«Sarà un campionato con tante curve chiuse»: questo il timore che si respira negli ambienti della Figc e della giustizia sportiva. D’altronde, le regole lasciano poco spazio di manovra al giudice sportivo, l’ex magistrato friulano Gianpaolo Tosel. In caso di cori razzisti, come primo provvedimento, subito la chiusura di un…

«Sarà un campionato con tante curve chiuse»: questo il timore che si respira negli ambienti della Figc e della giustizia sportiva. D’altronde, le regole lasciano poco spazio di manovra al giudice sportivo, l’ex magistrato friulano Gianpaolo Tosel. In caso di cori razzisti, come primo provvedimento, subito la chiusura di un settore. In caso di recidiva, multa di 50.000 euro e chiusura di tutto lo stadio. Basta con le solite (inutili) ammende. E niente esimenti o attenuanti: le ha cancellate l’ultimo consiglio federale il 5 agosto (nei giorni precedenti, per il caso Constant, il Sassuolo si era salvato: solo ammenda). Il presidente Figc, Giancarlo Abete, è stato chiaro: «Noi questa gente non la vogliamo negli stadi». Si vogliono punire gli idioti (ma purtroppo ne vanno di mezzo anche i tifosi perbene), più che i club.

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La Lazio è stata la prima a finire sotto la mannaia di Tosel e domenica con l’Udinese la curva Nord resterà deserta. A meno che venerdì non venga accolto il reclamo d’urgenza presentato da Lotito alla Corte di giustizia federale. La speranza è scontarla nella seconda casalinga col Chievo. I tifosi biancocelesti hanno una tesi singolare e promettono: «Non lo faremo più, ma i buu non sono un coro d’offesa razziale». Il giudice non la pensa così. La Roma invece era stata punita con le norme vecchie (niente tifosi in Curva Sud col Verona) perché gli insulti a Balotelli a San Siro erano stati l’ultima goccia nel vaso. Una delle preoccupazioni maggiori riguarda proprio Mario, il più colpito dai buu dei beceri da stadio, quasi alla pari con Napoli e i napoletani. E sabato si comincia con Verona-Milan: i tifosi veneti in passato si sono distinti per atteggiamenti razzisti.
Il senatore Gentile (Pdl) allarga il fronte: «Basta con gli slogan tipo “Vesuvio erutta per noi”, o “Napoli vergogna d’Italia”. La Lega calcio ha tollerato sin troppo». Pur non essendo cori razzisti ma di “discriminazione territoriale”, non cambierà comunque la sanzione. In base all’articolo 11 del cgs (codice giustizia sportiva) è prevista la chiusura della curva. Un problema delicato per Tosel, che dovrà scegliere una linea interpretativa non facile. Bisognerà considerare il contesto, l’intensità, eccetera. A rischio, per i cori di discriminazione territoriale, anche le curve di Bergamo, Verona e Brescia (in B). Non ci sono più gli sfottò di un tempo ma in troppi ormai si divertono a insultare, offendere, provocare i giocatori di colore (perché si fanno i buu a Balotelli e non ad Abbiati?) sperando che lascino il campo. Lo hanno fatto Boateng e Constant: non succederà in campionato, Galliani ha parlato chiaro ai suoi. Il mondo dello sport è pronto a fare la sua parte sul fronte razzismo e le norme volute da Michel Platini, recepite subito in Italia, sono durissime. Restano problemi invece con l’applicazione della Legge Mancino del 1993 (arresto e detenzione sino a quattro anni). È vero che non sempre è semplice individuare e punire gli autori dei buu, ma alcune questure sottovalutano pericolosamente il fenomeno. L’Osservatorio provvederà a sollecitare una maggiore attenzione.

Repubblica

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