Veron a Il Messaggero: "Io presidente, Simeone allenatore... e come Ds ci vedrei bene uno tra Nesta, Nedved o Almeyda"

LAZIO, SE SERVE TORNO DI CORSA

Ancora oggi all’Olimpico spesso i tifosi invocano il suo nome «Questo mi riempie d’orgoglio. Vuol dire che ho lasciato un pezzo di me a Roma. Ogni volta che parlo di calcio mi viene sempre in mente la Lazio e quegli anni magici. A casa ho appese foto e trofei di quel periodo. Gli anni passano ma il ricordo è sempre più forte. Credo che quelli che ho vissuto io siano stati anni forti e che rappresentavano la vera essenza del laziale». E’ vero che sei stato vicino a tornare in biancoceleste? «Sì, c’è stato un momento dove è venuta fuori questa ipotesi ma poi non sono stato contattato dalla società. Poi il momento è passato e non si è fatto più nulla. Io ho un buon rapporto con tutte le squadre in cui ho giocato ma gli anni migliori li ho vissuti alla Lazio». Parlando di Lazio si è emozionato molto... «Non lo nego: a me piacerebbe tornare. I soldi non contano quando una società come la Lazio ti apre le porte. Io dico che se la Lazio ha bisogno di una mano e c'è un progetto serio per portarla ai massimi livelli, io torno di corsa. Sono ancora giovane, il tempo per farlo c'è». Per un attimo usiamo la fantasia, come le piacerebbe tornare? «Magari da presidente con Simeone allenatore. Questo sarebbe il sogno più grande, tornare a quegli anni e ma in altra maniera. Ma sempre per vincere». Qual è la prima cosa che farebbe da presidente? «Rimettere insieme la famiglia laziale. La squadra ha bisogno di tutti quelli che ci sono stati e di quelli che non hanno avuto la stessa fortuna che abbiamo avuto noi. Bisogna avvicinare la famiglia Lazio alla società e viverla tutti insieme. E poi progetti: una buona squadra e grandi obiettivi per fa sognare la gente». Lei presidente, Simeone allenatore e come direttore sportivo? «Ci vedrei bene uno tra Nesta, Nedved o Almeyda». Ora torniamo con i piedi per terra, cosa le manca della Lazio «Tutto. Mi manca prendere la macchina e arrivare a Formello e per prendere il caffè con i compagni. Quell'atmosfera unica che si viveva durante gli allenamenti. Forse noi avevamo uno spogliatoio anche diverso con meno cellulari, avevamo più un rapporto umano. E poi mi manca lo stadio con la curva piena che ci accompagnava ovunque». La Lazio può tornare a lottare per lo scudetto con il presidente Lotito? «Le possibilità ci sono sempre, poi bisogna vedere veramente cosa si vuole per la società. Se la si vuole mantenere solo per una questione economica oppure se vuoi anche vincere. Questo è forse quello che manca adesso. Ricordatevi che è la dirigenza che fa la squadra». Per il dopo Pioli si parla di Mihajlovic «Sinisa conosce bene Roma e soprattutto la Lazio e questo è un vantaggio. Però c'è bisogno anche che la società corra dei rischi e appoggi l’allenatore che ha scelto. Il dirigente deve accompagnare l'allenatore e far sognare i tifosi. La fiducia della dirigenza credo che sia la cosa fondamentale per ogni tecnico». SUL MERCATO, UN DYBALA PER LA LAZIO: CONTINUA A LEGGERE

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