Questo il racconto di Farnando Ettorre, ieri in Germania per assistere col padre alla sfida di Europa League della Lazio

ROMA - Tutto bene quel che finisce bene, ma quanta paura in Germania. Anche per famiglie tranquillissime, volate a Francoforte solo per vivere una giornata speciale al seguito dell'amata Lazio. A scrivere a Cittaceleste è il papà di Ferdinando Ettorre per denunciare quanto accaduto ieri sera e raccontato dal figlio in questo post: "Siamo partiti ieri mattina io e mio padre per andare a trovare mio cugino in Germania: prima tappa Monaco di Baviera direzione Oktoberfest, seconda tappa Norimberga e terza ed ultima Francoforte per andare a vedere la partita di Europa league, tra Eintracht Francoforte e Lazio. Fin qui tutto bene, ma poi "arriva il bello": usciamo dallo stadio scortati da più pattuglie della polizia che ad ogni minimo sospetto si fermavano come se noi tifosi fossimo delinquenti. Addirittura ad una signora, che si era fermata su una panchina per la stanchezza, è stato ordinato di alzarsi e di continuare a camminare, vergognoso. Ci hanno portato dallo stadio fino alla fine di un percorso in mezzo ad un bosco in prossimità della stazione. Spieghiamo quindi che noi, essendo venuti in macchina, non dovevamo tornare in treno ma dovevamo tornare al parcheggio, anzi abbiamo anche provato a chiedere se ci fosse qualcuno disponibile a venire con noi fin dove avevamo parcheggiato, per avere una sicurezza in più, data la grande affluenza allo stadio da parte dei tifosi di casa. Riceviamo una risposta negativa, motivata dal fatto che loro non potevano far altro se non accompagnarci fin lì. Ci consigliano di tornare indietro e di nascondere le sciarpe per evitare inconvenienti con i tifosi tedeschi. Qui arriva il bello: mentre torniamo ci sentiamo chiamare con un fischio al quale restiamo indifferenti; poi iniziano a chiamarci "Fuffi". Un gruppo di una quarantina di pseudopersone (non trovo altri termini per descriverli) italiane e con l'accento di Bergamo, ci prendono di mira iniziando prima a spingerci per poi continuare a tirarci calci e pugni senza una motivazione. Iniziano ad insultarci e a menarci solo perché tifiamo una squadra rivale alla loro. Per fortuna non ci siamo fatti nulla e non abbiamo reagito, anzi fingere di esserci fatti male ha fatto in modo che si dileguassero nel modo più veloce possibile. Spero che questi cerebrolesi possano un giorno costruirsi una vita degna di essere definita tale. Ah dimenticavo, altri due particolari: a mio padre hanno rotto gli occhiali; mio cugino è venuto così solo per vedere una partita di calcio insieme a noi due".

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