Ne ha girati tanti di stadi, Dino Zoff. Ma proprio perché sono tanti quelli in cui ha messo piede, di pochi resta un ricordo indelebile. Con laNazionale è diventato campione del mondo a Madrid, ma in azzurro ha esordito a Napoli, contro la Bulgaria, il 20 aprile 1968. Sono passati…

Ne ha girati tanti di stadi, Dino Zoff. Ma proprio perché sono tanti quelli in cui ha messo piede, di pochi resta un ricordo indelebile. Con laNazionale è diventato campione del mondo a Madrid, ma in azzurro ha esordito a Napoli, contro la Bulgaria, il 20 aprile 1968. Sono passati oltre 45 anni, ma non sembra: «Me la ricordo bene quella giornata. La prima partita con la maglia della Nazionale è qualcosa di unico, un segno indelebile sulla carriera di ogni calciatore. Poi il San Paolo dell’epoca non era tanto diverso da quello di oggi: sempre pieno, sia per il Napoli che per la Nazionale».
Domani l’Italia torna a giocarci, e in quella porta che difese anche lei potrebbe esserci Marchetti.
«Sicuri che gioca?»
Potrebbe.
«E lo merita anche. Già lo scorso anno con la Lazio ha fatto particolarmente bene, si sta rivelando una garanzia. Buffon è sempre Buffon, ma dietro c’è parecchio materiale su cui lavorare».

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Può essere proprio Marchetti il futuro della porta azzurra?
«Non dimentichiamoci di uno come Sirigu: gioca all’estero, è vero, ma il Psg è uno dei club più importanti al mondo. Marchetti, però, ha tutte le carte in regola per fare il titolare, specie se continua a giocare così».
Qual è la qualità che più apprezza in lui?
«Sicuramente la reattività: nei tiri dalla breve distanza ha tempi di reazione bassissimi. Uno contro uno non gli segni mai: nonostante sia alto, poi, è anche molto veloce nell’andare a terra».
Eppure, a Cagliari, ha di fatto perso un anno. E per un portiere vuol dire tanto.
«Il portiere ha bisogno di giocare: se perde un anno, perde anche l’occhio, e ci vuole tempo per ritrovarlo.Nei primi mesi alla Lazio ha avuto qualche difficoltà, ma ora è stato bravissimo a lasciarsela alle spalle».
Nella classifica dei migliori portieri della Serie A, dove lo colloca?
«Sicuramente nei primi posti: tra gli stranieri, mi piace molto Handanovic, che incarna le caratteristiche, anche fisiche, del portiere moderno. Pure il Napoli ne ha preso uno sveglio (Reina, ndr)».
Con una difesa in emergenza come quella della Lazio, quanto pesa mentalmente avere un portiere affidabile?
«Moltissimo. Marchetti, oltre che parare, nelle uscite è uno che si butta nel mucchio, i difensori si sentono sicuri».
Continuando così, al Mondiale ci andrà. L’Italia, invece, può giocarsela con tutte?
«Sì, perché la rosa è vasta: Prandelli ha già dimostrato di osservare molto il campionato, e mi aspetto che i giocatori che vediamo attualmente in azzurro non siano quelli definitivi».
Convocherebbe Totti?
«A oggi non ci sarebbero dubbi, ma la sua condizione andrà verificata tra qualche mese».

Gazzetta dello Sport

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