ROMA - Solo colpi di biliardo, mai gol banali. Biglia in buca, all'angolino. Per la terza volta in questa stagione: una meravigliosa punizione col Torino, il penalty trasformato in Coppa Italia col Milan, adesso il destro al volo a fil di palo. Che porta un bacione a Firenze, terra d'origine…

ROMA - Solo colpi di biliardo, mai gol banali. Biglia in buca, all'angolino. Per la terza volta in questa stagione: una meravigliosa punizione col Torino, il penalty trasformato in Coppa Italia col Milan, adesso il destro al volo a fil di palo. Che porta un bacione a Firenze, terra d'origine del nonno italiano. E un'altra cartolina argentina all'Europa: crolla l'Olimpico quando il numero 20 si coordina fuori area alla Zidane, colpisce d'esterno e il pallone – deviato da Neto - distrugge l'incrocio. Ciak, la Lazio può girare sino in Champions, c'è Biglia in questa strepitosa regia. Il suo idolo è Xabi Alonso, così ha poco da invidiargli. Il suo destro sa diventare persino “maleducato”, ora sgancia bombe. E pensare che il gol è solo un accessorio, Biglia è eletto (al) “volante”.

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LUCIDITA' - Il gioco si sviluppa che è una delizia. Quarantacinque minuti da gustare in un sol boccone, peccato ci sia solo una ciliegina nel primo tempo. Klose si divora un gol, Anderson due. Meriterebbero miglior sorte 2-3 azioni da manuale del calcio, in assoluto quella all'11': Klose in pressing recupera palla e scarica a Candreva; traversone rasoterra, velo di Mauri, Felipe a porta vuota centra Neto. “Ci manca solo più cinismo per fare il salto di qualità”, la lucida considerazione di Biglia. Infatti a inizio ripresa la Lazio accusa il dispendio d'energie nel solito “maledetto” quarto d'ora iniziale. Sarebbe più semplice gestirlo con un maggior vantaggio.

PIOLILANDIA - Ad ogni modo al 60' finisce il black out, Savic rischia l'autogol su un cross di Candreva. Che al 64' chiude ogni discorso dal dischetto: fulmineo assolo di Felipe Anderson, atterrato da Tomovic, Tagliavento fischia. Antonio segna e si “spoglia” di ogni paura, anche della squalifica. Perché il film della partita si conclude con tutto lo stadio che balla coi Lupi: “Chi non salta della Roma è...”. Tutti in cielo con questa Lazio che vola. Klose realizza in tuffo la decima, di piattone l'undicesima Miro-viglia stagionale sul cross di Candreva, abbracciato da Pioli e dall'Olimpico. Lotito sorride in tribuna sereno, più agitato Montella: “Mettiti a sede”, canta la Nord. In un moto d'orgoglio capitolino che, così forte, non si vedeva da tempo. Piolilandia è sempre più il regno dei sogni.

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