La rincorsa. È un’ossessione, ma pure una spinta. «L’ho detto sin dal mio primo giorno a Salerno: qui non abbiamo tempo per pettinar le bambole né per raccontarci le stronzate. Ogni partita ti dà la bomboletta dell’ossigeno per affrontar la prossima. Se arrivi vivo alla fine, poi te la giochi…
La rincorsa. È un’ossessione, ma pure una spinta. «L’ho detto sin dal mio primo giorno a Salerno: qui non abbiamo tempo per pettinar le bambole né per raccontarci le stronzate. Ogni partita ti dà la bomboletta dell’ossigeno per affrontar la prossima. Se arrivi vivo alla fine, poi te la giochi in uno spareggio fratricida». Angelo Gregucci forza le metafore, tiene alti i toni. Viareggio-Salernitana è il suo unico tarlo nella testa. Tutto il resto, nella conferenza stampa d’una vigilia anticipata, non gli interessa. O non ritiene sia il caso di parlarne: dalle sollecitazioni sul difficile momento di Lotito con la “sua” Lazio («non so neppure di cosa si sta discutendo») alla Tessera del Tifoso («è mezzogiorno e un quarto, il tempo non ci basta, se cominciassi mangeremmo stasera»). (Resport.it)
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