Al di là di ogni ragionevole dubbio. C’erano un po’ di tifosi fuori dall’NH hotel, del tutto pacifici, solo qualche striscione di protesta («Attenti, i conti con la Lazio e Mauri fateli bene»), semmai un po’ spaesati di fronte ad un processo nebuloso partito non solo virtualmente con una settimana…

Al di là di ogni ragionevole dubbio. C’erano un po’ di tifosi fuori dall’NH hotel, del tutto pacifici, solo qualche striscione di protesta («Attenti, i conti con la Lazio e Mauri fateli bene»), semmai un po’ spaesati di fronte ad un processo nebuloso partito non solo virtualmente con una settimana di carcere. Quattrodici mesi dopo e nessuna certezza in più, il destino di Stefano Mauri sta tutto lì, nel dubbio che i suoi avvocati ieri hanno cercato di innestare nei giudici della Disciplinare, ora riunita in camera di consiglio, e che il procuratore Figc ha provato in tutti i modi a fugare. Forse è per questo che Palazzi nelle sue richieste è tornato indietro al tariffario di due anni fa, come a bypassare la vicenda Conte della scorsa estate. Ma lì è cambiato tutto e da lì, dall’esordio del principio in dubio, pro-reo con cui l’illecito del tecnico della Juve venne depennato, prendono corpo le speranze di Mauri e della Lazio. Grazie al dubbio, ce la possono fare. Perché in assenza di pistole fumanti il processo sulla Lazio e sul suo capitano, che rischiano piani Champions e carriera, si regge su una ricostruzione che Palazzi ha disegnato col cesello mettendo insieme contatti e celle telefoniche, date, orari e circostanze. E che Melandri e Buceti, i legali di Mauri, hanno provato a fare venire giù mettendo tre tarli a scavare. Il primo: è attendibile Gervasoni? Per il Tnas lo è ad intermittenza e per gli avvocati penalisti un teste così è un teste nullo. Il pentito parla di Mauri sempre e solo di sponda, citando conversazioni di riporto e, sostengono alcuni legali, talvolta con l’imbeccata degli inquirenti. Il secondo: è logica la ricostruzione di Palazzi sulla vigilia di Lazio-Genoa? Per il procuratore la combine diventa operativa dopo il summit di Formello tra Zamperini e Mauri, 13 maggio dopo mezzogiorno. Ma per i difensori i conti non tornano: nella Goldbet di Aureli, il presunto sodale di Mauri, ci sono 86 giocate sulla partita incriminata delle quali una sola, di 500 euro, azzecca il pari del primo tempo e la vittoria finale della Lazio. Solo che è stata registrata alle 11,45, cioè prima dell’accordo con gli «zingari». Il terzo: Mauri mente? Per Palazzi, se non mente, almeno elude la verità. Ma una cosa è certa: Mauri diceva che la sim di Samantha Romano gli serviva per scommettere sul tennis e, dai tabulati, emerge che è così: il 13 maggio ha puntato su Wozniacki-Jankovic agli Internazionali d’Italia. E ha vinto. Da una certezza può scaturire un dubbio?

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Fonte: Il Corriere della Sera

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