La Lazio fa harakiri fra errori individuali, difesa degli orrori e pochezza tecnica. Contento Lotito e i suoi 10.000
ROMA – Come dare un senso alla fase finale di una stagione fin qui mediocre, sognando magari di qualificarsi in Europa League proprio sotto il caldo sole di Maggio? Battendo il Verona. Con questi propositi, tra l'altro condivisi, Reja e Mandorlini mandano in campo due squadre capaci di darsi battaglia colpo su colpo, praticamente alla pari. La Lazio cerca di sfruttare sin dall'inizio la mobilità del trio senza attaccanti, il Verona si accorcia in fase di non possesso per poi ripartire. Il primo tempo che ne esce è un batti e ribatti fatto di occasioni, mischie, errori, sgroppate. Iturbe contende la medaglia d'oro sui 400 metri a Candreva, Biglia ed Halfredsson quella del mediano più bravo anche in fase propositiva. Marquinho, ex giallorosso, pareggia i conti dopo il vantaggio di Keita. Gioco degli specchi: lo spagnolo segna in contropiede, il brasiliano sulla mancata uscita della retroguardia biancoceleste ben piazzata. Aumenta la stanchezza col passare dei minuti, e una partita già divertente lo diventa ancor di più.
La ripresa, soprattutto dopo i primi venti giri di lancette, sembra nelle mani dei capitolini. Una supremazia, territoriale ed atletica, suggellata dal Lulic di Primavera, il bosniaco che fiorisce a Marzo tornando decisivo. Il Verona non riesce ad entrare in partita e sfrutta di conseguenza un errore marchiano di Giuseppe Biava in anticipo, palla dentro per Iturbe, supersonico nel portarsi avanti la sfera e segnare il 2-2. Calcio spettacolo allo Stadio Olimpico, ancora semi-vuoto, e gara aperta. Reja sfoglia il mazzo, scruta la panchina, il coniglio dal cilindro può tirarlo fuori solo il Panzer, dentro Klose per venti minuti. Una sostituzione che si rivelerebbe inutile se Berisha non ipnotizzasse Luca Toni sventando con un miracolo un 2-3 dal sapore di mazzata. Non ha vita facile la Lazio, per cui lo scorrere del tempo ha il sapore di una doppia occasione buttata. Con i ritmi più bassi gli scaligeri mostrano al pari di un pavone le proprie qualità tecniche ed atletiche. Difficile fare il terzo per i biancocelesti, più facile per i veneti che sfruttano una palla recuperata su un altro errore madornale di manovra degli uomini di Reja e chiude la gara con Romulo. Il miracolo da palpitazioni provano a confezionarlo dopo il rosso a Lulic per Lulic per un'entrata assassina su Iturbe, il duo Mauro-Klose. Il 3-3 però non basta. La Lazio abbandona i sogni cullati 90 minuti fa, mostrando un corollario d'errori individuali pesantissimi, una retroguardia imbarazzante, una pochezza tecnica da 8 posto. In piena media Lotito, e se il Presidente è soddisfatto, lo saranno i 10.000 che ancora scelgono di seguirlo. A Formello è tutto o quasi da rifondare.
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