolto verso questa maglia e questi colori a cancellare tutto quello che di negativo può accadere”.
Che cosa vuole dire per lei essere il figlio di Luciano Re Cecconi? “E’ un grandissimo onore, sono contento di quello che ha fatto mio padre come uomo e come calciatore e dei valori e del grande attaccamento per questa gente e questa maglia, questo amore che aveva lui per la Lazio e che mi ha tramandato”.
Quando si è accorto che suo padre è entrato nella storia della Lazio? “Io lo vivo sempre negli occhi delle persone che incontro per strada, mi vedono molti che si emozionano e si mettono a piangere, non so se questi giocatori che sono ora nella Lazio avranno la fortuna di incontrare persone che si metteranno a piangere per loro, guardandoli negli occhi”.
Stadio pieno oggi e vuoto in campionato cosa cerca il tifoso della Lazio? “E' un tifoso molto particolare, è un po' esigente e brontolone, a tratti incontentabile. Però è anche vero un rovescio della medaglia, che quando riesce a fargli breccia nel cuore non lo lascia più, solo a Roma nella sponda Lazio alcuni giocatori rimangono eterni, penso sia un fatto più unico che raro. E' giusto lamentarsi se le cose non vanno, ma è lo stesso pubblico che ti rende eterno”.
Che significa per lei la lazialità? “La lazialità è racchiusa nella festa di oggi, il tifo raccoglie il sentimento più intimo. Me lo ha tramandato mio padre, lo sento sempre vicino a me, in fotografie e ricordi. Ci sono giocatori che si sentono fortunati ad essere laziali, oppure la lazialità si racchiude in qualche zio che ha raccontato la Lazio in maniera romantica ai propri nipoti, è il sentire una persona che non c'è più. La Lazio era un legame indissolubile, il padre che viveva con il figlio la domenica allo stadio, dopo magari una settimana di duro lavoro. La Lazio e il presidente Lotito, che qualche cosa di buono ha comunque fatto, devono capire che il tifo ha qualcosa di irrazionale, c'è un attaccamento morboso verso questi colori che va al di sopra di ogni cosa”.
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