CONFUSIOLAZIO - Gervasoni innervosisce e oscura una Lazio macchinosa: il sogno Champions si sfuma all'orizzonte....
ROMA (di Mi.Bor.) - Il Genoa. Servirà forse il dottor Alan Turing per decifrare l'equazione in grado di sciogliere l'enigma che si cela dietro le sfide con la squadra ligure. La Lazio, per 10 minuti, da la sensazione di esserci, pressa con sette uomini ai 35 metri, per poi scomparire dopo la duplice occasione Biglia-Candreva. Basta un discreto Genoa per incartare i biancocelesti che si avviluppano in una manovra macchinosa, densa di errori marchiani. Non c'è omogeneità nel gioco della banda Pioli che sbaglia i più elementari passaggi. Come un macigna pesa poi la frittata confezionata dalla difesa biancoceleste che spiana la strada per il vantaggio firmato Perotti: mancato allineamento di Radu, Niang scatta sul filo del fuorigioco e scarta Marchetti che lo stende. Rigore e rosso, ineccepibile. Non ce ne voglia l'Olimpico, che se la prende con Gervasoni di li a poco, ma quella decisione, nel particolare, ci può stare (pessima la gestione del limite tra fallo e non fallo e il pugno finale su Klose ndr). Avrebbe invece fatto meglio il portiere della Lazio ad aspettare e non optare per l'uscita a valanga.
Pioli cambia ma toglie al centrocampo tutto il dinamismo di Cataldi lasciando in campo gli ectoplasmi Mauri e Candreva, usciti prima del match da 'Casperlandia'. Discutibile. Discutibile vista la ripresa in cui neanche Felipe Anderson riesce a illuminare l'aquila sul petto dei compagni. In crisi mistica Parolo, Biglia ha una mente d'ingranaggi per l'intera nottata. La dea bendata, li dietro l'angolo, si ricorda sempre poi che l'avversario della Lazio è il Genoa: palo di Mauri e occhi al cielo. Klose e De Vrij sgomitano e lottano, con lo sguardo perso di chi cerca di scuotare dal torpore chi, sdraiato in trincea, non sembra avere la forza di rialzarsi. Alla fine si mastica amaro. Col minimo sforzo il Grifone affossa l'Aquila e poco importa se un pari ci poteva stare. Questa è anzi l'aggravante che spinge ad urlare: “Ridateci la Lazio del soldato Felipe”.
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